Ma l’anno scorso com’era andato il tempo pieno?

tuttoscuola_logo14Tuttoscuola,    15.12.2015.  

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Nella foga di confutare a tutti i costi la presunta ‘filosofia tempopienistica’ di cui anche Tuttoscuola sarebbe fautrice in quanto responsabile di aver reso pubblici i dati oggettivi degli alunni iscritti (la cosa si commenta da sé), il commentatore che ha trovato ospitalità su ‘IlSussidiario.net’ ha tentato di screditare i dati attuali e il confronto con i precedenti, lamentando anche la mancanza del confronto tra i dati del 2015-16 con quelli dell’anno passato che, a suo dire, dimostrerebbe una situazione di stallo. Peccato che non è così.

La percentuale di alunni a TP  l’anno scorso era stata del 33,6%, quella di quest’anno del 34,4% (+0,8 punti in percentuale secondo il trend in atto da anni). Gli alunni a TP nel 2014-15 erano stati 873.108, quest’anno 888.000 (14.892 in più); in aumento nonostante il calo complessivo della popolazione scolastica passata dai 2.596.317 iscritti dell’anno scorso ai 2.583.999 di quest’anno.

L’anno prima gli alunni a TP erano stati 856.759, nel 2012-13 ancor meno e meno ancora l’anno precedente (in allegato i dati relativi agli ultimi cinque anni http://www.tuttoscuola.com/ts_news_728-1.docx ).

È evidente ed incontrovertibile che il numero degli alunni che chiedono il tempo pieno continua ad aumentare, per scelta delle famiglie.

Sbagliano le famiglie a scegliere? Sono le scuole ad imporre quel modello di servizio? Secondo quel commentatore sì.

Meglio il tempo normale del tempo pieno? Forse sì, forse no, ma questo fa parte di una disputa antica mai risolta.

I dati non ci consentono di misurare la qualità dell’offerta: si limitano a registrare una scelta da parte delle famiglie che Tuttoscuola ha reso pubblica. Punto.

La qualità non emerge dai numeri. Volerli far parlare secondo il proprio pensiero e la propria filosofia è fuori luogo e non è quello che fa Tuttoscuola che si limita a fotografare situazioni e a rilevare tendenze, cercando di darne lettura e interpretazione logica e motivata. Quando decidiamo di proporre le nostre valutazioni e i nostri commenti, lo facciamo a parte, separandoli dalle notizie. I nostri lettori lo capiscono. Ogni tanto qualcuno no.

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