Occupazione delle scuole/1: il vaso è colmo?

tuttoscuola_logo14TuttoscuolaNews,  n. 726 del  30.11.2015.  

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Il tema dell’occupazione nelle scuole nel mese di novembre ritorna ciclicamente sull’onda delle proposte e dei disegni che i governi di alterna parte politica presentano al Paese. In realtà, non è neanche poi tanto vero che si assiste al fenomeno in concomitanza con la presentazione di grandi disegni di riforma, tesi a mettere in discussione impianti e assetti normativi, capaci di esercitare una qualche influenza sulla vita dei nostri studenti. Accade anche che si metta in scena l’abituale rituale delle occupazioni senza un’apparente ragione di ordine politico o sociale. E’ talmente annunciata la cronaca degli eventi che si susseguono nell’autunno di ogni anno scolastico da non comprendersi come sia possibile assistere allo spettacolo di una scuola messa sotto scacco senza riuscire a trovare rimedio.

E’ una questione grave nella sua ricorrenza, nella sua prevedibilità e pochezza di argomentazioni. Le modalità variano e sembrano peggiorare di anno in anno: azioni perpetrate di notte con effrazioni e danni; assemblee “pretese” a forza di lacrimogeni, con apparenti “folle” di studenti, molti dei quali subiscono le prepotenze di pochi, asserragliate nei cortili, nelle palestre e nei corridoi; programmati tentativi di prevaricazione.

Verrebbe da chiedersi perché gli studenti sentano il bisogno di assumere il possesso della scuola che frequentano che escluda il controllo, la presenza e impedisca l’esercizio delle funzioni di chi è deputato istituzionalmente a farlo. Verrebbe ancora da chiedersi perché arrivino a farlo anche con violenza, a volte rendendosi se non responsabili almeno complici di gravi atti di vandalismo ai danni di quanto di diritto gli appartiene.

Dopo l’indignazione manifestata apertamente da un folto numero di dirigenti scolastici, di  docenti (e anche da tanti, tanti studenti – sicuramente la maggioranza – che la scuola vorrebbero viverla serenamente e con profitto, ogni giorno, senza interruzioni forzate e soprattutto senza subire violenze), sono emerse con forza le posizioni contrarie dei genitori, alcuni dei quali sono giunti a presentare denuncia contro lo stato di occupazione delle scuole frequentate dai loro figli. E’ andata così a Roma presso molti istituti scolastici, dove alla denuncia del dirigente scolastico, tipo il “Virgilio”, sono seguite quelle di alcuni genitori ormai esasperati da questa intollerabile espressione di illegalità e di prevaricazione.

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