Nelle mappe Invalsi l’Italia delle occasioni colte o perse

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di Elena Ugolini  Avvenire,  15.7.2015.  

Dialogo tra i banchi

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Giovedì scorso è stato presentato il rapporto sugli apprendimenti Invalsi 2015. Ormai da alcuni anni l’Istituto riesce a consegnare in tempi brevissimi risultati preziosi per capire dove sta andando la scuola italiana. In nessun Paese al mondo gli esiti delle prove standardizzate vengono riconsegnati così velocemente, in nessun Paese ogni scuola riceve all’inizio dell’anno scolastico un rapporto specifico con i risultati dei propri studenti in paragone con la media nazionale e regionale. Perché gli insegnanti, i genitori, gli studenti, non colgono il valore di questo strumento?
In realtà la situazione è molto diversificata anche su questo fronte e, come spesso accade nel nostro Paese, le differenze tra aree geografiche e istituzioni scolastiche sono talmente ampie da riuscire a cambiare la cartina dell’Italia. A prima vista i risultati di quest’anno non sembrano molto diversi da quelli che stiamo collezionando dal 2008 e non si discostano dai dati delle rilevazioni internazionali: gli esiti degli studenti di seconda elementare non sono molto diversi tra Nord, Centro e Sud, ma crescono e diventano sempre più marcati con il crescere dei livelli scolastici.
Guardando con più attenzione i grafici disponibili sul sito dell’Invalsi, però, si possono leggere trend interessanti. Ne vorrei elencare tre a titolo esemplificativo. Primo: la Puglia, regione che nelle indagini internazionali Pisa 2009 aveva fatto fare un salto significativo al Sud e aveva continuato negli anni a migliorare i risultati anche nelle indagini nazionali, dal 2012
ha cominciato un lento e progressivo peggioramento che l’ha fatta ritornare nella media negativa che contraddistingue le regioni meridionali. Ha raggiunto un tasso di astensione del 46% nelle prove di seconda superiore, dimostrando un segnale di disaffezione nei confronti di un appuntamento che in questi anni era stato vissuto come occasione per migliorare e non come ostacolo da evitare. Perché questa inversione di tendenza?
Secondo: la regione Marche da anni sta migliorando e i risultati dei suoi studenti la collocano tra le regioni del Nord. È una delle regioni – insieme a Liguria, Lombardia, Trentino e Toscana – che ha avuto un tasso di astensione dalle prove in seconda superiore dello 0%. I ragazzi delle Marche avrebbero potuto fare come i loro colleghi siciliani, che le hanno disertato per il 72,44%: perché non l’hanno fatto?
Terzo: la regione Emilia Romagna ha risultati di licei e tecnici tra i migliori in Italia, quelli degli istituti professionali invece si collocano tra i peggiori. Perché questo divario? L’alto tasso di allievi stranieri non può giustificare la differenza di risultati con altre regioni del Nord che hanno lo stesso tipo di composizione della popolazione studentesca. Perché non cercare di capire cosa fa la differenza? Non si tratta di fare classifiche ma di sfruttare i dati che abbiamo a disposizione per capire come migliorare.

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