Neoimmessi: il ruolo e le funzioni del tutor nell’anno di prova 2015/16

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di Anna Chiara, Professionisti Scuola Network   9.1.2016.  

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I docenti neo assunti a tempo indeterminato, per confermare il ruolo, dovranno superare l’anno di prova, che prevede il raggiungimento di 180 giorni di servizio, di cui 120 giorni di attività didattiche ed una formazione di 50 ore. I docenti neo assunti, durante l’anno di prova, saranno affiancati da un docente-tutor, il quale sarà scelto dal dirigente scolastico, attraverso un opportuno coinvolgimento delCollegio dei docenti.  Secondo quanto riportato dal DM 850 del 27/10/2015, il periodo di formazione e di prova è finalizzato specificamente a verificare la padronanza degli standard professionali da parte dei docenti neo-assunti con riferimento ai seguenti criteri:

  1. corretto possesso ed esercizio delle competenze culturali, disciplinari, didattiche e metodologiche, con riferimento ai nuclei fondanti dei saperi e ai traguardi di competenza e agli obiettivi di apprendimento previsti dagli ordinamenti vigenti;
  2. corretto possesso ed esercizio delle competenze relazionali, organizzative e gestionali;
  3. osservanza dei doveri connessi con lo status di dipendente pubblico e inerenti la funzione docente;
  4. partecipazione alle attività formative e raggiungimento degli obiettivi dalle stesse previsti.

Per accompagnare il neoimmesso in questo percorso, all’inizio di ogni anno scolastico il dirigente scolastico, sentito il parere del collegio dei docenti, designa uno o più docenti con il compito di svolgere le funzioni di tutor per i docenti neo-assunti in servizio presso l’istituto. In realtà tale designazione difficilmente avviene all’inizio del percorso, soprattutto visto che quest’anno le immissioni in ruolo si sono succedute a cascata in diversi periodi dell’anno. Il Decreto ministeriale prevede, come criteri prioritariper la designazione dei docenti tutor, il possesso di uno o più tra i titoli previsti all’allegato A, tabella 1 del decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca 11 novembre 2011 e il possesso di adeguate competenze culturali, comprovate esperienze didattiche, attitudine a svolgere funzioni ditutoraggio, counseling , supervisione professionale.

La circolare ministeriale successiva (5/11/2015) sottolinea che la scelta del tutor deve essere il frutto di una riflessione particolare in quanto tale docente assumerà un ruolo significativo non solo nella fase finale del periodo di prova, quando dovrà rilasciare parere motivato al dirigente scolastico circa le caratteristiche dell’azione professionale del docente lui “affidato”, ma soprattutto nel corso dell’intero anno scolastico, quando dovrà esplicare una importante funzione di accoglienza, accompagnamento, tutoraggio e supervisione professionale.

Si tratta di un compito impegnativo per il quale sono richieste specifiche competenze organizzative, didattiche e relazionali, affinché il periodo di prova si caratterizzi come un effettivo momento di crescita e di sviluppo professionale, orientato alla concreta assunzione del nuovo ruolo.

Si terrà ovviamente conto che molti docenti neo-assunti potrebbero aver già svolto esperienze di insegnamento, per cui l’intervento sarà tarato su esigenze differenziate, da ricondurre all’intreccio continuo tra pratica e riflessione. Tuttavia la circolare stessa provvede a mitigare quanto previsto dal decreto ministeriale. All’articolo 3 infatti, si dice “La scelta della figura del tutor si ispira alle caratteristiche del tutor accogliente degli studenti universitari impegnati nei tirocini formativi attivi (cfr. DM Il novembre 20 Il)”. Quindi, con una botta di realismo, si trasformano i criteri previsti dal decreto ministeriale in “fonte di ispirazione”. Questo è comprensibile in quanto la figura prevista inizialmente dal DM, il tutor accogliente degli studenti impegnati nei TFA è un professionista della scuola, con esonero totale o parziale dal servizio, retribuito come un docente utilizzato in università e per questo dotato di una serie di requisiti inderogabili (tra cui anche i famosi cinque anni di servizio in ruolo).

Se è vero che quest’anno il tutor dei neoimmessi non sarà più solamente un docente di buona volontà che generosamente mette a disposizione gratuitamente il suo tempo, in quanto la nuova normativa prevede un incentivo economico e una specifica attestazione dell’attività svolta, inserita nel curriculum professionale (utile forse per accedere ad un possibile bonus), è anche vero che il pacchetto di ore retribuite sarà una sorta di “mancia simbolica”. Ecco quindi spiegato perché i criteri del dm si sono realisticamente trasformati, nella circolare ministeriale, in semplici fonti di ispirazione.

Secondo la normativa, tutor e docente neoimmesso devono camminare insieme, durante questo anno scolastico, per arrivare all’incontro con il comitato di valutazione, che concluderà il periodo di prova. Le tappe sono scandite dal DM, in relazione alle 50 ore di formazione obbligatoria. Quindi il tutor partecipa aidue incontri, iniziale e finale, della formazione, affianca il docente nelle 12 ore di peer to peer, condivide la stesura del bilancio delle competenze iniziali e finali. Inoltre al momento del colloquio finale, il docente tutor presenta le risultanze emergenti dall’istruttoria compiuta in merito alle attività formative predisposte ed alle esperienze di insegnamento e partecipazione alla vita della scuola del docente neo-assunto. (La relazione no, quella spetta al dirigente. La normativa lo dice espressamente art. 13 del DM, terzo comma).

Detto questo, quali sono nella realtà le funzioni del tutor? Sicuramente instaurare un rapporto aperto di dialogo e collaborazione tra colleghi, perché è di questo che si tratta: colleghi, indipendentemente dagli anni di esperienza nella scuola. Il tutor deve essere informato su quanto prevede la normativa in relazione all’anno di prova e deve essere in grado di dare risposte alle richieste del docente che gli è stato affidato. Deve saper scoprire, ascoltare e apprezzare ciò che il docente può offrire alla scuola in termini di nuove competenze ed esperienze, non necessariamente scolastiche. Deve soprattutto essere in grado di calibrare il suo intervento in relazione alle richieste e alle competenze del docente stesso, che si trova, in tutti i casi, ad affrontare una nuova esperienza.

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