Nel 2014 uno straniero ogni sette nati in Italia

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Tuttoscuola,   23.7.2015.  

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Nei giorni scorsi l’Istat ha reso noti  i dati ufficiali della popolazione straniera residente in Italia al 1° gennaio 2015, confermando la frenata delle nascite in atto ormai da quattro anni con tendenza alla diminuzione.

Fino a pochi anni fa la nascita di bambini stranieri era in forte e costante ascesa e compensava il calo, altrettanto costante, delle nascite di bambini italiani. Ora non più.

L’Italia sembrava proiettata in tempi relativamente brevi verso una società fortemente multiculturale e multietnica. E, prima ancora della società, la scuola si presentava come avanguardia di questo mondo cambiato.

Il dato Istat lascia intendere che quella caratterizzazione sociale è in parte rimandata.

Proprio l’Istat cinque anni fa, prima della crisi economica, aveva effettuato previsioni sullo sviluppo della popolazione, prevedendo una costante crescita dei nati stranieri. La gravità della crisi ha smentito quelle previsioni, tanto che negli ultimi quattro anni vi sono state 59 mila nascite meno del previsto (-17%).

Questa specie di stagnazione delle nascite straniere si registra soprattutto al Nord, serbatoio tradizionale della popolazione straniera. Nel Nord Ovest, sempre nell’ultimo quadriennio, vi è stato il 20,4% in meno di nascite previste, nel Nord Est il 19,3 in meno.

Ma in questa situazione ‘congelata’ quanto peso hanno, comunque, le nascite di bambini stranieri?

Con riferimento al 2014 (leva dei nati che si presenteranno al primo anno di scuola dell’obbligo nel 2020) i nati stranieri sono stati il 14,8% del totale nascite: uno straniero ogni sette nati.

Nel Nord Ovest sono stati il 21,3% e nel Nord Est il 22%, cioè uno straniero ogni cinque nati; nel Centro il 17%, al Sud il 5,3% e nelle Isole il 4,7%.

Potremmo dire che questa sarà la fotografia delle prime classi di primaria tra cinque anni.

Vi sono anche situazioni particolari in alcune province caratterizzate da alta presenza straniera. A Prato i nati stranieri nel 2014 sono stati il 35% (più di uno su tre), a Piacenza il 32,6% (uno su tre), a Reggio Emilia il 27,8%, a Cremona il 24,3%.

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