Le ragioni dello sciopero del 5 maggio. Lettera

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Valerio Golfieri,  Orizzonte Scuola  2.5.2015

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A pochi giorni dallo sciopero che, secondo quanto si avverte tra i docenti , bloccherà totalmente la scuola italiana, è opportuno riflettere sulle ragioni che dopo sette anni hanno provocato questa impetuosa e ,a quanto pare, inarrestabile ondata di proteste.
I docenti italiani non stanno scioperando perché, come si vuol far credere, sono contrari a qualsiasi processo di riforma della scuola. Né, tantomeno, in quanto alieni ad ogni forma di valutazione sul loro operato.
Chi sostiene queste tesi non conosce il contenuto del DDL all’esame del Parlamento e nutre forti pregiudizi sulla professionalità dei docenti italiani.
Veniamo al merito della questione. Cosa dice ,sostanzialmente, il DDL ? Quale è il modello di scuola che il Governo ci presenta?

Nel DDL sono contenute alcune disposizioni che violano ,a mio giudizio, in modo palese il dettato costituzionale.

1. Attribuisce ai Dirigenti Scolastici, in nome dell’autonomia, il potere di assumere direttamente i docenti attingendo da un Albo Territoriale ed esaminandone i curricula
Questa norma è innanzitutto contraria alla Costituzione che dice ,all’articolo 97, che nella Pubblica Amministrazione si accede per Concorso e che bisogna assicurare l’imparzialità della Pubblica Amministrazione stessa.
I sostenitori delle riforma sostengono che attraverso questa norma i Dirigenti Scolastici potranno finalmente assicurare alla propria scuola i docenti migliori. Niente di più errato!
Al di là di ogni considerazione sulla enorme discrezionalità che viene data ai Dirigenti Scolastici, che potranno agire praticamente liberi da ogni vincolo, il Governo dovrebbe spiegare come evitare la formazione di scuola di serie A e di scuole di serie B. Infatti, se l’assunto è la possibilità di scegliere i migliori, se ne deduce che alcuni docenti sono meno bravi di altri e, di conseguenza, alcuni potrebbero ricevere più di una proposta di assunzione mentre altri potrebbero non riceverne nessuna. A questo punto cosa succederebbe ? I docenti “meno bravi” ( secondo questo stranissimo metro di giudizio) dove sarebbero collocati? E quale atteggiamento avrebbero verso un Dirigente Scolastico che non li ha scelti ,ma magari se lo vede assegnato d’ufficio?

2. Il Dirigente Scolastico dopo tre anni può restituire all’Albo i docenti
Anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un problema di costituzionalità. L’articolo 33 della nostra Costituzione recita : “ L’ arte e le scienze sono libere e libero ne è l’insegnamento”. Quale sarebbe la libertà di un docente che sa di rischiare una “bocciatura” da parte del proprio Dirigente Scolastico? E quale sarebbe la libertà del docente che sa che tale bocciatura può venire addirittura da un genitore o da uno studente ( come pare indichino le prime modifiche approvate dalla Commissione Cultura della Camera)? E’ facilmente comprensibile come questa norma sia devastante non solo per l’ordinamento scolastico, ma su un piano più vasto di tenuta democratica di una istituzione importante come la scuola.

3. Viene annullato il ruolo del Collegio dei Docenti
In nessuna parte del DDL, e neppure negli emendamenti fino ad ora approvati in Commissione, viene posto in risalto il ruolo dei docenti. E’ come se si volesse disputare una partita senza prevedere che ci siano i giocatori!. Tutte le competenze in ordine alla predisposizione del Piano dell’Offerta Formativa sono in capo al Dirigente Scolastico “sentito” il Collegio dei Docenti. E’ una vera e propria espropriazione della parte fondamentale della professione docente. Cosa dovrebbe fare un docente se non elaborare una proposta formativa? Cosa dovrebbe fare un docente se non avere un ruolo fondamentale nella didattica del proprio istituto? Quali dovrebbero essere le competenze di un Collegio Docenti se non quelle che riguardano da vicino tutto il complesso delle attività didattiche, delle modalità di insegnamento, di verifica degli apprendimenti, di ascolto degli i studenti, di trasmissione delle conoscenze, di costruzione delle abilità e delle competenze degli stessi? Insomma, perché si vuole espropriare il docente della funzione che gli è tipica? In nome solo di una efficientismo di basso profilo?

