Mobilità, la promessa di Renzi: un decreto “tutti a casa” entro gennaio

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Oggiscuola  20.11.2016

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– Sulla scuola la battaglia referendaria di Renzi diventa infuocata. Al netto di tutto, l’impegno del governo in questo settore è stato economicamente rilevante, eppure non ha sortito gli effetti asupicati. Ecco che il premier sta cercando di trovare la quadra, tra rammarico e promesse. A volte azzardate. L’ultima per esempio riguarda il problema della mobilità. Durante una convention in Puglia i “nastrini rossi” pugliesi, (i circa 3mila e 200 docenti assunti nelle cattedre del centro nord Italia con l’arcano algoritmo) presenti al convegno di Renzi a Bari, sono riusciti ad incontrare il premier  e a strappare la promessa addirittura di decreto legge ad hoc entro gennaio per risollevare le sorti dei docenti assunti in ambiti scolastici del centro nord Italia, nonostante anche al sud le scuole siano ad oggi ancora in cerca di docenti (in Puglia si cercano docenti soprattutto di sostegno poiché tutte le graduatorie di precari specializzati sono esaurite con grave danno degli alunni disabili e delle scuole pugliesi).

A dire il vero, il premier Renzi, nell’affermare che i nastrini rossi a lui sono ben noti da tempo, si era dimostrato molto conciliante e accogliente già durante l’incontro a Pescara con una delegazione dei nastrini rossi abruzzesi, ma  a Bari, Renzi è andato otre affermando che le soluzioni ci saranno perché più che nella legge di stabilità, pensa alla realizzazione di un decreto legge ad hoc, mirato a trovare soluzioni concrete per risolvere il problema della mobilità.

Parole del premier, rivolte a due delegate dei nastrini rossi presenti in sala incontrate dietro le quinte. Parole del presidente del consiglio che risuonano come una ferma e salda volontà di studiare soluzioni concrete nella scuola sebbene questa istituzione destinataria di finanziamenti, abbia scontentato davvero quasi tutti.

Una promessa che i nastrini rossi, oggi vedono con trepida attesa, a cominciare dalla deroga al vincolo, passaggio essenziale che altrimenti lascerebbe i docenti della riforma sospesi nelle cattedre del nord Italia, perpetrando quell’odioso senso di ingiustizia che oggi assale quegli oltre 20 mila docenti non più precari nel lavoro, ma precari nella vita, rei della sola colpa di essersi affidati allo Stato.

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