Partecipazione a corsi di formazione: se il DS non autorizza

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inviata da Polibio, 6.2.2017

– Il docente: “Signor preside, chiedo i 5 giorni per partecipare al corso di formazione”.
Il preside: “Non autorizzo la sua partecipazione”.

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“La partecipazione a iniziative di formazione con l’esonero dal servizio e con sostituzione ai sensi della normativa sulle supplenze brevi vigente nei diversi gradi scolastici” è un diritto degli insegnanti sancito dal comma 5 dell’articolo 64 (Fruizione del diritto alla formazione) del Contratto collettivo nazionale del comparto scuola, che al comma 1 dello stesso articolo 64 sancisce che “la partecipazione ad attività di formazione e di aggiornamento costituisce un diritto per il personale in quanto funzionale alla piena realizzazione e allo sviluppo della propria professionalità”. Quindi, i docenti di ogni ordine e grado di scuola hanno diritto alla fruizione complessiva di cinque giorni nel corso dell’anno scolastico (un solo corso di cinque giorni oppure cinque giorni ripartiti in più corsi, fino a cinque presenze di un giorno in diverse sedi) per partecipare a corsi o a iniziative di formazione e di aggiornamento. Il dirigente scolastico di ogni singola scuola deve fornire, a norma del comma 13 dello steso articolo 64, “un’informazione preventiva sull’attuazione dei criteri di fruizione dei permessi per l’aggiornamento”.

Ovviamente c’è differenza tra attività di formazione (crescita intellettuale, insieme degli studi compiuti e da compiere con corsi di formazione, acquisizione di determinate conoscenze anche materiali) e attività di aggiornamento (complesso di attività che consentono di rinnovare la propria preparazione culturale e professionale, di adeguarsi al presente, di essere informato sulle ultime novità specialmente in campo  professionale, quello di insegnante). Nel Dizionario avanzato dell’italiano corrente, Tullio De Mauro ha precisato che “aggiornamento” è “l’arricchimento della propria cultura e preparazione professionale mediante lo studio di nuove scoperte, nuove tecniche e nuovi strumenti (gli insegnanti devono seguire ogni anno dei corsi di aggiornamento)”, e “aggiornarsi” è “arricchire e adattare ai tempi la propria cultura o preparazione professionale mediante lo studio di nuove scoperte, nuove tecniche e nuovi strumenti (per svolgere bene un lavoro, bisogna aggiornarsi, mettersi al passo coi tempi)”. Insomma, un docente di storia e filosofia, oppure di italiano, di matematica, di fisica, di chimica, di latino e greco, di discipline tecnico-pratiche, di sostegno, di francese, di inglese, di spagnolo, di disegno o di musica, di educazione fisica, di informatica, di telecomunicazione, di elettronica e di elettrotecnica, ecc., ha il diritto-dovere di arricchire la propria cultura e preparazione professionale con la frequenza di corsi di aggiornamento; e ha anche il diritto (e il dovere, data la professione di insegnante) di migliorare la propria formazione con la frequenza di corsi, a sua libera scelta, sempre tra quelli riconosciuti dal Miur. Formazione e aggiornamento sono fondamentali. Per tutti. Nel tempo, anche breve, le trasformazioni possono anche essere addirittura radicali. Nei tempi lunghi lo sono certamente. Dalla Riforma Casati del 1859 alla cosiddetta “buona scuola” (107/2015) da rottamare nel più breve tempo possibile. Conoscere il processo storico è formazione per i giovani; è stato aggiornamento per gli insegnanti che nelle scuole si sono succeduti nel tempo fino ai nostri giorni. Per i docenti delle specifiche discipline, il dovere dell’aggiornamento è fondamentale per la loro professione. La formazione consiste nell’acquisire conoscenze che riguardano altre discipline, altre scienze, le scoperte di notevole entità, ma anche concernenti i molteplici aspetti della vita, continuamente rappresentati e puntualmente descritti – sebbene non in termini scientificamente formativi – dai giornali, dai settimanali, dalle televisioni e da qualsiasi altro strumento e mezzo di comunicazione e quindi di conoscenza. Proviamo a immaginare l’importanza del matematico inglese Alan Turing che decritto il segretissimo codice nazista durante la Seconda guerra mondiale, scienziato dalle intuizioni che hanno portato all’invenzione del computer moderno; e a Sthephen Hawking, matematico dell’Università di Cambridge, per la storia del tempo dal big bang ai buchi neri, nella spiegazione della complessità del cosmo. Lo stesso per quanto riguarda l’importanza di tanti altri: storiografi, tra i quali,  per citarne soltanto uno, Renzo De Felice, per la storia d’Italia, in otto volumi, dagli anni venti del XX secolo alla Seconda guerra mondiale (1940-43, guerra civile 1943-45), e  poeti, linguisti, pittori, romanzieri, scultori, inventori, sociologi, addetti alla tutela del territorio, ecc.. Gli istituti scolastici sono conosciuti dal nome e cognome di molti di loro, come l’Ettore Majorana di Cesano Maderno.

