Parte l’autovalutazione: docenti “strettamente sorvegliati”?

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  La Tecnica della scuola  Giovedì, 30 Aprile 2015

Prende avvio la fase di inserimento dati del RAV sulla piattaforma che il Miur ha realizzato nell’ambito del progetto sulla valutazione e l’autovalutazione delle scuole. Ma c’è qualche dubbio sull’anonimato dei dati raccolti dalle scuole fra genitori e insegnanti.

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Autovalutazione di istituto alle battute finali, almeno per l’anno scolastico in corso.
A partire da oggi 30 aprile le scuole possono accedere alla piattaforma realizzata dal Ministero dell’Istruzione; grazie ad essa, hanno ripetuto già in più circostanze sia il Ministro sia il sottosegretario Faraone, le scuole saranno in una casa di vetro e tutti potranno vedere cosa accade all’interno di ciascuna istituzione scolastica (in realtà questa metafora è vera solo in parte perché ovviamente i dati visibili all’esterno saranno esattamente quelli che la scuola inserirà e ci sembra davvero improbabile che una scuola decida di ostentare all’esterno problemi, magagne e altri aspetti negativi).
Comunque a partire dal prossimo mese di luglio gli esiti dei processi di autovalutazione saranno visibili all’esterno.
Con il RAV (Rapporto di autovalutazione) che ogni scuola deve compilare prende così avvio in modo significativo la complessa procedura prevista dal regolamento sul sistema nazionale di valutazione contenuto nel DPR n. 80 del 2013.
Ombre e dubbi però sono tanti e non riguardano solamente l’aspetto che abbiamo già rilevato (l’autovalutazione ha un senso se messa a confronto con forme di valutazione esterna che per il momento sono molto limitate).
Sappiamo per esempio che in diverse scuole genitori e insegnanti sono stati chiamati a compilare un questionario per rilevare il “gradimento” dell’azione dell’istituzione scolastica. In diversi casi il questionario va compilato utilizzando una piattaforma realizzata (o acquistata) dalla scuola stessa. Quasi sempre, per accedere alla piattaforma, il docente deve inserire i propri dati di accesso (user ID e password) rendendo in tal modo “tracciabile” il questionario stesso. Insomma non ci sarebbero molte garanzie di anonimato con evidente ricadute, tra l’altro, sulla attendibilità dei dati raccolti.
Sarebbe interessante sapere cosa ne pensa in proposito il Garante per la Privacy.

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