Mattarella non ferma la protesta della scuola

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di Roberto Ciccarelli, il manifesto 14.7.2015.  

“La buona scuola”. Il Quirinale firma, la riforma è legge. Il movimento rilancia: sciopero generale in autunno. Manifestazioni già dal primo giorno di scuola. A settembre assemblea sul referendum abrogativo: «Sarà una battaglia generale, culturale e di civiltà»

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Scio­peri della fame, appelli, peti­zioni, migliaia di let­tere, richie­ste di incon­tro da parte di Sel, della Lega Nord e dell’ex giu­dice Fer­di­nando Impo­si­mato. Tutto inu­tile. Com’era pre­ve­di­bile il pre­si­dente della Repub­blica Ser­gio Mat­ta­rella non ha ascol­tato nes­suno e lunedì sera ha fir­mato la riforma Renzi-Giannini sulla scuola. La riforma più odiata che ha pro­dotto il movi­mento di con­te­sta­zione più vasto nella società ita­liana dai tempi della riforma Gel­mini è legge.

«Gli ana­li­sti dice­vano che la riforma della scuola era morta – ha com­men­tato stiz­zito il pre­si­dente del Con­si­glio Mat­teo Renzi — Nel giro di due mesi abbiamo por­tato a casa la legge come stiamo per por­tare a casa la riforma della Pub­blica ammi­ni­stra­zione. Noi que­sto Paese lo cam­biamo, piac­cia o non piac­cia». La mini­stra dell’Istruzione Ste­fa­nia Gian­nini sostiene di potere «dimo­strare nei fatti, con un dia­logo aperto e costante con la scuola e la società italiana».

Per dare l’idea del clima che il governo si ritro­verà a set­tem­bre, basta leg­gere que­sta rispo­sta: «Le scuole da set­tem­bre saranno un pro­blema per il Governo Renzi — garan­ti­scono gli stu­denti della Rete della Cono­scenza e l’UdS — Boi­cot­te­remo i dispo­si­tivi di valu­ta­zione, cree­remo nuovi organi di par­te­ci­pa­zione per bloc­care l’applicazione della riforma».

Sul ver­sante poli­tico i par­la­men­tari 5 Stelle si sono detti «addo­lo­rati» per la firma di Mat­ta­rella su un prov­ve­di­mento «con diversi pro­fili di inco­sti­tu­zio­na­lità che sman­tella la scuola pub­blica ita­liana e prende il peg­gio del mondo azien­da­li­stico». Sono scat­tate le pro­ce­dure per avviare le assun­zioni che por­te­ranno in cat­te­dra nei pros­simi due anni poco più di 100mila docenti e 60mila con il pros­simo con­corso a cat­te­dra che sarà varato entro il 2015.

Tra i punti più con­te­stati della riforma c’è la «chia­mata diretta» dei docenti da parte dei «presidi-manager». Avverà dagli «ambiti ter­ri­to­riali» dove con­flui­ranno i docenti sopran­nu­me­rari e quelli in mobi­lita a par­tire non da quest’anno, ma dal pros­simo, il 2016/17. Que­sto signi­fica che gli assunti da set­tem­bre, attra­verso varie fasi fino a novem­bre 2015, non rien­tre­ranno nella riforma voluta da Renzi. Saranno gli assunti dal 2016/17 a rien­trare in que­sto mec­ca­ni­smo. Entro giu­gno del 2016, gli uffici sco­la­stici regio­nali defi­ni­ranno il peri­me­tro degli «albi ter­ri­to­riali» a livello «sub-provinciale». In seguito, i presidi-manager sce­glie­ranno i docenti in base alle migliaia di cur­ri­cula e for­mu­le­ranno le pro­po­ste di lavoro alla luce delle candidature.

In un’elaborazione della Flc-Cgil sono stati descritti i nume­rosi punti oscuri della legge. Secondo il sin­da­cato viene lesa la libertà di inse­gna­mento che sarà con­di­zio­nata dalle scelte dei diri­genti; si creerà una dispa­rità inco­sti­tu­zio­nale di trat­ta­mento tra docenti repu­tati «bravi» e meri­te­voli di un aumento di sti­pen­dio; sulla base dello stesso mec­ca­ni­smo di valu­ta­zione arbi­tra­ria le scuole saranno clas­si­fi­cate in «buone» e non «buone»; lesa, infine, la capa­cità nego­ziale dei sin­da­cati e l’imparzialità della pub­blica ammi­ni­stra­zione.
In que­ste ore il movi­mento della scuola non sem­bra risen­tire del down poli­tico e psi­co­lo­gico che tra­volse quello uni­ver­si­ta­rio dopo la firma della legge Gel­mini nel 2010 da parte di Napo­li­tano. Si mostra anzi più bat­ta­gliero che mai. Gli inse­gnanti che per otto giorni hanno fatto uno scio­pero della fame e orga­niz­zato un pre­si­dio per­ma­nente in via XXIV mag­gio a Roma lo hanno inter­rotto in attesa di ripren­dere la con­te­sta­zione all’inizio dell’anno scolastico.

Dome­nica scorsa, sem­pre a Roma, si è svolta un’assemblea nazio­nale tra i sog­getti orga­niz­zati del movi­mento. È emersa que­sta agenda per set­tem­bre: assem­blea delle Rsu l’11 set­tem­bre a Roma; il primo giorno di scuola in tutte le regioni ci saranno due ore di assem­blea sin­da­cale e alle ore 13 una mani­fe­sta­zione pro­vin­ciale; le Rsu e i sin­da­cati saranno sol­le­ci­tati a indire il blocco delle atti­vità aggiun­tive dei docenti e del per­so­nale Ata. Il 23 set­tem­bre sarà orga­niz­zata la «notte bianca per la scuola pub­blica» in tutte le città. A tutti i sin­da­cati, in maniera uni­ta­ria, è stato chie­sto di indire una o più mani­fe­sta­zioni locali in attesa di un nuovo scio­pero gene­rale della scuola. In gene­rale si è fatto appello alla «disob­be­dienza civile den­tro le scuole» e a rifiu­tare di eleg­gere i mem­bri del comi­tato di valu­ta­zione che dovranno affian­care i pre­sidi mana­ger nella loro impresa di tra­sfor­mare le scuole in aziende.

Il sei set­tem­bre a Bolo­gna ci sarà un incon­tro nazio­nale per valu­tare l’opportunità di un «refe­ren­dum abro­ga­tivo» della «Buona scuola». Rispetto a ini­zia­tive ana­lo­ghe, annun­ciate o pra­ti­cate, da Lan­dini o da Civati, il movi­mento è al momento molto freddo. Dif­fi­cile rac­co­gliere firme a scuole chiuse. Sivuole man­te­nere un pro­filo auto­nomo e, allo stesso tempo, tra­sfor­mare il refe­ren­dum in una «bat­ta­glia gene­rale, cul­tu­rale e di civiltà».

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