Organico dell’autonomia o organico del dirigente?

 

di Cosimo De Nitto,  Pensare la scuola 22.5.2015

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Una delle espressioni più usate nel ddl 2994 è “organico dell’autonomia”. Nel testo di legge è un’espressione che ricorre come un mantra per ben 38 volte.
Nel linguaggio burocratico la parola “organico” usata come sostantivo indica la composizione e l’ordinamento del personale di un’amministrazione o di un’impresa, sia pubblica sia privata, in relazione al numero (e anche alle mansioni, al grado gerarchico) dei funzionari, impiegati e subalterni previsti come necessari al funzionamento dei vari uffici.
Nello specifico dell’amministrazione scolastica il sostantivo “organico” viene talvolta connotato con l’attributo “funzionale” o specificato e distinto in “di diritto” e “di fatto”.
Finora, dunque, si era sempre parlato e scritto di “organico funzionale”, “organico di diritto”, “organico di fatto” nella scuola. L’introduzione dell’espressione “organico dell’autonomia” è una novità linguistica del ddl 2994. Perché, con quali scopi significanti è usata questa specificazione? La specificazione “dell’autonomia” dovrebbe distinguere da un possibile “organico” che dell’autonomia non è, oppure è altro. E quale sarebbe questo organico della “non autonomia” visto che le scuole sono per definizione autonome? Che senso ha una specificazione che appare ridondante, inutile e soprattutto che senso ha la sua ripetizione mantrica?
Gli interrogativi sono legittimati anche dal fatto che questa specificazione “dell’autonomia” viene usata solo riferita alle scuole, nonostante che esse non siano le sole ad essere autonome. Il nostro Stato si articola in una ricca e complessa rete di Autonomie, diverse autonomie, infatti, secondo la natura della collettività di riferimento, gli enti autonomi si distinguono in:
  • “Enti territoriali”, che hanno come riferimento la comunità territoriale e dunque collettività costituite di tutte le persone stanziate in un determinato territorio come: Comuni, Province, Regioni.
  • “Enti ad autonomia funzionale”, hanno come riferimento una parte omogenea della comunità territoriale, una determinata categoria, come ad esempio: Scuole, Università, Camere di Commercio, Ordini e Collegi professionali, Fondazioni bancarie, Autorità portuali, Aziende Sanitarie Locali, Autorità di bacino ecc.

Com’è che il legislatore, dopo aver parlato e scritto sempre e semplicemente “organico” dei Comuni, Province, Regioni, Università ecc ecc, improvvisamente, e rispetto solo ed unicamente alla scuola, sente il bisogno di usare la specificazione “dell’autonomia”?
Perché un governo come questo che della semplificazione, dell’essenzializzazione, della praticità e pragmaticità, del risparmio delle parole si è fatta una filosofia, nel nostra caso invece abbonda pleonasticamente aggiungendo sempre e ovunque una specificazione inutile dal punto di vista del senso, una specificazione che non aggiunge niente alla parola “organico” che già non si sapesse, visto che si parla di organico della scuola e che la scuola è autonoma ai sensi della legge n. 59/1997?
Se si trattasse solo di ridondanza e pleonasmo sarebbe solo un rilievo prevalentemente formale, si tratterebbe di una scrittura brutta perché inutilmente ripetitiva e insensata rispetto al significato. Ci deve essere necessariamente dell’altro che non sia il pessimo italiano in cui si scrivono tante volte le leggi.
L’altro sembra il fatto che tutto il ddl è costruito sull’asse di senso politico e giuridico per cui la “autonomia” viene ritenuta sinonimo di “dirigenza”. Il dirigente “è” l’autonomia (e viceversa), è sua incarnazione, sua dimensione operativa concreta, sua possibilità e sostanza giuridica, suo appannaggio esclusivo, suo orizzonte di senso (non si sa perché poi questa personalizzazione, questa individualizzazione nella figura del dirigente come unica persona, perché autonomo non possa essere un team, un organo collegiale. Non si sa perché a questi non possa essere riconosciuta e affidata la “responsabilità” boh!?).
Allora, se questo è, se autonomia vuol dire dirigente e viceversa, dire “organico dell’autonomia” è come dire “organico del dirigente”. E in effetti se si vanno a vedere i poteri (competenze) che il ddl assegna al dirigente rispetto all’organico sarebbe stato più onesto e chiaro scrivere, anziché “organico dell’autonomia”, “organico del dirigente”.
Potrebbe essere un emendamento da proporre al Senato per la trasparenza e l’onestà politica e intellettuale, contro l’ambiguità e la fumosità del linguaggio giuridico e politico del paese degli Azzeccagarbugli vecchi e nuovi.

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