“Noi in classe, i prof non si sa”. La riforma vista dagli studenti

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di Daniele Grassucci*,  La Stampa 31.8.2016

– Le preoccupazioni dei ragazzi: tra ritardi, ricorsi e record di bocciature al Concorsone l’anno rischia di partire con un terzo delle cattedre scoperte. E a rimetterci saremo noi

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– ROMA.
Anno nuovo, problemi vecchi. A poco più di un anno dall’approvazione della legge 107 sulla “Buona Scuola”, sono infatti ancora molti gli interrogativi aperti. La bella notizia è che finalmente si sono messe le mani su una materia troppo trascurata negli anni passati ma, come spesso accade, prima che il nuovo sistema entri a regime mostrando i benefici, c’è bisogno di tempo per ingranare. Per ora, intanto, sono diversi i grattacapo per chi sta tra i banchi. Il sito di riferimento per gli studenti Skuola.net li riassume punto per punto.

Cattedre vuote
Doveva essere una boccata d’aria per migliaia di precari della scuola. L’occasione per passare finalmente «di ruolo». Nella pratica, non è stato così semplice e l’incubo delle cattedre vuote a inizio anno – che il piano assunzioni avrebbe dovuto scongiurare una volta per tutte – potrebbe nuovamente tormentare gli studenti al ritorno tra i banchi. Questa volta la colpa non è del precariato storico, ma del concorsone le cui prove scritte si sono svolte tra aprile e maggio.Incrociando i dati degli uffici scolastici regionali e un’indagine effettuata dal portale Tuttoscuola si scopre che i posti banditi sono stati 63.712 (da collocare in 3 anni), i candidati più di 175mila. I promossi? Ancora non si sa. Perché il primo problema riguarda la tempistica: 315 delle circa 800 differenti procedure non verranno concluse in tempo per l’immissione in ruolo (il termine ultimo è il 15 settembre) e, in concreto, circa 100mila candidati non conosceranno il loro destino e dovranno rinviare i sogni di gloria al prossimo anno. Pochissime le commissioni che hanno già approvato le graduatorie.

E poi c’è la questione “bocciature”: dei 71.448 candidati a cui è «già» stato corretto il proprio scritto più della metà (il 55,2%) sono fuori; solo 32.036 aspiranti maestri e professori (praticamente la metà) sono stati ammessi a sostenere le prove orali. E pensare che la selezione era riservata solo a docenti abilitati! Il motivo? Secondo i commissari d’esame il livello di preparazione dei candidati non era adeguato. Controbattono i rappresentanti dei concorsisti, secondo cui la colpa è del metodo di valutazione che non teneva conto delle differenti competenze richieste ai vari docenti. Fatto sta che, proiettando i dati al totale degli esaminati, è di nuovo Tuttoscuola a stimare che alla fine di tutte le procedure c’è il rischio concreto che circa 23mila cattedre – un terzo del totale – non saranno assegnate.

Didattica traballante
Possibile quindi un paradosso. Cattedre senza docenti titolari e docenti assunti a tempo pieno ma senza cattedra. Una della novità principali della “Buona Scuola” è stata rappresentata dall’introduzione del cosiddetto organico funzionale, cioè di professori non destinati alla classica docenza curricolare ma a potenziare l’offerta didattica e formativa di ogni singola scuola, in base agli obiettivi del Piano Offerta Formativa (POF). Circa la metà del piano di assunzioni straordinarie finora condotte ha riguardato questa nuova tipologia di prof. Provenendo principalmente dalle graduatorie ad esaurimento, non sempre i dirigenti scolastici hanno potuto accogliere nel proprio istituto i docenti competenti nelle materie richieste. Ed è capitato, così, che l’istituto che chiedeva un professore di lettere si è ritrovato con un docente in più di diritto; che al posto di un professore di matematica si presentasse un insegnante di educazione tecnica.

Scuola-lavoro: un sogno
L’alternanza scuola-lavoro è uno dei pilastri della “Buona Scuola”. Ma anche uno dei più discussi. L’intento è lodevole: inserire i ragazzi nel mondo del lavoro, abituarli alle dinamiche e alle regole che troveranno in qualsiasi impresa. Un periodo di formazione in azienda obbligatorio per gli studenti dell’ultimo triennio delle scuole superiori che, a breve, sarà valutato anche alla maturità. Non sempre però passare dalla teoria alla pratica è stato facile. In particolare per i liceali, per i quali trovare un tirocinio e completare le 200 ore è stato davvero arduo, per la scarsità di imprese aderenti. E non sono mancati i casi di studenti accolti ma adibiti a mansioni tutt’altro che formative. Un’indagine di Skuola.net ha evidenziato poi che il 52% (il 55% al liceo) di questi “stagisti in erba” non ha trascorso neanche un giorno in azienda e che l’alternanza si è svolta esclusivamente all’interno dell’istituto scolastico tramite percorsi formativi ad hoc, come l’azienda simulata.

Chiamata diretta
In molti hanno polemizzato sulla questione “chiamata diretta” dei docenti in base alle competenze piuttosto che alle graduatorie; qualcuno ci ha visto l’apoteosi del nepotismo, l’occasione per i presidi di “scegliere” i docenti più graditi. Un rischio anche qui per la qualità dell’insegnamento? Forse, almeno in questo caso, un falso mito. Perché è vero che aumentano i poteri per i dirigenti scolastici ma, parallelamente, aumentano i controlli. I presidi devono rendere conto su ogni aspetto del proprio operato. I nuclei di valutazione sono in agguato: le lamentele dei genitori verranno considerate, l’erogazione dei bonus agli insegnanti saranno ponderati. L’introduzione delle fasce di stipendio – più alti solo per i dirigenti “virtuosi” – è un aspetto in grado di arginare molte delle polemiche. Anche se, ovviamente, una quota minima di abusi non si può escludere. E in questi giorni stanno fioccando i ricorsi.

La scuola del futuro?
Quello dell’edilizia scolastica e della sicurezza è un capitolo centrale quando si osserva l’universo scuola dal punto di vista dei ragazzi. I tragici eventi della scorsa settimana hanno solo amplificato ulteriormente il dibattito. Su questo aspetto bisogna dare atto al Governo di un attivismo sconosciuto ai precedessori del recente passato. Sia attraverso interventi diretti previsti all’interno delle Buona Scuola sia mediante stipula di mutui con la Banca Europea degli Investimenti, sono stati pianificati interventi per un valore di oltre 4 miliardi di euro. Alcuni già messi in cantiere e terminati, la maggior parte invece da realizzarsi nei prossimi anni. Dalle semplici ristrutturazioni, al miglioramento delle strutture, all’efficienza energetica fino alla messa in sicurezza o alla costruzione di nuovi edifici, la «lista della spesa» è impressionante. Ma il sisma che ha colpito il Centro Italia ha mostrato ancora una volta tutte le fragilità delle nostre scuole ma soprattutto, purtroppo, della macchina pubblica che dovrebbe sorvegliare sulla bontà degli interventi.

 

*Direttore Skuola.net  

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