L’anagrafe degli edifici scolastici è già vecchia

Tecnica_logo15BPasquale Almirante, La Tecnica della scuola  11.9.2016

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– La legge che prevedeva l’anagrafe dell’edilizia scolastica risale al 1996, ai tempi del Governo Dini, mentre Cittadinanza attiva racconta che l’associazione cominciò un pressing sul ministero a partire dal 2004 per chiedere la pubblicazione dei dati, anche se non completi, fino a quando, nel 2015, sul sito “Scuola in chiaro” alle voci precedenti si aggiunse quella relativa all’edilizia, benchè lo stesso Miur, nell’ultimo documento School Book, riconosca che «resta del lavoro da fare: per una migliore definizione e soprattutto per un aggiornamento della scheda di anagrafe».

Questo significa, precisa Linkiesta in un dossier,  che i dati potrebbero non essere aggiornati. Si è visto che, soprattutto nel Lazio, in Campania, Sicilia, Sardegna, Basilicata, le informazioni non erano aggiornate.

Ma c’è un altro punto contestato: nell’anagrafe mancano le certificazioni che ciascuna scuola ha ottenuto in materia di agibilità, collaudo statico e vulnerabilità rispetto al rischio sismico.  Sulla presenza di tali certificato il ministero ha dato però dei dati aggregati: solo il 39% delle scuole ha il certificato di agibilità e il 49% ha un certificato di collaudo statico. Questo non significa che siano tutte a rischio crollo, ma che non sono state effettuate le certificazioni. Tuttavia, in un Paese in cui il 55% delle scuole è stato costruito prima delle leggi antisismiche del 1976, la mancanza di certificazione è causa di preoccupazione.

Le scuole che, invece, hanno fatto effettuare una valutazione della vulnerabilità sismica sarebbero circa l’8 per cento del totale, una percentuale che si basa su un campione di 24mila scuole, poco più della metà del totale.

E allora, scrive Linkiesta, l’anagrafe del Miur è affidabile? «No, non ci sentiamo di consigliare alle famiglie di valutare la sicurezza di una scuola sulla base delle informazioni dell’attuale Anagrafe dell’edilizia scolastica», suggerisce Cittadianzattiva

In tema di controlli, con la Buona Scuola (la legge 107 del 2015) sono stati stanziati 40 milioni di euro per fare delle diagnosi per prevenire il crollo di soffitti e controsoffitti degli edifici scolastici. Questi milioni sono stati spesi e circa 7mila scuole, sulla base di una graduatoria, hanno potuto aggiudicarsi gli interventi, che hanno un costo di circa 5-7mila euro. A oggi le verifiche portate a termine sono circa 1.700. La diagnosi non riguarda tutta la vulnerabilità sismica (operazione per cui servirebbero altri 3-6mila euro) ma solo i soffitti e solai. I crolli dei soffitti sono stati tragici negli anni, da quello della scuola di San Giuliano di Puglia, nel sisma del Molise del 2002, a quello del liceo Darwin di Rivoli (Torino), dove morì uno studente di 17 anni.

Dopo aver letto i dati sul fondo della Protezione Civile per la prevenzione del rischio sismico – solo 1 miliardo per edifici pubblici e privati dal 2009 al 2016, anno che ha visto solo 44 milioni stanziati – i finanziamenti per la sistemazione delle scuole fanno una certa impressione: 3,7 miliardi per il triennio 2015-2017 è la cifra dichiarata sulla parte del sito del ministero dell’Istruzione dedicato all’edilizia scolastica. La cifra, tuttavia, va guardata da vicino e uno spaccato interessante viene ancora dallo School Book del Miur. In senso stretto, al progetto #scuolesicure sono stati destinati nel 2014 150 milioni e nel 2015 400 milioni, per realizzare rispettivamente 600 e 1.600 interventi. La maggior parte delle risorse viene da prestiti della Bei, a cui si è potuti accedere dopo una lunga negoziazione. Si tratta di 905 milioni di euro, dei quali 739 milioni già utilizzati, per realizzare 1.215 interventi. Dal 2016 ne sono stati aggiunti altri 230 milioni, più 90 solo per conservatori e accademie. Lo Stato ripagherà la Banca europea degli investimenti versando 40 milioni all’anno per 30 anni.

