L’appello dei pedagogisti: vietare la bocciatura alle elementari

Stampa_logo14

di Flavia Amabile,  La Stampa 15.2.2017

– Nella legge delega sulla Buona Scuola era inserito il divieto, ma la ministra Fedeli l’ha eliminato. La rivolta di maestri: è inutile, la scuola dovrebbe aiutare chi ha difficoltà

Una petizione per chiedere di cancellare la possibilità di bocciare nella scuola primaria è stata presentata sulla piattaforma «Change.org». In una settimana ha raccolto oltre seicento firme, molte di nomi che hanno un peso e un ruolo nel mondo della scuola, della pedagogia e della formazione. Si tratta di una presa di posizione importante di cui si terrà conto in Parlamento dove è in discussione la legge delega che prevede la novità.

Era metà gennaio, Valeria Fedeli si preparava alla sua prima uscita pubblica ufficiale dopo il primo mese alla guida del ministero dell’Istruzione. Il consiglio dei ministri doveva approvare le leggi delega alla riforma della scuola voluta dal governo Renzi, tutto ci si aspettava di veder emergere dalla riunione tranne un intervento per permettere di bocciare i bambini nella scuola primaria.

L’argomento era stato sollevato nei mesi precedenti ma nel senso opposto. Molti parlamentari avevano annunciato la soppressione della bocciatura, circolava anche una bozza di legge delega che prevedeva diversi cambiamenti rispetto alle norme in vigore, dall’abolizione della terza prova per gli esami di maturità ai voti in lettere – dalla A alla D – per la scuola primaria, e l’abolizione della bocciatura alle elementari e medie.

La misura era stata accolta da un coro di voci favorevoli. I ministri erano rimasti piuttosto disorientati quando, invece, a metà gennaio la ministra Valeria Fedeli aveva modificato la prima stesura della delega ed eliminato il divieto di bocciare nella scuola primaria. A opporsi in modo esplicito era stato il ministro Andrea Orlando che, secondo quanto riporta l’Ansa, avrebbe insistito per mantenere il divieto, inserito originariamente nella prima stesura della delega. Senza successo: la ministra ha stabilito che la bocciatura non si tocca ma che «l’alunno possa essere non ammesso solo in casi eccezionali e comprovati».

Casi eccezionali e comprovati, quindi, ma i tanti che hanno firmato la petizione si ribellano ricordando le parole di don Lorenzo Milani in «Lettera a una professoressa»: «A quelli che sembrano cretini dargli la scuola a tempo pieno. Agli svogliati basta dargli uno scopo».

Nel nome di don Milani insegnanti, pedagogisti ed esperti della formazione spiegano il loro no alla norma voluta dalla ministra Fedeli: «I cosiddetti casi eccezionali solo nell’ultimo anno scolastico 2015/2016 sono stati 11.071 e nell’anno precedente 11.866. Chi di noi lavora nella scuola o si occupa di formare i futuri maestri sa non solo quanti sono i respinti ma anche chi sono: figli di immigrati, ragazzi meridionali provenienti dalle famiglie più povere, bambini rom. Oggi come ai tempi di don Lorenzo Milani “la scuola ha un problema solo: i ragazzi che perde”.

La nostra scuola anche oggi perde il 15% dei ragazzi. Dietro questa percentuale noi vediamo i volti dei nostri bambini che non hanno certo bisogno di essere respinti ma di maggiore risorse umane, di insegnanti di sostegno formati, di educatori di strada, di una scuola più lenta, capace di ascoltare le esigenze di questi bambini, di captare le loro difficoltà e quelle delle loro famiglie». Per questo motivo, concludono, «come insegnanti e pedagogisti respingiamo l’idea che la nostra scuola dopo cinquant’anni non abbia ancora compreso che non può respingere nessuno alla primaria ma può solo far valere l’articolo 3 della nostra Costituzione anche per i bambini che sono cittadini alla pari dei “grandi”».

.

GILDA VENEZIA - Associazione Professionale GILDA degli INSEGNANTI - Federazione Gilda Unams

webmaster: Fabio Barina



Sito realizzato da Venetian Navigator 2 srl