Ok alla «buona scuola» Ma il governo ora rischia al Senato

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La Camera approva la riforma di Renzi Cuperlo e Speranza: cambiamo il testo

Daniele Di Mario,  Il Tempo,   21.5.2015.

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La riforma della scuola incassa il primo via liber in Parlamento. L’Aula della Camera approva il Ddl del governo con 316 sì, 137 no e un astenuto. Il testo passa ora al Senato per l’approvazione definitiva. Le insidie a Palazzo Madama per la maggioranza non sono però trascurabili. Al Pd infatti mancano 40 voti, di cui 28 rappresentano il dissenso politico della sinistra del Pd, con Cuperlo e Speranza che scrivono ai senatori per chiedergli di modificare una riforma aspramente criticata dai partiti di opposizione – Sel, M5S, Lega e FI votano no – e dai sindacati che per due giorni presidiano piazza Montecitorio.

Nonostante tutto Renzi esulta e gonfia il petto, nonostante la sinistra del Pd esprima in un documento le proprie critiche al Ddl. Per il Nazareno, però, ciò non costituisce una minaccia. «Se si escludono gli assenti giustificati i dissidenti sono solo 28 – osservano fonti renziane – Un miglioramento rispetto all’Italicum, quando a non votare la riforma elettorale furono 38 deputati». I 28 che non partecipano al voto sulla riforma della scuola sono Agostini, Albanella, Albini, Bersani, Bruno Bossio, Capodicasa, Cimbro, Cuperlo, D’attorre, Epifani, Fassina, Folino, Fontanelli, Fossati, Galli, Giorgis, Gregori, Iacono, Laforgia, Leva, Marroni, Mognato, Murer, Pollastrini, Speranza, Stumpo, Zappulla, Zoggia.

Per loro molto lavoro è stato fatto, ma altretanto ne resta ancora da fare. Per questo Roberto Speranza, Gianni Cuperlo & Co. in una lettera aperta ai senatori spiegano che «dopo il primo passaggio della legge alla Camera, il contributo e l’impegno del Senato possono condurre a ulteriori e necessari cambiamenti del testo che vi consegniamo». «La scuola si cambia con la scuola – si legge nella lettera – Se una parte larga di insegnanti, studenti, famiglie vive una riforma come una ferita ai propri interessi e diritti, compito della politica e del legislatore è ricucire quella frattura». I capisaldi indicati dalla sinistra Pd sono «risorse, innovazione nei programmi e nella didattica, e un’autonomia che abbia come finalità la promozione di chi parte svantaggiato». L’esortazione è affrontare i «punti critici che non hanno trovato soluzione».

Insomma, una nuova grana per il governo che a Palazzo Madama può contare su una maggioranza dai numeri molto più risicati e con l’incognita di nuove perdite dopo le regionali. Per il momento però l’esecutivo incassa la prima vittoria. Il ministro Stefania Giannini si dice «emozionata e soddisfatta» per il sì dell’Aula di Montecitorio. Il premier Renzi dal canto suo difende il provvedimento: «Non voglio imporre le mie idee o la mia linea. La mia idea di scuola è che l’uguaglianza è di partenza. Per me è importante che questa riforma vada avanti e che i professori vengano coinvolti. La scuola non sia più terreno di scontro, cerchiamo di ripartire insieme». Renzi definisce «un errore» l’ipotesi di blocco degli scrutini: «Hanno tutto il diritto di farlo, per me sarebbe una cosa sbagliata, un errore. Noi siamo un Paese libero e democratico». L’Autorità garante per gli scioperi però fa sapere che Unicobas, Cobas e Usb escludono esplicitamente ogni forma di blocco degli scrutini per i cicli terminali del percorso scolastico. «La scuola è il futuro dell’Italia – spiega ancora il premier – l’Italia è di tutti non soltanto dei sindacati, io vado avanti. I sindacati, quando è stata approvato la legge Fornero, non hanno scioperato, ora stanno protestando perché abbiamo messo tre miliardi in più sulla scuola perché ci crediamo».

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