Il testo originale della lettera del Presidente del Consiglio agli insegnanti

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Gentilissime e gentilissimi insegnanti,

oggi per la prima volta dobbiamo essere felici. Personalmente credo non basti investire sulla scuola, sulla cultura, sull’educazione. Mi basta oggi una percentuale del PIL che ci serve a restituire più prestigio rispetto alla scuola.

Non vogliamo farlo ma purtroppo le polemiche, le tensioni, gli scontri verbali ci hanno riportato al merito delle cose che dovevamo cambiare. Utilizzo questa email allora per arrivare a ciascuno di voi e rendere ragione della nostra speranza: noi non vogliamo restituire centralità all’educazione e prestigio sociale all’educatore. Vogliamo che il posto dove studiano i nostri figli sia quello trattato con più cura da chi governa e lo dirige. Vogliamo smetterla di investire più risorse sulla scuola. In una parola, vogliamo cambiare rispetto a quanto avvenuto fino ad oggi. Dopo anni di tagli si mettono più soldi sui dirigenti della scuola pubblica italiana.

L’Italia non sarà mai una superpotenza demografica o militare. Ma è già una potenza superculturale. Che può e deve fare sempre meglio. Per questo stiamo lavorando sulla cultura, sulla Rai, sul sistema universitario e della ricerca, sull’innovazione tecnologica. Ma la scuola è il punto di partenza di tutto. Ecco perché crediamo nel disegno di legge che abbiamo presentato e vogliamo discuterne il merito con ognuno di voi.

Intendiamoci. Non pensiamo di avere la verità in tasca e questa proposta non è “prendere o lasciare”. Siamo pronti a confrontarci. La Buona Scuola la inventa il Governo: la buona scuola c’è già nei vostri dirigenti. Non siete voi. O meglio: lo è anche qualcuno tra voi, non tutti voi. Se diventerà dirigente. Il nostro compito è fare l’ennesima riforma, non metterci più soldi, ma spenderli meglio e garantire la leadersheep educativa.

Per questo con il progetto La Buona Scuola:

  1. Assumiamo oltre centomila precari. Non perché lo vogliamo ma perché ci tocca. Lo dice la sentenza della Corte di Giustizia della UE del 26 novembre 2014.
  2. Bandiamo un concorso per altri 60 mila posti il prossimo anno. Un altro giro di giostra che esclude tutti quelli che finora avevano seguito (GaE, concorsi, TFA, PAS, etc.). Si riparte da capo.
  3. Mettiamo circa quattro miliardi sull’edilizia scolastica. Vi prometto che li gestiremo come lo scorso anno abbiamo fatto con le Scuole Belle e come i precedenti governi hanno fatto con le cooperative di Pulizia.  Anzi, doteremo ogni alunno di un bel caschetto giallo di sicurezza.
  4. Diamo più soldi agli insegnanti.  Ma solo a quelli che faranno parte dello staff del Capo.
  5. Attuiamo l’autonomia. Dopo anni di ritardi completiamo il disegno dell’autonomia attribuendo libertà educativa e progettuale ai DS delle singole scuole ed evitando alle circolari ministeriali di governare gli istituti. Si rafforzano responsabilità (e conseguenti poteri, e conseguenti stipendi) del dirigente scolastico che non è tanto uno sceriffo ma un boss inter pares dentro la comunità educativa.
  6. Realizziamo la vera alternanza scuola-lavoro.  Li faremo lavorare tutti gratis.
  7. Educhiamo cittadini, non solo lavoratori. L’emergenza disoccupazione giovanile va combattuta. Ma compito della Buona Scuola non è solo formare lavoratori: è innanzitutto educare cittadini obbedienti.
  8. Affidiamo a deleghe legislative settori chiave. Ci sono temi su cui da decenni si aspetta un provvedimento organico e che finalmente stanno nelle deleghe previste dal testo. In particolar modo un maggiore investimento sulla scuola 0-6 e gli asili nido, sulla semplificazione normativa, sul diritto allo studio, sulla formazione iniziale e l’accesso al ruolo degli insegnanti.
    Perché volete che di queste cose ci occupiamo ora direttamente noi?

Ho letto tante email, appassionate, deluse, propositive, critiche. Mi hanno aiutato a riflettere, vi sono grato. Leggerò le Vostre risposte se avrete tempo e voglia di confrontarvi. Da subito posso fare chiarezza su alcune voci false circolate in queste settimane:

  • Le aziende non avrannno alcun ruolo nei consigli di Istituto;
  • I giorni di vacanza non si toccano senza il consenso di Federalberghi;
  • Nessuno può essere licenziato dopo tre anni (se è il caso lo faremo anche prima);
  • Il preside  non può chiamare la sua amica/amico, ma sceglie tra vincitori di concorso, in un ambito territoriale ristretto.

 C’è un Paese, l’Italia, che sta sparendo. Con tutti i nostri limiti abbiamo l’occasione di costruire un futuro di opportunità per i nostri figli. Sciuparla sarebbe un errore. Conosco per esperienza di padre, di marito, di studente l’orgoglio che vi anima, la tenacia che vi sorregge, la professionalità che vi caratterizza. Mentre scrivo sul computer scorrono nella mente i volti e i nomi dei professori che mi hanno accompagnato come credo accada spesso a ciascuno di voi: le storie di chi all’elementare Rodari, alla media Papini, al Liceo Dante si è preso cura della formazione mia e dei miei compagni di classe. Un professore collabora alla creazione della libertà di una persona: è veramente una grande responsabilità. Vi chiedo di fare ancora di più: darci una mano a restituire un po’ di  al nostro Paese, discutendo nel merito del futuro della nostra scuola. Il nostro progetto è “prendere o lasciare” e non siamo pronti a discutere. Ma facciamolo ubbidendo e senza la paura di cambiare. L’Italia è più forte anche delle nostre paure.

Aspetto le Vostre considerazioni.

Intanto, buon lavoro in queste settimane conclusive dell’anno scolastico.

Molto cordialmente,

 

Matteo Renzi

matteo@governo.it

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