Un’altra fetta importante sono soldi degli enti locali, svincolati dal Patto di Stabilità a partire dal 2014. Dal febbraio 2016 è partita l’operazione #sbloccascuole, prevista dalla legge di Stabilità del 2016. Circa 480 milioni di euro sono stati liberati dai vincoli di bilancio di Comuni, Province e Città metropolitane per interventi di edilizia scolastica o costruzione di nuove scuole (344 milioni sono stati utilizzati per interventi). Ci sono poi i soldi recuperati dai fondi Ue: Pon, Por e Poi energie, per più di 900 milioni. Altri 350 milioni di euro sono stati destinati dalla Buona Scuola alla realizzazione di 52 scuole nuove (#scuoleinnovative). Il Fondo Kyoto, per interventi di carattere energetico, vedeva stanziamenti per 350 milioni. Ne sono stati usati 100 e in seguito è stato effettuato un bando per utilizzare la parte restante per interventi di enti locali. La torta dei finanziamenti prevede anche gli interventi dell’Inail (che si fa remunerare l’investimento) per costruire 77 nuovi edifici e per ristrutturarne 28. E ci sono anche le briciole, come i 6,7 milioni dell’8 per mille che dalla legge di Stabilità 2014 dedica una parte all’edilizia scolastica: hanno finanziato 6 interventi (su 1.800 candidature). Altri finanziamenti (finora non quantificati) potranno venire dagli School Bonus, ovvero i crediti di imposta (65% fino a 100mila euro) per donazioni finalizzate alla sistemazione delle scuole. Infine ci sono i 20 milioni all’anno che dalla legge Finanziaria del 2008 vengono stanziati in un fondo per il rischio sismico della Protezione Civile. Dei 120 milioni finora raccolti, 80 hanno finanziato 156 interventi, gli altri 40 e rotti sono stati recuperati da un Dpcm del settembre 2015, così come altri milioni sono stati recuperati dal vecchio decreto del Fare. Un totale di 450 milioni è stato assegnato alla riqualificazione estetica (tinteggiatura, piccoli lavori di idraulica, lavori nei giardini, arredi fissi e mobili) di #scuolebelle.

È tanto o è poco? È molto, se si confronta con gli stanziamenti stralcio del Cipe negli anni passati: 193 milioni nel 2004, 295 nel 2006, 112 milioni nel 2008, 358 nel 2010, 259 nel 2012. Il cambio di passo, però, suggerisce Cittadinanzattiva, è da vedere non tanto nell’entità dei fondi, ma nel modo in cui sono stati spesi.

Una della novità della nuova impostazione è stata la creazione di una Struttura di missione. Sette task force, scrive Linkiesta,  sono state messe in piedi per assistere i comuni in altrettante regioni, soprattutto nel Sud (ma anche in Lombardia e Lazio). È stato creato un Fondo unico per l’edilizia scolastica, che ha permesso di sostituire le numerose graduatorie precedenti, una per ogni finanziamento. Nella legge sulla Buona Scuola, si legge nello School Book, è prevista una sola graduatoria, che costituisce la programmazione nazionale ed è valida per la ristrutturazioni e nuovi edifici, per efficientamenti energetici e messa in sicurezza. Le erogazioni vengono fatte direttamente agli enti locali, «niente più accordi di programma per ogni intervento, speciali commissioni o autorizzazioni dei provveditorati o delle Regioni, ma graduatorie regionali e poi scorrimento delle stesse», spiega il Miur nel documento. «Il fondo unico è stato molto importante, prima le risorse si perdevano in mille rivoli», conferma Legambiente. Ultimo fattore visto positivamente da entrambe le associazioni è la tracciabilità degli interventi. Sul sito di #Italiasicura, nella sezione scuole, è effettivamente verificare, edificio per edificio, gli stanziamenti e lo stato dei lavori. Rimane, grosso, il tema dei controlli, che rimangono in capo a enti locali spesso distratti o in malafede. Per la presidente di Legambiente Scuola e Formazione è necessario intervenire attraverso misure di sostegno ma anche di costrizione. Allo svolgimento dei controlli dovrebbero essere legati i finanziamenti, propone, e controlli a campione dovrebbero essere effettuati anche dal genio civile.

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