Pensioni, niente modifiche fino al 2016. È bufera: Renzi ciarlatano totale

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Alessandro Giuliani, La Tecnica della scuola  12.10.2015.  

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Ha determinato reazioni vibranti la dichiarazione del premier Renzi, rilasciata durante ‘Che tempo che fa’, sul rinvio al 2016 degli interventi sulla flessibilità lavorativa in uscita.

“Non abbiamo ancora trovato la soluzione per consentire di andare in pensione un paio d’anni prima. Se si interviene sulle pensioni senza saggezza si fa danno, quindi proporremo la soluzione nel 2016 quando i numeri saranno chiari“, ha detto il presidente del Consiglio domenica 12 ottobre al conduttore Fabio Fazio.

All’indomani dell’intervento di Renzi, sono scattate le proteste. Sindacali e politiche. Perchè l’intervento del premier fa naufragare tutti i progetti di adozione delle tante proposte di introduzione della flessibilità, a partire dal ddl che ha come primo firmatario il deputato PD Cesare Damiano. Anche le ipotesti crescenti di un abbandono del lavoro anticipato a 62 anni, in cambio del 10% dell’assegno pensionistico vengono per l’ennesima volta rinviate.

Per il segretario confederale Uil Domenico Proietti la è un “errore gravissimo non affrontare nella legge di Stabilità il tema della flessibilità di accesso alla pensione. Si continuano a penalizzare i lavoratori over 62 anni e i giovani che vedono ancora bloccato il turn over nel mercato del lavoro. La Uil non si rassegna a derubricare questo tema e continuerà la mobilitazione in tutto il Paese”.

Agguerrita è pure Annamaria Furlan segretario generale della Cisl: “Vogliamo capire – ha aggiunto – se per il governo, che ha fatto tante ipotesi, ha chiuso e riaperto più volte, questa è una cosa seria o se sono solo annunci a seconda degli spot televisivi che poco interessano agli italiani”, ha detto Furlan.

Per l’ex ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini, oggi vice capogruppo vicario di Forza Italia alla Camera, “quando si va sul concreto il Governo fa marcia indietro: un provvedimento congegnato per restituire dignità e giustizia a chi è in attesa di andare in pensione (avendo versato i contributi fino all’ultimo centesimo) viene ora procrastinato”.

E ancora: “dopo aver illuso centinaia di migliaia di italiani colpiti dalle storture della riforma Fornero, adesso l’Esecutivo ‘rinvia di un anno’ la flessibilità in uscita per le pensioni. ‘I numeri non sono chiari’, si giustificano, un po’ come quelli dei nuovi assunti con il Jobs Act. E’ l’ennesima beffa di un Governo che vive ormai solo di annunci: promesse di giornata destinate a non trovare attuazione. Gli Italiani però hanno capito, e l’imbroglio sulle pensioni fa il paio col disastro di Roma targato Marino: tutte scelte di casa Pd”, conclude Gelmini.

Il commento più duro è quello congiunto di Paolo Ferrero segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, e Roberta Fantozzi, responsabile nazionale Lavoro di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea: “Renzi – dicono i due – è un ciarlatano totale: sulle pensioni l’ultima dimostrazione, se ce ne fosse stato bisogno. Infatti, non solo blatera le solite scuse per non fare l’unica cosa che servirebbe sul fronte delle pensioni: cancellare la riforma Fornero, quella che ha allungato l’età pensionabile, vergognosamente. Renzi non riesce nemmeno a fare l’unica cosa che ha annunciato e promesso, ovvero la flessibilità in uscita, usando la scusa che non ci sono soldi!”.

Secondo Ferrero e Fantozzi, “Renzi vuole infatti togliere le tasse sui castelli che risultino essere utilizzati come prima casa ma non vuole permettere ai lavoratori e alle lavoratrici di andare in pensione prima. Mente sapendo di mentire: #isoldicisono, basta prenderli a quelli che hanno ville e castelli!”.

“Piuttosto che continuare a sparare balle, quindi, dovrebbe abolire la legge Fornero: sarebbe l’unica misura di civiltà in un paese in cui i giovani non trovano lavoro e i più anziani sono costretti a lavorare fino a 67 anni”, concludono gli esponenti di Rifondazione Comunista.

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