Pensione anticipata, riforma: possibile se si rinuncia al 25% dello stipendio. Maestre infanzia senza penalizzazione, è lavoro usurante

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Orizzonte Scuola,  14.9.2016

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– La possibilità di andare in pensione anticipata sta prendendo corpo presso l’ANPE. Inizialmente sarà una sperimentazione, quindi potrebbe essere esteso a tutti.

Inizialmente sarà possibile soltanto per i nati  tra le fine del 1950 e il 1954: quest’ultimo potrà essere chiesto dall’anno prossimo a partire dai 63 anni di età e quindi a 3 anni e 7 mesi dal pensionamento di vecchiaia. Il periodo di sperimentazione del sistema dovrebbe essere di 2 anni e, per il momento, potranno uscire dal lavoro nel 2017 soltanto i nati fino al 1954, una volta compiuti 63 anni. Solo per le categorie disagiate (per chi percepisce una pensione fino a 1.200 euro netti) e logoranti (ad esempio chi lavora nell’edilizia o gli infermieri), l’anticipo dovrebbe essere sostanzialmente gratuito, perchè da restituire attraverso una soluzione fiscale praticamente “indolore”.

Chi percepirà una pensione lorda superiore a 1.500 euro e non rientra nelle professioni logoranti, per ogni anno di anticipo pagherà circa il 5% o il 6% dell’assegno, da restituire sempre in 20 anni. Se si è utilizzato appieno lo strumento, andando via 3 anni e 7 mesi prima, la quota oscillerà tra il 15% e il 18%. Vi è, anche , l’interesse alla banca e il premio assicurativo contro la premorienza; quindi, si arriva al 20-25% in meno dell’assegno.

Tra le novità quella del riconoscimento per le maestre d’infanzia dello status di lavoro usurante.

Di fatto, chi fa questo mestiere non dovrà rinunciare a parte dell’assegno pensionistico per andare a riposo in modo anticipato.

I sindacati frenano sul confronto sugli interventi in materia previdenziale da inserire nella manovra di bilancio, chiedono chiarimenti sulle risorse da stanziare e avvertono il Governo che l’intesa non è scontata.

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