Ebbene, per quanto concerne la formazione e l’aggiornamento, i docenti hanno diritto alla fruizione di cinque giorni nel corso dell’anno scolastico per partecipare alle specifiche iniziative, a loro insindacabile scelta, purché gli Enti organizzatori siano riconosciuti dal Miur, con l’esonero dal servizio e con sostituzione “ai sensi della normativa sulle supplenze brevi vigente nei diversi gradi scolastici”. Se il corso si svolge fuori sede, le spese di viaggio vanno rimborsate al docente che vi partecipa. Un recentissimo articolo di Lucio Ficara (Il caso di un Ds che non autorizza il diritto alla formazione”, La Tecnica della scuola, 2 febbraio) ha incuriosito Polibio, che si è chiesto il perché e, da storiografo, basandosi su alcuni atti, fonti primarie, è del parere che possa esserci stata la violazione del diritto del docente alla fruizione dei 5 giorni per il corso di formazione e altresì la violazione dell’articolo 64, comma 5, del Contratto collettivo nazionale del comparto scuola. A negare al prof. Carmine Nicoletti (insegnante tecnico-pratico, nonché specializzato per il sostegno e in quanto tale utilizzato per un numero limitato di ore) la richiesta dei 5 giorni per partecipare al corso di formazione “Sci e tutela ambientale” da svolgersi a Passo del Tonale dal 5 al 10 marzo 2017 – corso programmato su carta intestata Miur-Ufficio scolastico  regionale per l’Umbria-Coordinamento regionale educazione fisica e sportiva, sottoscritto dal Coordinatore regionale Mauro Esposito, al quale il prof. Carmine Nicoletti aveva presentato il  modulo di iscrizione per la partecipazione, accettata – è stato il dirigente scolastico dott. Antonio Cangiano dell’Istituto di istruzione superiore “Ettore Majorana” di Cesano Maderno (Monza Brianza). Il diniego alla richiesta del 17.01.2017 presentata dal prof. Carmine Nicoletti (corretta in ordine agli obblighi previsti) “è motivato dalla non congruenza della proposta formativa del corso rispetto al profilo professionale del prof. Nicoletti (sia nella sua qualità di docente di sostegno che di ITP. Tale decisione viene presa valutando il prevalente interesse dei due minori … seguiti dal docente stesso). Altresì il Collegio Docenti del 25 ottobre 2016 nella delibera n. 23 aveva deciso ‘… saranno autorizzati solo i corsi di formazione attinenti alla specifica formazione del docente qualora lo stesso lo voglia richiedere’. La richiesta di formazione non attinente al piano Formativo sopra indicato (Didattica di Competenze e costruzione del curricolo verticale; Tecniche e modalità valutative del Sistema Scolastico e della didattica; Integrazione, inclusione e cittadinanza; Competenze digitali CLIL) pertanto non sarà autorizzata”.

