Panino libero e ruolo dei genitori

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Valerio Vagnoli*,  Il Gruppo di Firenze,  15.9.2016

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– È recentissima una sentenza del Tribunale di Torino che permette agli alunni della primaria e della media di fare il pranzo a scuola con un panino o altro cibo portato da casa, invece che con quello della mensa scolastica. Una questioncella, si dirà, rispetto ai gravi problemi di questo inizio di anno scolastico. In realtà la sentenza che accoglie le richieste dei genitori contrari alla mensa “uguale per tutti” conferma una visione del mondo da parte di molti adulti assai refrattaria a educare i loro figli alla necessità di misurarsi con la realtà. Forse c’è qualche speranza di venire a capo del caos degli organici, delle “reggenze” che appaiono e scompaiono lasciando sbigottiti centinaia e centinaia di docenti che nel giro di pochi giorni si trovano a misurarsi con due o tre dirigenti diversi o il balletto dei docenti che vanno e vengono con i loro bagagli da una regione all’altra; minori speranze le nutriamo sulle conseguenze negative che la sentenza torinese avrà su molti genitori, sempre più disponibili ad accontentare, come diceva mia madre, le voglie dei loro figli.

L’apparente libertà di poter mangiare a scuola ciò che mamma o babbo preparano a casa, rappresenta a mio parere la conferma di quanto sia profondamente radicata la convinzione che per nostri figli nessun sacrificio è ammissibile e sostenibile, come quello di potersi sfamare con quanto propongono le mense scolastiche. Che generalmente non fanno concorrenza ai migliori ristoranti, ma cucinano con le attenzioni dovute a bambini che hanno esigenze particolari, sia per motivi religiosi che di salute, e sono sottoposte peraltro a controlli igienico-sanitari puntuali e approfonditi. È naturale che ogni mensa scolastica sia sempre migliorabile e che non si dovranno assolutamente negare i pasti a coloro che non hanno soldi per poterli pagare. Ma i genitori che hanno sostenuto il lungo iter giuridico torinese non appartengono a quest’ultima realtà, e credo non occorra spiegarne i motivi. Sono probabilmente espressione di una visione del mondo che nessuna riforma scolastica, nessuna buona scuola, nessun avvio dell’anno scolastico finalmente privo di problemi potrà mai accontentare. Rappresentano a mio parere una categoria, purtroppo sempre più numerosa, convinta che non ci debba essere nessun attrito tra i loro figlioli e la realtà che li circonda e che non si debba chiedere loro un pur minimo sacrificio: in questo caso quello di mangiare lo stesso cibo dei loro compagni, dei loro docenti e spesso dei loro stessi dirigenti scolastici. Si perde oltre a tutto un’occasione per esplorare altri sapori e profumi rispetto a quelli domestici, con il rischio di ingabbiare i bambini in scelte ripetitive e anche troppo rassicuranti. Anche questo è parte dell’educazione. Insomma, nessun avvio dell’anno scolastico potrà mai essere un buon inizio, se non cominciamo a misurarci anche con questi problemi affrontandoli a partire dalle sedi opportune. Prima fra queste quella ministeriale, che da decenni invece rifiuta perfino di parlare di quello che dovrebbe essere il ruolo dei genitori anche all’interno delle scuole, così come si rifiuta perfino di accennare a tematiche che dovrebbero rappresentare le fondamenta di qualsiasi sistema educativo: rispetto delle regole, lealtà nel non copiare, impegno nello studio, premio del merito, quest’ultimo assolutamente fondamentale per poter permettere a coloro che partono da situazioni socialmente svantaggiate di potersi elevare nella vita senza ricorrere ad altri sistemi che sono purtroppo diffusi in un paese in cui, per dirla con Oriana Fallaci, non governano purtroppo le leggi ma le persone!

*Pubblicato oggi sul “Corriere Fiorentino”

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