Osservazioni, valutazioni

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di Mavina Pietraforte, Educazione & Scuola, 18.6.2017

– Osservazioni in classe.
La Fondazione Agnelli, in combinazione con l’INValSI ha condotto una ricerca basata sull’osservazione in classe delle pratiche didattiche condotta su 1600 insegnanti di italiano e matematica in V primaria e I secondaria di primo grado, a partire dal 2012 e fino a tutto il 2013-14.
I risultati parziali di questa indagine sono stati pubblicati sul sito della Fondazione Agnelli lo scorso 15 giugno.[1]
Il pregio di questo progetto congiunto Fondazione Agnelli e INValSI sta proprio nell’osservazione diretta in classe e quindi nella conoscibilità immediata delle pratiche didattiche, le sole che possano testimoniare la qualità dell’insegnamento e il grado di innovazione metodologica dei singoli docenti, ma anche della scuola tutta considerata.
Dai primi risultati dell’indagine infatti emerge che 4 insegnanti su 10 non propongono attività strutturate, se non a livello semplice come esercizi sul libro o fotocopie; 8 insegnanti su 10 non adattano le attività in base alle differenze tra studenti; il 50% degli insegnanti non dà feedback adeguati su compiti e interrogazioni.
Seppure in modo parziale, il risultato non è consolante e dimostra quanto l’innovazione metodologica sia ancora da lì da venire, sia pure stimolata e consigliata verso l’uso del digitale, di per sé non bastevole, evidentemente.
L’indagine condotta da “osservatori formati” ha previsto come strumento di indagine, oltre ai questionari, anche apposite schede di osservazione, per cogliere l’attimo della pratica didattica.

– Perché non nell’ambito del SNV?
Il progetto è degno di nota, perché effettivamente misura il polso della situazione di quello che è l’agire di scuola, lo stare in classe, l’affrontare i disagi quotidiani e le sfide continue dei bambini e degli adolescenti in trasformazione.
Nel far parte de Nuclei esterni di valutazione il fatto che fosse completamente oscurata l’osservazione in classe, era ciò che più mi recava disagio e mi induceva a pensare come fallace la valutazione esterna delle scuole.
Si stava 3 giorni in ogni scuola, e certo questo è stato positivo, come ogni incontro umano, si parlava con i docenti coordinatori, con quelli responsabili, si girava per gli edifici, ma non era prevista nessuna osservazione in classe.
Che senso aveva allora indagare su curricolo e competenze, alla luce solo dei documenti forniti e di quanto asserito in materia dai suddetti docenti?
Non se ne poteva avere concreta riprova, a meno di non voler considerare che i livelli di apprendimento risultanti dai test INValSI fossero la bussola per capire come in quella scuola si estrinsecava la didattica.
Un processo a ritroso e abbastanza forzato, non supportato da una indagine mirata, come in questo programma condotto dalla Fondazione Agnelli.
Come si è estrinsecata la ricerca condotta nell’ambito di questo programma, coì sarebbe stato il modo migliore per condurre la valutazione della scuole nell’ambito del SNV, soprattutto per la parte riguardante il curricolo e le competenze.
Una valutazione fondata sulla misurazione degli apprendimenti o sulla valutazione individuale dei docenti con relativa elargizione di “premi” non coglie assolutamente il processo complesso che porta alle dinamiche didattiche e metodologiche che vengono a d accendersi ed alimentarsi nel chiuso della classe, nel proposito singolo del docente, nella possibilità che egli abbia di essere coadiuvato o meno.
“Il problema è che una valutazione dei docenti serve”, come scrive M.Piras[2], e deve essere “qualitativa e ‘dinamica’, cioè rivolta ai processi e non ai risultati”.
Con la valutazione esterna delle scuole    si è persa l’occasione, e gli studi più significativi vengono da una fondazione privata, peraltro illustre, coadiuvata dall’INValSI, peraltro autonoma.
Peccato anche per gli ispettori scolastici che vieppiù escono da un sistema che consenta loro di osservare la prossemica del docente e la reazione del discente, in quella sinergia dialogica che è l’essenza stessa dell’azione didattica.

– La valutazione di dirigenti scolastici
E per la valutazione dei dirigenti scolastici? Si scambierà ancora una volta il significante con il significato e ci si baserà su mole di documenti di scuola, in una sorta di valutazione “bibliografica”, con incontri in presenza ridotti all’osso? O si potrà andare oltre solo grazie alle benemerite Fondazioni che andranno a cogliere il cuore del problema, svelando magari che, per i dirigenti scolastici sarebbe già adeguato valutare le loro performance in relazione alle fasce di complessità delle istituzioni scolastiche, rendendo loro giustizia delle difficoltà che si incontrano nella gestione di una organizzazione complessa come è la scuola, nella sua doppia tribolata anima di amministrazione pubblica ed istituzione educativa.
O si dovrà di nuovo esaminare i vari PTFOF, RAV, PDM, già considerati nel SNV, solo per estrapolarne le azioni del dirigente inerenti ai vari obiettivi e indicatori, ciò che in ultima analisi, si potrebbe fare in sede di valutazione esterna delle scuole, sia nell’ottica dell’economia di risorse, che avvantaggiandosi di ben 3 giorni di visita previsti in quella sede.

– Una domanda
Non sarà forse il caso di soffermarsi a riconsiderare tutto l’impianto del SNV e la formulazione della valutazione dei dirigenti scolastici come è stata ideata?
Non sarà forse il caso di soffermarsi solo sui processi di apprendimento/insegnamento se solo si volesse considerare che, nelle parole di Dacia Maraini, “la scuola non è un’azienda e deve formare, non produrre”.[3]


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