Che a decidere sul contenzioso, in ordine alle rispettive competenze, siano l’Ufficio scolastico provinciale e l’Ufficio scolastico regionale, prima che sia avanzato ricorso alla Magistratura, Polibio ritiene che sia necessario e urgente. Purtroppo è ripetutamente accaduta, per esempio in Puglia, in particolare a Foggia, l’inerzia degli organi che hanno il compito di vigilare, di intervenire ed eventualmente di sanzionare chi ha causato ingente danno a docenti, all’immagine dell’amministrazione pubblica, e conseguentemente al Miur e allo Stato, in considerazione delle sentenze della magistratura del lavoro (che sono state favorevoli ai docenti e ai non docenti, con condanna del Miur e dell’USR al pagamento, in favore del/la ricorrente, delle spese di lite) e anche della magistratura penale con condanna di 30 giorni di reclusione inflitta a un ormai ex preside. In atti ufficiali – pubblici anche perché presentati in giudizio dalla parte ricorrente che ha conseguito esito positivo nella sentenza del Giudice del lavoro (che ha dichiarato illegittima la sanzione del licenziamento che era stato inflitto alla parte ricorrente nel febbraio del 2010, ha annullato il licenziamento e ha ordinato all’amministrazione resistente di reintegrare la dipendente nel posto di lavoro, condannando la parte resistente, il Miur e l’Usr per la Puglia al risarcimento del danno causato alla parte ricorrente mediante il pagamento di un’indennità commisurata all’ultima retribuzione di fatto dal giorno del licenziamento sino all’effettiva reintegra, nonché al versamento dei contributi assistenziale e previdenziali per lo stesso periodo – sette anni – e altro ancora) – un preside si rivolgeva al Direttore generale dell’Usr con espressioni  tali da dovere essere oggetto di contestazione, di procedimento disciplinare e di sanzione addirittura del suo licenziamento (se nulla di ciò è avvenuto, c’è stata preoccupazione o sudditanza? Preoccupazione di che cosa? Sudditanza perché?); espressioni come, a proposito di una visita ispettiva alla scuola di quel preside disposta dal Direttore generale dell’Usr : “Una domanda nasce spontanea: avrebbe agito allo stesso modo lo scorso anno il direttore? Non mi avrebbe prima almeno chiesto spiegazioni ….? Come mai … la comunicazione della visita ispettiva mi è stata notificata una quaresima dopo …”. Questo e tant’altro in documenti ufficiali, fonti primarie. Cosa potrebbe significare l’interrogativo “avrebbe agito allo stesso modo lo scorso anno il direttore”?

