La scuola pubblica va ‘tassata’?

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TGCom 24, 2.10.2015.  

Il contributo scolastico volontario sta prendendo sempre più la forma di una vera e propria tassa.
Perché allora non introdurla? Così le regole sarebbero note e uguali per tutti.  

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Contributo scolastico : sulla carta una donazione volontaria da parte delle famiglie, in pratica una “tassa” necessaria al funzionamento delle scuole, e in quanto tale in vario modo “pretesa” dalle scuole. E allora, perché non ammettere il bisogno di una normativa che regoli in maniera chiara questo stato di cose? Probabilmente si arriverebbe all’estrema conclusione di inserire una “tassa” sulla scuola pubblica, misura amara ma che garantisce regole eque per tutti. E’ la denuncia di Daniele Grassucci, responsabile della comunicazione di Skuola.net, apparsa su Linkiesta.

QUANTO COSTA LA “TASSA” – L’inevitabile bollettino che ogni famiglia si ritrova tra le carte del back to school riporta una tariffa che varia dalle poche decine di euro alle medie, fino ai 60-100 euro dei licei per arrivare ai 150-200 degli istituti tecnici. Peccato che finora esista solo una legittima tassa scolastica, di iscrizione e frequenza, che ammonta a circa 20 euro e che viene richiesta solo dopo il 16esimo anno d’età. E quando le famiglie chiedono conto e ragione di questo, rifiutandosi di pagare, si arriva ad assistere a forme insistenti di richiesta da parte dei dirigenti scolastici, che possono arrivare al ricatto. Come scrive Daniele, “Si parte dalla lettera di mora con tanto di recupero coatto del credito fino alla minaccia di mancata iscrizione”. E non solo: si arriva persino a negare le pagelle o direttamente alla bocciatura. Recentemente, secondo quanto riportato da Skuola.net, uno studente di un alberghiero di Napoli sarebbe rimasto fuori dalla classe proprio per via del mancato pagamento.

CONTRIBUTO “NECESSARIO” – Se si arriva a fatti così gravi, è spesso per un solo motivo: alle scuole mancano fondi per le cosiddette spese di funzionamento. Non è risolutivo quell’innalzamento del fondo di funzionamento da 110 milioni di euro a 230 in maniera stabile voluto dalla Buona Scuola: secondo le associazioni dei dirigenti scolastici si dovrebbe arrivare a 300. Per questo il contributo delle famiglie non rappresenta solo un atto di generosità verso la scuola, ma anche un intervento necessario per assicurare il corretto svolgimento della didattica.

NESSUNA IPOCRISIA – Il problema, quindi, esiste ed è inutile negarlo. Se il contributo scolastico è sempre più imprescindibile per la salute del sistema scolastico, “Istituiamo una tassa sulla scuola pubblica di ogni ordine e grado” – propone Daniele – “Così almeno ci saranno regole certe, evitando di lasciare ogni famiglia in balia delle decisioni e dei metodi discrezionali di ogni istituto”. Per istituire un criterio che tenga conto anche del reddito e delle necessità, come avviene attualmente all’università.

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