Legambiente, quasi il 90% delle scuole costruite senza criteri anti-sisma

Corriere-scuola_logo14di Valentina Santarpia,  Il Corriere della Sera  3.10.2016 

–  Scuole sicure ha concluso il 60% degli interventi finanziati, mentre il Fondo protezione civile, destinato all’adeguamento antisismico, vede solo un 35% di interventi finalizzati

terremoto-visso1

L’arretratezza sul fronte antisismico
Quasi il 90% delle scuole italiane è costruito senza criteri anti-sismici. Il 65,1% degli edifici è stato costruito prima dell’entrata in vigore della normativa antisismica (1974) e il 90,4% prima della legge in materia di efficienza energetica (1991). Soltanto una scuola su due ha certificati di collaudo e idoneità statica. È quanto emerge dal nuovo rapporto «Ecosistema scuola» messo a punto da Legambiente e presentato oggi a Roma nel corso di «Scuola Innova – primo forum sull’edilizia scolastica». Paura di mandare i propri figli a scuola? La coordinatrice della task force del governo rassicura: «Penso ancora che la scuola sia il luogo più sicuro dove stare, perché comunque c’è stata attenzione da parte di tutti e non è vero che son sempre state costruite in modo scriteriato- dice Laura Galimberti- Senz’altro in zone in cui la vulnerabilità è particolarmente elevata è necessario a tappeto procedere alle verifiche della vulnerabilità sismica. E da lì poi capire quali sono gli interventi necessari».

Interventi a rilento
«Sono stati stanziati 7,4 miliardi di investimenti e 27 mila sono gli interventi avviati per l’edilizia scolastica – viene spiegato – ma le riqualificazioni procedono troppo a rilento e le scuole continuano ad essere carenti su sicurezza antisismica e efficienza energetica. Su 43.072 scuole in Italia solo il 9,2% degli interventi ha inciso su questi temi negli ultimi 10 anni». Anche se, osserva Legambiente, «negli ultimi anni sul fronte dell’edilizia scolastica si è aperta una nuova fase che ha visto la nascita di una Struttura di missione presso la presidenza del Consiglio e l’arrivo di risorse ad hoc, la strada è ancora in salita. Occorre accelerare la riqualificazione completando l’anagrafe scolastica, semplificare le linee di finanziamento, supportare i Comuni cambiando il ruolo della Struttura di missione». Rispetto ai programmi di finanziamento degli interventi sul patrimonio edilizio scolastico, l’analisi di Legambiente evidenzia come «Scuole sicure» abbia concluso il 60% degli interventi finanziati, mentre il Fondo protezione civile, destinato all’adeguamento antisismico, vede solo un 35% di interventi finalizzati.

Il gap Nord-Sud
Ancora forti le differenze tra Nord e Sud. I capoluoghi di provincia del Sud dichiarano di avere 3 scuole su 4 in aree a rischio sismico e una necessità di interventi di manutenzioni urgenti che è del 58,4%, quasi venti punti percentuali in più della media nazionale. Nella manutenzione straordinaria, al nord sono stati investiti 62.807 euro ad edificio, cifre in media 5 volte maggiori delle altre aree del Paese. La Sicilia è maglia nera: nella graduatoria finale dei comuni capoluogo, la Sicilia è relegata nella parte bassa della classifica, con Ragusa piazzata al 59mo posto, Agrigento al 62mo, Caltanissetta al 77mo seguita subito a ruota da Palermo che si piazza in 78ma posizione. Fanalino di coda è Messina all’86mo posto, mentre Trapani ed Enna sono escluse dalla graduatoria per incompletezza dei dati forniti, al pari di Catania e Siracusa che addirittura risultano proprio non pervenute.

I Comuni virtuosi
Nel quadro del XVII rapporto «Ecosistema Scuola» Legambiente stila una classifica di comuni virtuosi. La graduatoria è basata su dati legati alla sicurezza, alla riqualificazione degli edifici e alle buone pratiche relative alla mobilità. Quest’anno a conquistare il podio della classifica è Piacenza, che spodesta Trento (3°) e primeggia su Parma (2°). Piacenza vanta tra l’altro 15 linee di pedibus che coinvolgono 7 scuole cittadine, aree di sosta di fronte le scuole e attraversamenti pedonali. L’87% delle mense scolastiche offrono pasti bio e prodotti di origine controllata come IGP e DOP, la metà degli edifici utilizza energie alternative e il comune di Piacenza vanta una scuola in classe A. Secondo posto in graduatoria per Parma, che torna dopo due anni di assenza dimostrando il suo impegno investendo mediamente per edificio nella manutenzione ordinaria (Ç 157.976) e dotando tutte le scuole di certificazioni di collaudo statico, agibilità, prevenzione incendi e impianti elettrici a norma. A seguire nella classifica le due new entry Prato (4º) e Bergamo (5º), e poi Reggio Emilia (6º), particolarmente attenta ai progetti educativi, Pordenone (8º), che usa i fondi che provengono dai risparmi in bolletta e dai conti energia per riqualificare gli edifici scolastici, Verbania (9º), dove negli ultimi 5 anni sono stati eseguiti lavori di manutenzione straordinaria, si fa la raccolta differenziata di tutti i materiali e nell’80% delle mense scolastiche vengono utilizzati pasti bio e Biella (10º) che migliora la classe energetica degli edifici con due terzi degli immobili in classe B e C.

