#labuonascuola. Nessun insegnante sarà più un sovrannumerario?

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 di Lalla, Orizzonte Scuola  29.4.2015

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E’ quello che chi sta lavorando alla riforma sulla scuola assicura in vari messaggi sui social. Il must è: Verrà assunto chi serve alle scuole.

Nessun sovrannumerario? Forse, ma insegnanti migranti da una scuola all’altra sì, necessariamente. Ma non si chiameranno più sovrannumerari (termine con accezione negativa, segno di uno squilibrio tra l’offerta formativa e il numero di insegnanti assunti), ma docenti inseriti in un albo, che coincide con reti di scuole.

Cosa sono le reti di scuole?

Secondo un emendamento presentato in Commissione Cultura alla Camera sul DDL Scuola gli albi territoriali dovranno essere definiti dagli uffici scolastici regionali in relazione alla “popolazione scolastica”, la vicinanza delle scuole e le “caratteristiche geografiche del territorio”.

“Le istituzioni scolastiche, afferenti al medesimo albo territoriale, costituiscono apposita rete finalizzata alla valorizzazione delle risorse professionali e alla gestione di funzioni e attività amministrative”

Dunque ne #labuonascuola si prevede non si sarà più docente dell’istituto x, ma docente della rete di scuole. Il compito della rete di scuola è di gestire al meglio la sua professionalità.

Quindi non è che non ci saranno sovrannumerari, la realtà è che l’eventuale perdita di posti nella scuola x sarà gestita con modalità differenti rispetto a quelle attuali. Rimangono da chiarire anche eventuali passaggi da un albo all’altro.

Il sospetto è quindi che “non ci sarà più nessun sovrannumerario” possa costituire uno slogan accattivante, ma di fatto se la popolazione studentesca di una scuola diminuisce, continueranno ad esserci insegnanti che dovranno migrare verso altre scuole, a meno che non si pensi di “allargare” il potenziamento dell’offerta formativa a misura per il contenimento dei perdenti posto, ma questo svilerebbe il principio della “buona scuola”.

Il fatto che tali modalità non siano ancora scritte (e forse neanche pensate) non può certo agevolare nella comprensione globale del testo (tra l’altro quando si discute nelle assemblee sindacali delle scuole difficilmente si tiene conto delle modifiche man mano approvate in sede parlamentare, che sono molto difficili da seguire), ma il testo originale divulgato e certo non tutti gli insegnanti seguono con assiduità i tweet o i messaggi Facebook dei parlamentari.

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