Mobilità 2016. Errori nei trasferimenti, toppa del Miur apre falla, rischi esuberi e licenziamenti successivi?

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Orazio d.i. Professionisti Scuola Network, 9.8.2016

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– Qualche giorno fa si è tenuto un incontro, in via Trastevere, tra MIUR e OO.SS. in cui si è discusso delle criticità riscontrate nelle fasi della mobilità.

Stando alle diverse testimonianze dei docenti e ad alcuni report delle principali sigle sindacali, le incongruenze riscontrate sarebbero numerose: ci sarebbero, infatti, docenti assegnati in sedi più lontane da casa rispetto a docenti che vantano minor punteggio in graduatoria e nessuna precedenza, posti rimasti vacanti in alcune province nonostante la richiesta di attribuzione da parte di docenti collocati altrove, punteggi esorbitanti impossibili da maturare neanche in due vite lavorative e così via.

Alla luce di queste anomalie, in questi giorni si è fatta sempre più insistente, tra i docenti, i sindacati e le principali testate specializzate, l’idea che l’algoritmo utilizzato dal MIUR per la gestione della mobilità presentasse qualche problema.

Ebbene, stando ai report di alcuni sindacati (come ad esempio questo), il MIUR, pur riconoscendo l’esistenza di alcune criticità, ha sostenuto che l’algoritmo utilizzato non presenta alcuna anomalia e che, se qualche errore c’è stato, lo stesso è dovuto “alla quantità di dati da elaborare”.

A parere di chi scrive, risulta difficile comprendere questa spiegazione: un essere umano, di fronte a numerosi calcoli, certamente può commettere un errore ma un computer, adeguatamente “istruito”, non può sbagliare. Certo, i tempi necessari per l’elaborazione possono essere più lunghi; il programma, in presenza di numerosi vincoli, può bloccarsi, ma un elaboratore non potrà mai commettere errori di “distrazione” sol perché le operazioni sono numerose. Insomma, banalizzando: se, con la vostra calcolatrice, eseguite un miliardo di volte l’operazione “1 + 1”, stando alle spiegazioni fornite dal MIUR, prima o poi la calcolatrice vi restituirà come risultato 3 o 4 o 5 o un milione ma non un solito, banale, rassicurante 2.

Inoltre, il MIUR, stando sempre ai racconti, “non annullerà le operazioni già disposte nei confronti degli eventuali controinteressati” ma si è dichiarato disponibile ad accogliere le istanze dei docenti danneggiati. Questi ultimi, infatti, dopo aver dimostrato la correttezza delle proprie richieste, potranno vedersi assegnata una cattedra nell’ambito richiesto. Il ministero provvederà ad assegnare “la corretta titolaritàutilizzando sia i posti dell’organico dell’autonomia ancora disponibili dopo le operazioni, e se necessario i posti dell’organico di fatto”.

Questa proposta è stata accolta con un tiepido entusiasmo dai sindacati, che già stanno preparando modelli di richiesta di conciliazione, in quanto potrebbe riportare a casa numerosi docenti.

Però, pur apprezzando l’apertura ministeriale, è lecito porsi alcune domande.

Innanzitutto, ci si chiede cosa potrebbe succedere in situazioni apparentemente non collegate tra loro ma, di fatto, connesse. In sostanza, non si corre il rischio di non tutelare il diritto di alcuni docenti? Per comprendere meglio il dubbio, è bene far ricorso a un esempio. Sappiamo che, affinché un docente possa “modificare” la provincia di assegnazione, è necessario che riesca a dimostrare che c’è stato un errore. Quindi, se Napolitano, con i suoi 100 punti, è stato assegnato a Roma e scopre che Campano (che ha 90 punti e ha partecipato alla stessa fase di mobilità) è stato trasferito a Napoli, avendo dimostrato Napolitano che errore c’è stato, potrà tornare anch’egli a Napoli. E fin qui il discorso fila. Se, però, si considera che esiste anche Romano, con 99 punti, che è stato assegnato a Firenze capiremo che questi, vedendo Napolitano a Roma con 100 punti, non potrà dimostrare nulla perché Napolitano apparentemente non lo danneggia! Apparentemente! Infatti, Napolitano procederà con la conciliazione e andrà a Napoli. Ma questo Romano non può saperlo e, nonostante un posto libero a Roma che lo aspetta, resterà buono buono a Firenze.

Quindi, ci si chiede: sono stati previsti meccanismi utili ad evitare queste storture che, con un algoritmo perfettamente funzionante, non sarebbero esistite? Perché, se questo rischio è fondato, sembrerebbe un primo motivo valido per cui non si debba procedere con la conciliazione, in quanto questa non sarebbe in grado di garantire i diritti di tutti i docenti, ma risulterebbe più opportuno ripetere in toto le operazioni di mobilità anche al fine di scongiurare i successivi ricorsi e i potenziali danni alle casse dello Stato.

In secondo luogo, stando a quanto promette il ministero, se è vero che i docenti assegnati dall’algoritmo resteranno al proprio posto, forti di una disposizione ministeriale, è anche vero che i docenti danneggiati, forti dell’esito della conciliazione, verranno riportati nella provincia richiesta, nonostante il posto possa essere di organico di fatto.

Ci si domanda se sia possibile collocare docenti di ruolo su cattedre di organico di fatto. Non si corre il rischio che si vengano a creare, nei prossimi anni, situazioni di soprannumerarietà che travolgano chiunque si trovi in una scuola che presenti una contrazione? Sì: chiunque. Anche un docente che oggi ritiene di essere al sicuro perché con molti punti alle spalle (immaginate che si verifichi una contrazione in una scuola in cui tutti i docenti sono di ruolo ante 2014/15: in questo caso, il docente “veterano” diventerebbe soprannumerario, indipendentemente dai punti acquisiti) o un futuro vincitore di concorsoche, ricordiamolo, verrà immesso in ruolo su ambito (il vincitore neo immesso rischierebbe di diventare soprannumerario dopo un solo anno di servizio, un po’ come sta succedendo con i potenziatori di alcune classi di concorso).

Se fosse vera anche questa ipotesi, il soprannumerario si troverebbe assegnato agli ambiti territoriali e la stessa situazione, molto probabilmente, si verificherebbe in numerosi ambiti, rendendo molto complicato il ricollocamento dei docenti in esubero.

Se a questo aggiungiamo che, stando alla bozza del nuovo testo unico sul pubblico impiego (che non è escluso sia applicato anche alla scuola) si ipotizza per gli esuberi una iniziale messa a disposizione con decurtazione dello stipendio e, successivamente, trascorsi due anni senza essere ricollocati, il licenziamento… beh, non riusciamo proprio a dormire sonni tranquilli.

A questo punto, è doveroso chiedersi: qual è la risposta alle domande poste ? Sono fondate o meno le perplessità espresse ? Sarebbe auspicabile avere una rassicurazione perché, se non fossero prive di fondamento, forse sarebbe più opportuno individuare soluzioni alternative e mettersi al riparo da spiacevoli effetti domino.

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