La soluzione delle classi-pollaio non rientra nei poteri dell’autonomia scolastica

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Tuttoscuola,  21.6.2015.

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Il comma 3 dell’art. 2 del ddl S.1934 elenca una serie di obiettivi formativi rimessi alla scelta delle istituzioni scolastiche autonome.

Ma, mentre taluni obiettivi rientrano effettivamente nelle potestà organizzative di ciascuna scuola (ad esempio, l’apertura in orario pomeridiano, lo sviluppo/potenziamento di particolari competenze nel quadro degli insegnamenti o l’incremento dell’alternanza scuola-lavoro), vi sono, invece, altri obiettivi che vanno ben oltre l’ambito di intervento della singola scuola.

Ci riferiamo ad uno degli obiettivi indicati nella lettera n), laddove si pongono sullo stesso piano organizzativo l’“apertura pomeridiana delle scuole e la riduzione del numero di alunni e di studenti per classe”.

Si tratta di un tentativo un po’ semplicistico di risolvere il problema delle classi pollaio, un problema che è questione di sistema e che, quindi, ha le sue radici (e le possibili soluzioni alternative) a livello nazionale.

L’elevato numero di alunni per classe non ha la sua causa all’interno della singola scuola, ma ha origine a livello (nazionale e regionale) di assegnazione delle risorse umane.

Chiedere, pertanto, ad una scuola di impiegare una quota del proprio organico aggiuntivo per sdoppiare una classe è iniquo rispetto ad altra scuola con uguale quota aggiuntiva di organico che non ha necessità di sdoppiamento.

Ad invarianza di spesa generale è necessario, piuttosto, rivedere nell’immediato la distribuzione dell’organico secondo logiche perequative. La norma potrebbe essere introdotta subito  impegnando (con verifica) l’Amministrazione scolastica a darvi pronta e corretta applicazione.

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