Il caso del dirigente scolastico dell’Istituto “Ettore Majorana” di Cesano Maderno che, in violazione di quanto sancito dal comma 5 dell’articolo 64 del Ccnl, non ha autorizzato al docente che correttamente l’aveva richiesta la partecipazione all’iniziativa di formazione con l’esonero dal servizio e con sostituzione ai sensi della normativa delle supplenze brevi, potrebbe essere soltanto conseguenza di una non puntuale interpretazione della norma vigente. Tuttavia, se tale, da correre ai ripari. Anche con procedimento di conciliazione in sede di Ufficio scolastico provinciale, quello di Monza.  La decisione del diniego di cui alla comunicazione al prof. Carmine Nicoletti da parte del dirigente scolastico dott. Antonio Cangiano dell’Istituto “Ettore Majorana” di Cesano Maderno non può essere motivata affatto (peraltro posta dal d.s. quale primo punto) dall’essere stata da lui presa “valutando il prevalente interesse dei due minori … seguiti dal docente stesso”. A parte il fatto che il corso di formazione si svolge a Passo del Tonale e l’istituto scolastico “Ettore Majorana” è a Cesano Maderno (Monza Brianza) – e non in una delle isole nel mare che dal golfo di Napoli giunge al golfo di Salerno, tra le quali le isole di Ischia e di Capri,   meravigliosamente visibili dal lungomare che dal golfo di Napoli giunge al golfo di Salerno –, e che il corso di formazione ha per titolo “Sci e tutela ambientale”. Tutela ambientale, di salvaguardia (anche utilizzando meglio gli strumenti informatici da parte di tutti) di un territorio al quale non saranno mai estranei quei due studenti seguiti dal prof. Carmine Nicoletti, gli altri studenti seguiti dallo stesso professore e quelli che comunque sono e saranno iscritti all’Istituto d’istruzione superiore “Ettore Majorana” che quest’anno scolastico e  negli anni scolastici a venire saranno seguiti dal prof. Carmine Nicoletti. Comunque, si tratta di un particolare dal quale non può affatto derivare il diniego del d.s., perché il comma 5 dell’articolo 64 del Ccnl sancisce che il docente esonerato dal servizio per partecipare a iniziative di formazione deve essere sostituito, durante i cinque giorni dell’assenza, ai sensi della normativa delle supplenze brevi, naturalmente anche da docenti in servizio nell’istituto scolastico (quindi retribuiti, durante i cinque giorni, con una cifra complessiva compresa tra 525 per 15 ore e 610 per 18 ore, dalla quale detrarre le previste imposte come per legge). Esattamente come per le supplenze in caso di malattia del/la docente, assente dalla scuola, facendo qualche esempio, per stato influenzale, parotite, meningite, malattie esantematiche, ecc. ecc.. Ma trattandosi di un/a docente di sostegno che segue due minori … e “valutando il prevalente interesse dei due minori …seguiti” dal/la docente stesso/a, il d.s. non autorizzerebbe affatto il/la docente ad assentarsi, e così gli/le negherebbe il diritto, sancito dal Ccnl, di assentarsi. Ogni giorno a scuola, quindi, e magari sistemato/a in una stanza dell’istituto scolastico per rimanervi durante la notte, così anche per tutelare la salute del/la docente e insieme il “prevalente interesse” dei minori …”, quale che sia il loro numero. Un po’ di satira non guasta mai!     .

Il Collegio dei docenti può deliberare corsi di aggiornamento, ma non c’è obbligo per i singoli docenti di frequentarli; non può esserci imposizione di frequentarli da parte del dirigente scolastico, perché, così nel comma 1 dell’articolo 65  del Ccnl, “alle istituzioni scolastiche singole, in rete o consorziate, compete la programmazione delle iniziative formative, riferite anche ai contenuti disciplinari dell’insegnamento, funzionali al Pof, individuate sia direttamente, sia all’interno dell’offerta disponibile sul territorio, ferma restando la possibilità dell’autoaggiornamento”. Il piano, annuale o triennale, “delle attività di aggiornamento e formazione destinate ai docenti” è deliberato, in ogni istituzione scolastica ed educativa, dal Collegio dei docenti – e per attuarlo è necessario lo specifico finanziamento – “coerentemente con gli obiettivi e i tempi del Pof” (oggi Ptof), considerando anche esigenze ed opinioni individuali. Analogamente il DSGA predispone il piano di formazione per il personale ATA”. Ma non c’è vincolo di frequenza per i docenti, perché ciascun docente ha il diritto di non partecipare ai corsi deliberati dal Collegio dei docenti, ma a condizione d’avere fatto inserire nel verbale del Collegio dei docenti la sua determinazione a non partecipare a un corso (indicando quale), ad alcuni dei corsi (indicando quali), a tutti i corsi.

