Panino libero. E poi?

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di Pippo Frisone,  ScuolaOggi, 8.9.2016

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– La Corte d’Appello di Torino, proprio a ridosso della chiusura delle lezioni, è stata  categorica: a 60 famiglie torinesi che han fatto ricorso va riconosciuto il diritto di far consumare ai loro figli il pasto preparato a casa nella mensa scolastica. Non più l’obbligo per i genitori  di prendere i figli a scuola, portarli a casa, dar loro da mangiare e poi riportarli a scuola.

Come tutti gli altri alunni, nel tempo mensa rimangono a scuola, non consumano il pasto della refezione scolastica ma  solo quello portato da casa.

La protesta dei genitori pare sia nata dal caro-mensa che nelle mense scolastiche torinesi aveva superato i 7 euro a pasto. Troppi  150 euro al mese e pare nemmeno giustificati sotto il profilo della qualità.

Ora se da un lato la sentenza, riportando all’interno della mensa scolastica la consumazione del pasto fatto in casa, riconosce un diritto, restituendolo ad un momento educativo-formativo comune,

dall’altro apre una serie di interrogativi che le scuole oggi non sono in grado di risolvere. Ai 60 di Torino, pare si siano aggiunti in quella città altri 400 genitori e non solo.

La protesta del panino libero, diffusa e ampliata dai social, pare abbia contagiato altre grandi città , come Milano e Bologna. E se a Torino pare sia scesa in campo a fianco dei genitori anche la nuova giunta Appendino, promettendo un nuovo appalto di gara nella gestione delle mense scolastiche, ci chiediamo sommessamente se le scuole italiane, sono in grado di gestire una novità del genere, in presenza di numeri significativi.

Al di là della rottura dell’unitarietà del progetto educativo del tempo pieno, ci chiediamo come possano essere garantiti tutti quegli aspetti igienico-sanitari legati alla sicurezza e alla conservazione del cibo.

Al mattino vedremo bambini e bambine,già  zavorrati da zaini pesanti, andare a scuola chi con la schiscetta chi col baracchino  chi con la borsa frigo o chi semplicemente con un panino avvolto nella carta stagnola, dentro una busta di plastica.

E poi? Dove verrà lasciato il cibo? Non essendoci frigor a disposizione, quel cibo per quattro ore molto probabilmente rimarrà in classe, per terrà sotto il banco, magari rilasciando odori non sempre graditi di primo mattino. E poi ? tutti in mensa a consumare, pasti caldi e pasti freddi, panini di diverso contenuto, fianco a fianco a quelli della refezione scolastica. E poi? chi controllerà lo scambio del cibo della refezione con quello fatto in casa? Se qualcuno starà male come si farà a distinguere se è stato ingerito cibo fatto in casa o della refezione? E poi ?  come si individueranno le responsabilità?

Che ne sarà di quell’educazione alimentare che sin dall’infanzia l’OMS, le linee guida del ministero e alcune Asl meritorie cercano di divulgare dentro le scuole ? E che ne sarà delle diete equilibrate e bilanciate?

Si fa presto a dire panino libero a scuola. Se il fenomeno, a fronte del caro-mensa, avrà grandi numeri che la crisi economica farà lievitare, allora non basterà la buona volontà di presidi e insegnanti per gestire e tenere sotto controllo la situazione. E allora?

La risposta deve ahimè arrivare ancora una volta dalla politica, partendo dalle amministrazioni comunali. Sostegno alle famiglie bisognose, calmierando i costi della refezione scolastica e migliorando anche la qualità del cibo.

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