Pensioni, Quattordicesima più alta del 30%. Ecco cosa Cambia dal 2017

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di Vittorio Spinelli,  PensioniOggi,  12.11.2016

–  Sul fronte dell’adeguatezza degli assegni il Governo ha confermato l’intervento sugli importi pensionistici più bas­si, aumentando la platea di chi ricade nella “no tax area” e di chi beneficia della quattordi­cesima.

2017-ape1La manovra conferma l’incremento e l’estensione della platea dei lavoratori che avranno diritto alla 14^ mensilità. La legge di Bilancio, attualmente all’esame della Camera, reca un rafforzamento della quattordicesima mensilità, il bonus attualmente oscillante tra 336 e 504 euro in base agli anni di contributi che si possono vantare, riconosciuto con la mensilità di luglio di ogni anno ai pensionati con più di 64 anni che hanno un reddito inferiore a 9.786,86 euro lordi (1,5 volte il trattamento minimo) cioè una pensione non superiore a circa 750 euro al mese. Su questo fronte la legge di bilancio prevede un incremento di circa il 30% il valore del bonus.

I pensionati in questione otterranno, pertanto, un bonus dai 100 ai 150 euro in più l’anno rispetto agli importi attualmente erogati (da 336 a 504 euro). Si passerà rispettivamente a 437 euro dai 336 attuali per chi può vantare fino a 15 anni di contributi (18 anni gli autonomi); a 546 euro dai 420 euro attuali per i lavoratori che vantano da 15 a 25 anni di contribuzione (da 18 anni a 28 anni gli autonomi) e a 655 euro dagli attuali 504 euro per i lavoratori con più di 25 anni di contribuzione (più di 28 anni gli autonomi).

Se il reddito è compreso tra 1,5 volte e 2 volte il trattamento minimo del fondo pensione lavoratori dipendenti (cioè risulta compreso tra 9.780 e 13 mila euro circa all’anno) i pensionati otterranno per la prima volta la corresponsione del bonus (attualmente questa fascia ne è esclusa) anche se in forma più bassa rispetto alle cifre sopra indicate. Il bonus sarà pari a 336 euro per chi può vantare fino a 15 anni di contributi (18 anni gli autonomi); 420 euro per i lavoratori che vantano da 15 a 25 anni di contribuzione (da 18 anni a 28 anni gli autonomi) e a 504 euro per i lavoratori con più di 25 anni di contribuzione (più di 28 anni gli autonomi). Si veda la tavola sottostante per maggiori chiarimenti.

Ove il reddito sia superiore ai predetti limiti ma comunque inferiore alla somma tra l’importo erogabile e il reddito massimo l’importo è attribuito fino a concorrenza del predetto limite maggiorato. Non ci sono cambiamenti per quanto riguarda la valutazione dei redditi che devono essere presi in considerazione. Resteranno rilevanti, pertanto, oltre alla pensione, i redditi di qualsiasi natura, con l’esclusione dei trattamenti di famiglia, le indennità di accompagnamento, il reddito della casa di abitazione, i trattamenti di fine rapporto e competenze arretrate. Sono escluse, inoltre, le pensioni di guerra, le indennità per i ciechi parziali, l’indennità di comunicazione per i sordomuti.    

L’altro intervento sul tavolo di Palazzo Chigi è l’ampliamento ulteriore del bacino della no tax area, in cui oggi rientrano i pensionati fino a 75 anni di età e con reddito fino a 7.750 euro e quelli più anziani con assegni annuali non superiori a circa 8mila euro. Il limite reddituale sarà portato per tutti a 8mila euro allineandolo così a quello previsto per i lavoratori dipendenti. Una misura che si pone in linea di continuità con quanto avvenuto da quest’anno con la legge di stabilita’ che ha ampliato la no tax area dei pensionati ma che non ha ancora equiparato, dal punto di vista delle detrazioni, i redditi da pensione a quelli da lavoro, in particolare per i pensionati con meno di 75 anni. Una delle principali rivendicazioni della parte sindacale. Dal prossimo anno, pertanto, i pensionati con meno di 75 anni con redditi da pensione medio-bassi godranno di una pensione mensile di una manciata di euro più elevata. 

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