Manutenzioni urgenti: in Sardegna servono a tutte le scuole
Sempre più forte è il bisogno di intervenire sugli edifici scolastici, ma la questione investimenti su manutenzione ordinaria e straordinaria mostra delle peculiarità soprattutto al Nord. Ecco il caso dell’Emilia Romagna, che risulta essere una delle regioni con il più basso numero di edifici che necessitano di manutenzione urgente (13,2%) ma che quadruplica gli investimenti medi per edificio scolastico rispetto allo scorso anno, arrivando a € 24.315 per la manutenzione ordinaria e mantenendosi costante per quella straordinaria con € 21.950. La Lombardia si mantiene tra le regioni che investono di più, con 121.346 euro in media a immobile per la manutenzione straordinaria e poco meno di 11 mila per quella ordinaria, tenendo in considerazione che il 54,9% degli edifici lombardi necessita di manutenzione urgente. Di certo il primato continua ad averlo il Trentino che avendo meno dell’1% degli immobili con necessità di interventi urgenti, mette a disposizione del patrimonio immobiliare scolastico 101.444 euro in media per ciascun edificio per quel che concerne la manutenzione straordinaria e 10.443 per quella ordinaria. Al Sud la Sicilia mostra attenzione al tema, destinando 12.420 euro in media per edificio alla manutenzione ordinaria e € 10.345 a quella straordinaria (il 33,4% degli edifici scolastici siciliani necessita di interventi urgenti). Ma nella maggior parte dei casi, nonostante le urgenze, le regioni non si impegnano a stanziare fondi nella manutenzione.

Le scuole a rischio
Un’altra classifica interessante che viene stilata da Legambiente è quella che riguarda le scuole che si trovano in aree a rischio ambientale, sia esterno che interno. Gli indicatori considerati sono tanti: l’esposizione a fonti di inquinamento (amianto, radon), l’elettromagnetismo, i monitoraggi sulle alt e basse frequenze, l’esposizione a fonti di inquinamento atmosferico, acustico, industriale, i monitoraggi ambientali. Non tutte le città purtroppo hanno dati certi su questi aspetti, ma la classifica è comunque indicativa, e rivela aspetti inquietanti. La maglia nera va a Genova, per la maggiore esposizione al rischio, seguita da Pisa, Mantova, Piacenza, Torino, Vicenza, Matera, Como, Oristano, Asti. Chiudono invece la classifica, quindi sono meno esposte a rischi, Trieste, Imperia, Verbania, Livorno, Udine, e infine Biella.

Le reti
Per quanto riguarda la presenza di reti cablate, il 39,6% dispone di reti wi-fi, mentre solo l’8,6% di rete completamente cablata – dato nuovo dell’indagine.

«Non è vero che i fondi non vengono usati, ma c’è tanto da fare»
Non si fa attendere la replica al dossier di Legambiente della task force di palazzo Chigi: «Questo governo è quello che ha stanziato maggiori risorse per l’edilizia scolastica dagli ultimi 20 anni, cioè sono maggiori le risorse di questi ultimi 2 anni che quelle stanziate negli ultimi 20», dice la coordinatrice di struttura dell’Unità di Missione per l’Edilizia Scolastica del Consiglio dei Ministri Laura Galimberti. «I soldi messi a disposizione sono stati spesi, e già questa è una buona notizia – prosegue Galimberti – ma tutta la filiera è però piuttosto complicata- ammette – Comuni e province sono proprietari degli edifici, la programmazione passa attraverso le Regioni e i finanziamenti sono statali. I Comuni per tanto tempo sono stati abituati a fare dei rappezzi ai loro edifici, e ad avere poche risorse e quindi ad intervenire per `spezzatino´».

.

GILDA VENEZIA - Associazione Professionale GILDA degli INSEGNANTI - Federazione Gilda Unams

webmaster: Fabio Barina



Sito realizzato da Venetian Navigator 2 srl