Mancano i prof? La proposta inglese degli «insegnanti in condominio»

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La proposta del leader dei presidi britannici: per non far chiudere le scuole nei paesini, 
unire le forze e creare delle reti di prof con la valigia che lavorano in più scuole

di Caterina Belloni,    Il Corriere della Sera  31.5.2015

EDUCATION Table 22

Insegnanti in condominio per fronteggiare la mancanza di personale qualificato. Il progetto arriva da Russell Hobby, segretario generale dell’associazione nazionale dei presidi britannici, che ha parlato di questa iniziativa durante un convegno tenutosi nei giorni scorsi a Liverpool. Nel Regno Unito il numero degli insegnanti è in calo e spesso le scuole si trovano a gestire la mancanza di docenti in materie chiave, come la matematica, le scienze o persino l’inglese. Con il rischio che la formazione degli allievi risulti penalizzata. Un problema da affrontare in fretta, per evitare che i giovani britannici si affaccino all’università con competenze insufficienti finendo così per essere surclassati dagli stranieri, che nei campus del Regno Unito sono sempre più numerosi.

Per Hobby la risposta è chiara. Contando sulla libertà di manovra concessa dal governo ai capi d’istituto bisogna creare delle federazioni di insegnanti che offrano le loro prestazioni a diverse scuole, spostandosi da una all’altra in base alle esigenze. Un po’ come sta accadendo in Italia per i medici di base, che creano associazioni e coprono assenze e sostituzioni in modo autonomo. E come in qualche modo prevede anche il ddl Scuola all’esame in questi giorni al Senato con la creazione di «reti di scuole» che lavorano in sinergia e «pescano» i prof da uno stesso bacino. Il leader dell’associazione dei presidi, che conta 29mila iscritti in Gran Bretagna, guarda ai dati ed è convinto che non lascino dubbi. In Inghilterra si contano 20mila scuole, con una proiezione di 500mila nuovi allievi in arrivo nei prossimi cinque anni, ma ai programmi di formazione per gli insegnanti gli iscritti sono in calo costante, tanto che per la prossima tornata di settembre si registrano 5mila adesioni in meno rispetto agli anni precedenti. Con due possibili conseguenze, secondo Hobby. O gli studenti finiranno per trovarsi affidati ad insegnanti che non hanno un’adeguata esperienza e preparazione oppure si deciderà di ridurre il numero delle scuole.

A suo parere è forte il rischio che a fronte della mancanza di insegnanti il governo, che in Gran Bretagna come in Italia cerca spazi per ridurre le spese, finisca per chiudere le piccole scuole imponendo ai bambini e alle famiglie lo stress di lunghi spostamenti quotidiani per raggiungere la loro classe. Nel Regno Unito le scuole che hanno tra i 100 e i 200 allievi, del resto, sono centinaia e per l’amministrazione centrale spesso rappresentano un peso. Per le comunità locali, invece, sono un punto di riferimento fondamentale, tanto che alla stessa conferenza è stato messo in luce come in tempi di crisi le scuole stiano diventando sempre di più un «pronto soccorso» per le famiglie in relazione a problemi di tipo sociale, dalla mancanza di fondi alla ricerca di benefit. Il progetto di Hobby prevede che le scuole si uniscano in federazioni in modo da potersi «prestare» docenti esperti nei momenti di difficoltà, condividendo i costi ed assicurando competenza e serietà alle famiglie. Un’idea che potrebbe fare proseliti anche in Italia, dove le battaglie dei piccoli centri per mantenere aperte le scuole elementari si combattono ogni estate, a colpi di petizioni, manifestazioni e «caccia» all’allievo tra amici e conoscenti dei paesi vicini.

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