Otto supplenti in 3 mesi non è come un’infezione, ma quasi

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di  Annamaria Indinimeo il Sussidiario, 11.1.2017

– La gestione del personale è uno dei problemi maggiori della scuola Italiana, ridotta a un vero e proprio ammortizzatore sociale. I giovani ne pagano le conseguenze.

La scuola è puntualmente sul banco degli imputati. Perché funziona male? Perché non si riesce ad avviare decentemente l’anno scolastico? No, questa volta perché disgrega le famiglie portando i docenti a centinaia di chilometri dalla residenza, quindi è necessario permettere che tutti, dopo avere accettato un incarico triennale, possano essere trasferiti anche subito più vicino a casa loro.

Il docente il primo di settembre deve arrivare alla sede di servizio, tamburellare seccato con le dita sul tavolo chiedendo di firmare i documenti con una certa urgenza “perché ha il treno fra mezz’ora” e tornare al suo paese in attesa di essere utilizzato in zona, innescando il meccanismo delle supplenze che sarebbero dovute sparire e invece anche quest’anno hanno allietato con ore buche, entrate posticipate e uscite anticipate il rientro a scuola dei ragazzi.

I ragazzi che vengono sempre chiamati in causa, debitamente istruiti e mandati in piazza a difendere gli interessi di categoria, dovrebbero anche avere la possibilità di iniziare l’anno con tutti i loro insegnanti, visto che li mandiamo a scuola per imparare, o almeno faremmo bene a fare così dato che, al di là delle nostre eccellenze, i risultati della nostra scuola continuano a non essere soddisfacenti.

La scelta di una sindacalista “pura” al vertice dell’Istruzione pubblica è una dichiarazione di resa, nessuno dei provvedimenti assunti dai vari governi riscuote il plauso della categoria.

Basta leggere le dichiarazioni dei docenti a proposito del merito e dare un’occhiata alle scelte fatte in molte scuole, per capire che al momento ben pochi sono disponibili ad accettare anche una minima variazione alla stanca riproposizione di un modello nel quale la scuola è una sorta di ammortizzatore sociale e tutto il resto è “ingiusto”.

Si permette ai collaboratori scolastici di lasciare il loro posto per accettare supplenze come assistenti amministrativi anche quando sono palesemente incapaci; si permette (da sempre) al personale della scuola di chiedere un trasferimento e, subito dopo averlo ottenuto, chiedere di rientrare alla sede di partenza ed essere accontentati caricando di inutile lavoro gli uffici e rendendo difficile il servizio; si assumono docenti di materie che non si insegnano nelle scuole in cui lavorano (questo nell’ambito di una imponente operazione di assunzione tesa a eliminare il precariato) e si impone ai presidi di sostituirli, in caso di rinuncia, con docenti della stessa classe di concorso invece di cancellare per sempre la medesima.

L’organizzazione della scuola sembra sempre più a misura di dipendente ed è l’unico settore, ormai, in un Paese dove sono riusciti a delocalizzare anche i lavori da due euro all’ora senza troppa fatica.

La Sanità e l’Istruzione sono i settori più simili e dovrebbero essere gestiti con lo stesso approccio.

L’organizzazione del servizio sanitario tiene conto della situazione concreta, della tipologia dei vari interventi possibili, delle esigenze del malato e della qualità dei rimedi a disposizione perché l’obiettivo, oltre a curare il singolo, è quello di prevenire, informare, tutelare la collettività.

E’ vero che saltare qualche settimana di lezione di matematica oppure avere un docente incompetente o una serie di otto supplenti in tre mesi non crea i danni di un’infezione trascurata; ma è profondamente ingiusto, per davvero.

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