La questione dei “criteri di fruizione dei permessi” ai docenti (peraltro, anche al personale ATA) per partecipare ad attività di formazione e di aggiornamento organizzati da Enti riconosciuti dal Miur è sancita dal comma 13 dell’articolo 64 del Ccnl. Debbono essere forniti dal dirigente scolastico, ovviamente all’inizio dell’anno scolastico, con un’informazione preventiva. Ed è ovvio, perché, sia pure paradossalmente, tutti i docenti potrebbero chiedere di assentarsi negli stessi cinque giorni. Come peraltro potrebbe farlo una notevole parte di loro, oppure scegliendo tutti un determinato mese dell’anno scolastico, il periodo degli scrutini, il mese conclusivo dell’anno scolastico. E allora è necessario stabilire tempi durante i quali le assenze non sono consentite (periodo degli scrutini, nelle settimane conclusive delle attività didattiche), precedenze, per anzianità di servizio o per fase iniziale della nomina a tempo indeterminato, per ordine di discipline nel caso di aggiornamento, o per ordine di richiesta. Insomma, sempre nel rispetto dell’informazione preventiva del dirigente scolastico concernente i “criteri di fruizione dei permessi”, che giammai possono essere negati dal dirigente se si tratta di partecipazione a corsi di formazione e di aggiornamento organizzati da Enti riconosciuti dal Miur che hanno accolto la richiesta di richiesta del docente consistente nella compilazione del modulo di iscrizione e nel versamento della tassa di iscrizione e della cosiddetta “caparra individuale”.

Purtroppo, gli intoppi, quali che siano, non mancano mai. Come quello capitato a una docente precaria, che ha avuto la “fortuna” di essere assunta, in una scuola parecchio distante dal Comune di residenza – ma si tratta del calvario di qualche centinaio di migliaia di docenti precari in cerca di guadagnare qualcosa per sopravvivere dopo la laurea e le spese e i sacrifici per conseguirla – per 6 ore la settimana, da svolgere in due classi durante quattro giorni la settimana. Se si tratta di scuola secondaria inferiore o superiore, corrisponderebbero a una retribuzione netta per settimana tra 110 e 125 euro; distribuita in quattro giorni, circa 23 o 31 euro al giorno. Di fronte a una situazione così paradossale, non sarebbe stato difficile, trattandosi di 6 ore settimanali da svolgersi in due classi, dividere le 6 ore in due giornate di presenza. La precaria avrebbe così percepito da 55 a 62 euro in ciascuno dei due giorni. Se le 6 ore fossero state divise in tre giorni, lo “stipendio” giornaliero della precaria sarebbe stato da 37 a 42 euro per ciascuno dei tre giorni. In ogni caso, una sorta di voucher ai docenti precari a ore nella scuola statale. Tant’è che in uno dei quattro giorni della settimana la docente precaria doveva essere a scuola soltanto per una delle 6 ore settimanali. Poteva essere facile risolvere almeno questa parte del calvario della docente precaria, accorpando almeno quella sola ora a una delle altre tre giornate della settimana (peraltro, essendo 5 le altre ore di didattica da svolgersi negli altri tre giorni della settimana in due classi, è evidente l’esistenza di almeno un altro giorno con una sola ora di lezione). Ma la dirigente scolastica – che d’altra parte ha, come tutti i dirigenti scolastici, anche la funzione di risolvere le questioni non rilevanti, minime e facilmente risolvibili, come quella dell’unica ora di presenza in uno dei quattro giorni di supplenza per complessive 6 ore assegnate alla docente precaria – ha decisamente risposto picche, un picche che può ritenersi legittimo, ma che non considera affatto il disagio, anche economico, dell’insegnante precaria, che per recarsi a scuola e ritornare a casa, dopo una sola ora di attività didattica, spende parecchio di più di quanto guadagna. Comunque, da parte chi ogni ora guadagna parecchio di più dei pochi euro “guadagnati” dalla docente precaria non è consentito, invece di attivarsi per risolvere un problema facilmente risolvibile, rispondere alla legittima richiesta della docente precaria con un assai discutibile “l’orario è questo, se non le va bene può anche licenziarsi”. Chissà come si sarebbe comportata se un/a dirigente scolastico/a avesse risposto allo stesso modo a sua figlia, docente precaria? Ai lettori la risposta. Da parte sua, Polibio “dedica” a questa d.s. il primo degli articoli della rubrica, che poi saranno raccolti in un opuscolo, dal titolo: “GALATEO. Come non deve comportarsi un/a preside”.

Polibio  

polibio.polibio@hotmail.it

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