Paritarie in crisi nera, chiuse 400 scuole. Governo in soccorso: gli studenti costano poco

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Alessandro Giuliani,  La Tecnica della scuola  23.11.2016

fallimento3 – Mentre un alunno della scuola secondaria statale costa 7.000 all’anno; per le scuole paritarie ci sono solo 150 euro a studente, il resto lo deve mettere la famiglia”.

A ricordarlo è stato il senatore Antonio De Poli, vicesegretario vicario UDC che in Senato, ha presentato un’interrogazione parlamentare al presidente del Consiglio Matteo Renzi e al ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan in cui illustra “il quadro delle scuole paritarie che, negli ultimi anni, tra il 2012 e il 2015 ha subito un crollo di 100.000 iscritti, un calo di oltre il 9%“.

Per il senatore, l’aumento dei fondi prodotto dal Governo con la Legge di Stabilità (in tre anni si è arrivati a 500 milioni di euro, quasi il doppio rispetto al 2014). Inoltre, arriveranno per la prima volta dei fondi per i docenti di sostegno anche per le paritarie. Oltre che l’incremento sensibile delle detrazioni fiscali delle famiglie sulle rette d’iscrizione: “le detrazioni fiscali vanno bene, aiutano le famiglie ma, purtroppo, se le paritarie sono in crisi, sono costrette o ad aumentare le rette o a chiudere i battenti”, ha tenuto a dire De Poli.

Per il rappresentante UDC non vi sono dubbi: “sulle scuole materne paritarie – che sono la ‘roccaforte’ delle paritarie con 586.000 iscritti – bisogna compiere uno sforzo in più”.

De Poli, infine, si è soffermato sulla crisi delle paritarie: “gli sforzi messi in campo dal Governo sono stati importanti ma, purtroppo, non hanno sortito gli effetti sperati: in 5 anni, stando alle cifre ufficiali, hanno chiuso i battenti ben 400 istituti paritarie su 13.000 esistenti in tutto il Paese. L’allarme lanciato dalle associazioni di riferimento non può essere ignorato: il governo si attivi raddoppiando, in Legge di stabilità, i fondi destinati in modo particolare alle scuole materneparitarie“. Che, aggiungiamo noi, rappresentano ben oltre la metà delle sedi scolastiche rivolte ai bambini tra 3 e 6 anni. E che se chiudessero i battenti, dovrebbero essere gestite tutte dallo Stato. I cui costi di gestione salirebbero. E non di poco.

Di scuole paritarie ha parlato anche il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, rispondendo, durante il question time del 23 novembre, a un’interrogazione (Gigli – Des- CD) sull’argomento.

È “auspicata la partecipazione delle scuole Paritarie” al secondo bando del progetto “La scuola al centro”, ha sottolineato il responsabile del Miur.

Il secondo bando ha stanziato 240 milioni di euro a livello nazionale. Le scuole paritarie non sono state escluse da questo progetto, ma – ha spiegato il ministro – è stato consentito loro di partecipare in rete e in collaborazione con le istituzioni scolastiche statali.

La partecipazione in rete non solo è stata consentita, ma addirittura favorita attraverso la previsione di un punteggio premiale e aggiuntivo per quelle scuole statali che hanno dato vita a tale coinvolgimento.

Questo è il massimo, a normativa vigente che noi potessimo ottenere“, ha osservato il ministro, rispondendo in questo modo anche alle associazioni delle paritarie che continuano a denunciare la scarsità dei fondi a favore delle scuole non statali.

“Se poi questo non è avvenuto da parte delle scuole paritarie per mancanza di protagonismo o per problemi di natura tecnica, sarà mia cura analizzare i dati con attenzione e aiutare il sistema nella sua complessità a essere protagonista attivo”, ha concluso Giannini confermando quindi l’impegno del Governo sull’approvazione di provvedimenti che agevolino la parità tra istruzione pubblica e paritaria.

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