LIP scuola: in autunno si riparte, 6 per cento del Pil per la scuola

Reginaldo Palermo, La Tecnica della scuola, 20.6.2017

– La Legge di iniziativa popolare che dovrebbe ridisegnare dalle fondamenta il sistema scolastico del nostro Paese torna d’attualità.

A partire dal prossimo mese dii settembre il testo della proposta sarà definitivo e poi il comitato nazionale (e i diversi comitati locali) si metteranno al lavoro per la raccolta delle 50mila fime necessarie.
Sulla data del deposito presso la Corte di Cassazione non ci sono previsioni certe perchè molto dipenderà dalla data del voto politico.

Loredana Fraleone (responsabile nazionae scuola di Rifondazione Comunista) parla della proposta come di una possibile ripresa della protesta contro le politiche scolastiche dell’attuale maggioranza: dopo la “grave sconfitta del movimento che ha contrastato la scuola di Renzi – sono le parole di Fraleone –  la presentazione della Legge d’Iniziativa Popolare (LIP) fornirà in autunno la proposta alternativa alla scuola renziana, sia perché nata da una discussione dal basso e da tutti i soggetti che hanno lottato contro la buona scuola, sia per i contenuti, che riconducono al dettato costituzionale”.

Ma, cosa prevede la legge di iniziativa popolare?

Il punto di partenza è la questione delle risorse: “è necessario il 6% del Pil – si legge nel sito ufficiale – perché il 6% è la media europea e nulla di più, mentre noi oggi siamo al penultimo posto per la spesa per l’istruzione; se ce la fanno Paesi ben più poveri del nostro, non si capisce perché noi destiniamo così poco al futuro dei nostri ragazzi (e quindi della nostra società)”.

Ovviamente ci sono poi i contenuti: si va dalla obbligatorietà dell’ultimo anno di scuola dell’infanzia all’estensione dell’obbligo scolastico a 18 anni; si prevedono poi classi di 22 alunni, il ripristino del modulo e del tempo pieno nella scuola primaria e prolungato nella secondaria di primo grado; dotazioni organiche aggiuntive stabili e adeguate per il sostegno, l’integrazione, la lotta alla dispersione e al disagio.
E ancora: “La legge pensa a una scuola che in nome della continuità didattica dei docenti e della qualità del sistema educativo affronta la questione del precariato, con l’obbligo di assunzione a tempo indeterminato su tutti i posti vacanti. Una scuola secondaria di secondo grado con un biennio unitario e un triennio di specializzazione che rimanda la scelta delle proprie attitudini a 16 anni (e non a 13 come accade oggi, disorientando le scelte) e che fino a quell’età offre a tutti i suoi cittadini l’opportunità di “assaggiare” tutti gli ingredienti necessari per una buona riuscita nella vita, che sa vedere oltre la necessità del mercato del lavoro, e antepone ad esso lo sviluppo delle capacità critiche di ogni individuo”.

Difficile dire se la proposta possa davvero essere trasformata in legge (il nodo principale è sempre quello dei soldi), anche se potrebbe servire come “bussola” per orientare il dibattito durante la campagna elettorale e per capire quali forze politiche prenderanno impegni nella direzione indicata dalla LIP.

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