4. La favola delle assunzioni
Il DDL è stato presentato al Parlamento con una logica ricattatoria. Infatti contiene al proprio interno il così detto “Piano Straordinario di Assunzioni”, rispetto al quale si ventila l’assunzione di 100.701 precari. Il Premier ha inoltre affermato che gli viene da ridere verso uno sciopero contro un governo che assume. Quello che il Premier non dice è che le assunzioni delle quali parla non esistono!
Infatti, in primo luogo gli assunti non saranno 100.701, ma, probabilmente, si arriverà con difficoltà ad assumere 40.000 docenti. E questo dato si evince leggendo con attenzione la relazione tecnica che correda il DDL. In secondo luogo, gli “assunti” non saranno tali, perché andranno nei famigerati albi in attesa della chiamata diretta dei Dirigenti Scolastici. Cosa avverrà per coloro che non saranno chiamati? Inoltre, nell’articolo nel DDL non solo si prevede che non saranno assunti tutti quei docenti che si trovano nella II° Fascia di Istituto. Si tratta di migliaia di docenti che stanno assicurando da anni il regolare funzionamento della scuola! Lo slogan usato da Renzi è “basta precariato”, la realtà che ne uscirà fuori è che migliaia di docenti passeranno dal precariato alla disoccupazione. Una genialata!

5. L’aggiramento della sentenza della Corte di Giustizia Europea
Nel DDL si prevede che i docenti precari non possano essere destinatari di contratto a tempo determinato per più di trentasei mesi. E’ un misero trucco per aggirare la sentenza con la quale la Corte di Giustizia Europea ha condannato l’Italia per l’abnorme ricorso a questa forma contrattuale riguardo i docenti. Inoltre, sempre nel DDL, vengono stanziate delle somme per rimborsare i docenti che hanno avuto contratti a tempo determinato negli anni passati. La conseguenza dell’approvazione di questa sarà ancora più devastante delle altre. Sono altre decine di migliaia i docenti che saranno espulsi dalla scuola. Infatti questi docenti non saranno più assunti pur avendo maturato anni di servizio in molti casi ben superiori ai trentasei mesi. Altro modo di svuotare il precariato trasformandolo in disoccupazione. Altra genialata!

6. Il taglio di risorse per la scuola pubblica, il finanziamento alla scuola privata
Nel DDL troviamo tante affermazioni apodittiche sulla volontà di apportare miglioramenti all’edilizia scolastica, di intervenire sulla sicurezza degli edifici, di incentivare le nuove tecnologie, di favorire la formazione dei docenti attraverso il bonus di 500 euro ( non per tutti). Nella realtà di tutto questo non si trova traccia, in quanto tutti i provvedimenti che dovrebbero dar vita concretamente a queste enunciazioni di principio vengono rimandate a tempi migliori, ed alla definizioni di poste di bilancio che sono sconosciute ai più. L’unica cosa veramente concreta che c’è nel DDL è lo sgravio fiscale per coloro che iscriveranno i propri figli nelle scuole paritarie. Siamo di fronte ad un nuovo profilo di incostituzionalità in quanto sempre l’articolo 33 della Costituzione dice chiaramente che gli Enti Privati hanno diritto a costituire le proprie scuole purché non ci siano oneri per lo Stato! Nessuno vuole limitare il diritto di ogni cittadino a scegliersi la scuola che vuole, ma credo che il primo diritto di rivendicare a gran voce sia quello di poter avere una scuola pubblica integra, con strutture adeguate, sicure, moderne e che le condizioni anche ambientali che determinano le migliori condizioni di vita scolastica per gli studenti siano realmente uguali per tutti da Milano ad Agrigento, da Trapani a Torino!

Queste sono le ragioni dello sciopero. Ad esse se ne potrebbero aggiungere probabilmente molte altre.

Un DDL che non parla dei docenti, che non dice nulla agli studenti, che non parla di didattica né di apprendimenti; che si limita a ritagliare un ruolo efficientista e “da sceriffo” al Dirigente Scolastico, che trascura del tutto le condizioni di difficoltà, in molti casi di drammatica emergenza, nelle quali si trovano tantissime scuole soprattutto nel Sud del Paese; che delega al Governo ben tredici leggi che riguardano il cuore stesso dell’Istituzione scolastica. Un DDL che è stato imposto al Parlamento con la logica del ricatto circa le assunzioni e sul quale, temo, il Premier porrà una nuova questione di fiducia.

Ce n’è abbastanza per scioperare !

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