Milano: «Il telefonino? Meglio dopo i 13 anni. Nasconde troppi rischi e non sanno gestirlo»

di Federica Cavadini,  Il Corriere della sera, 17.9.2017 

– Lo psicoterapeuta Pellai: «Servono regole:
controlli settimanali sul cellulare e non più di due ore al giorno».

Ai suoi quattro figli ha vietato il cellulare fino alla fine delle medie e da specialista mette in guardia i genitori:«Sicuri che prima dei tredici anni sappiano gestirlo?». «Meglio ritardare l’accesso allo smartphone», è la tesi di Alberto Pellai, psicoterapeuta dell’età evolutiva e autore di libri come «Tutto troppo presto» e «L’età dello tsunami». E alle mamme e ai papà di bambini e preadolescenti «connessi» consegna istruzioni per l’uso, dai «controlli settimanali sul cellulare» ai tempi, «non più di due ore al giorno».

Meglio dire no fino alla fine delle medie?
«Io l’ho fatto. Fa bene a loro e anche a noi genitori»

Cominciamo da loro.
«Hanno vite troppo videizzate e i rischi li conosciamo. L’uso sregolato dello smartphone disturba lo sviluppo della mente, l’apprendimento, riduce la capacità di attenzione e concentrazione, è un forte distrattore. Non soltanto. Li introduce precocemente alla sessualità online, una zona dove non c’è cornice educativa, dove il peggio diventa accessibile. Sono noti i rischi legati al sexting, alla pornografia, all’adescamento in rete. Oltre al cyberbullismo involontario».

E questo “no” farebbe bene anche agli adulti?
«Sì perché i genitori utilizzano il cellulare come guinzaglio elettronico, per controllare. Sono diventati molto ansiosi, chiamano decine di volte, sono più fragili, la competenza genitoriale diminuisce. E ai figli servono zone in cui mettersi in gioco senza questo controllo costante».

Se vanno a scuola da soli, in città, niente cellulare?
«Per la sicurezza basterebbe un telefono basico ma hanno tutti uno smartphone, con whatsapp. I bambini chiedono più gigabyte non più minuti di conversazione o sms».

E dicono «i miei compagni hanno uno smartphone».
«Serve una riflessione anche con la scuola. È rimasta l’unica zona franca, dove è vietato l’uso in classe, tanti insegnanti però danno per scontato, anche per le comunicazioni, che tutti gli alunni abbiano uno smartphone. Così chi fa una scelta educativa diversa si sente escluso».

La ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, nei giorni scorsi ha detto un “sì” al telefonino a scuola.
«Ho scritto un post sulle sue parole e sono arrivati oltre mille commenti, il 90% dice “no, almeno a scuola”».

Quali consigli per i genitori di bambini con cellulare?
«Se scegliete di dare uno smartphone prima dei tredici anni, chiarite le regole, devono esserci zone franche, come lo spazio dei compiti. Poi i tempi, non più di due ore al giorno. E niente cellulare in camera da letto quando dormono. Né va subito acceso al risveglio. Poi controlli regolari».

Spieghi.
«Se decidete di lasciare uno strumento così potente nelle mani di un bambino siate genitori anche nella loro vita online. Controllate almeno una volta la settimana le conversazioni nei gruppi su whatsapp, esplorate la cronologia, leggete cosa scrivono i loro compagni sui social».

Ai vostri figli avete detto no fino alle medie. E loro?
«Non ci hanno fatto l’applauso, ma è andata. Hanno usato il cellulare della mamma per restare nel gruppo whatsapp della classe. E sono sopravvissuti».

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