Perché è impossibile non commettere errori (nella vita, a scuola…)

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di Simonetta Tassinari, Il Libraio, 2.10.2016

– “Nessuno è esente da errori, neanche i grandi scienziati (anzi)…”. Citando grandi filosofi e pensatori di oggi e di ieri, ma anche casi concreti della quotidianità, Simonetta Tassinari, insegnante e scrittrice, in libreria con “La sorella di Schopenhauer era una escort”, su ilLibraio.it ricorda perché è impossibile non sbagliare…

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Gli errori di concetto, di espressione, di contenuto, di penna, di previsione, di interpretazione, i lapsus, i qui pro quo – anzi i pro- coccò, come mi disse un alunno che aveva una certa esperienza in materia- si annidano ovunque. Alcuni sono così assurdi da sembrare delle battute. Di recente, a scuola,  ho sentito attribuire a Oscar Wilde Il ritratto di Christian Dior, una magnifica sciocchezza  che avrei volentieri inserito in La sorella di Schopenhauer era una escort, nel quale compare  un vasto repertorio di errori scolastici; senonché ne avevo già abbastanza per conto mio di geografia, storia e filosofia,  da non potermi occupare anche della letteratura inglese.

Gli errori sono, si direbbe, una caratteristica strutturale della natura umana, e non ho la pretesa di occuparmi qui degli errori degli animali, che di sicuro ne fanno, a cominciare dal mio cane (basta che indossi un cappello a tesa larga e non mi riconosce più, e perfino mi abbaia). In molti ne hanno disquisito, più o meno scientificamente, e il più e meno è d’obbligo proprio a causa dell’impalpabile confine che spesso separa quel che è accettato come “giusto”, oppure viene giudicato “sbagliato” alla luce dei dati in possesso in quel momento. Le radici degli errori possono affondare nella stanchezza; nelle istanze inconsce, e nell’inserzione a tradimento di elementi affettivi e personali nella comunicazione  consapevole, i quali  ci fanno pronunciare un “sì” quando avevamo stabilito di dire “no”, ci fanno deformare i nomi, dimenticarne altri (quel che diciamo è in qualche modo influenzato anche da quel che proviamo, oltre che da quel che sappiamo). Un’associazione impropria di idee ci porta su una strada  scorretta, così come un paragone insussistente,  i pregiudizi che ci annebbiano la mente, il voler vedere quel che per l’appunto si vuol vedere, deformando la realtà. Svolge la sua  parte l’ignoranza, che pure esiste, sebbene difficilmente l’ammettiamo, la quale, unita alla vanità, ci spinge di frequente a immischiarci in faccende di cui poco o nulla sappiamo, pur di dire la nostra. E dove sistemare la distrazione, ovvero il fatto che spesso ci siamo e non ci siamo, perché,  se è vero che il nostro cervello, come qualcuno afferma, non lavora che a metà,  ne usiamo un quinto (sempre della metà che si suppone in uso)?

Secondo Cartesio, che, come si sa, era piuttosto ottimista, la ragione umana è uno strumento di per sé quasi perfetto, e potremmo non sbagliarci mai se solo la adoperassimo bene. Il metodo sarebbe, secondo lui, di non dare troppo in fretta il nostro assenso, insomma bisognerebbe tenere a bada la volontà finché non ci siano  chiari tutti i lati di una questione. Per fortuna gli uomini non gli hanno mai dato retta, altrimenti anche la costruzione di una ruota avrebbe comportato tanti di quei problemi teorici, per nulla chiari, da scoraggiarne gli ideatori.

Per di più, la fretta ha le sue responsabilità, ma non tutte.

Esistono quesiti la cui lenta risposta, elaborata in anni e anni, in secoli, perfino, alla lunga si è dimostrata un abbaglio: l’efficacia della pietra filosofale, il fasciare i neonati,  la circolazione del sangue originata  dal fegato,  il corpo umano  governato da quattro umori. Nessuno è esente da errori, neanche i grandi scienziati (anzi).  

Newton, che ci appare così luminosamente moderno, uno dei padri della scienza contemporanea,  trascorreva le notti alla ricerca di una- per ora- impossibile “equazione di Dio”, e dei segreti dell’alchimia e della magia, che ambiva a dominare. Galileo errò clamorosamente (clamorosamente per noi, visto che ce lo insegnano  fin da piccoli) sulle maree, attribuendole al moto terrestre e non all’influenza della luna, e sbagliò, tanto per rincarare la dose, anche sulle comete, considerandole dei fenomeni ottici e non dei corpi celesti; eppure, è sempre il grande Galileo. Viceversa, quelle che sembravano cantonate talvolta si sono rivelate delle verità; è il caso degli atomi di Democrito ed Epicuro, su cui nessuno avrebbe scommesso una cicca; degli invisibili “corpuscoletti” che avrebbero trasmesso le malattie nel parere di Girolamo Fracastoro il quale, nel Cinquecento, intravide l’esistenza dei microbi, ma purtroppo non fu creduto. Le cose addirittura possono intrecciarsi in un misto di verità- falsità come nel caso della “costante cosmologica” di Einstein, che prima la teorizzò, poi la considerò  un errore, mentre  attualmente è ritenuta  una predizione corretta. Gli analisti e i sociologi contemporanei, peraltro, che di certo non si considerano degli indovini, e tuttavia spesso si lanciano in previsioni, pur esprimendosi con i termini di  “tendenza” e di “possibilità”, non hanno assolutamente previsto il crollo del Muro di Berlino né tantomeno quello dell’U.R.S.S.;  e che dire dell’attuale massiccia immigrazione dal Medio Oriente e dall’Africa? Se sfoglio qualche testo di  di venticinque anni fa, non ve n’è traccia; come se l’Europa non sospettasse neppure che un giorno il suo equilibrio interno sarebbe cambiato, e tanto rapidamente. Freud tenta di spiegarci il perché sbagliamo, diciamo cose scorrette, dimentichiamo nomi propri, facciamo o diciamo una cosa per un’altra (le paraprassie), ma lo spiega in modo così cervellotico e complesso che bisognerebbe passare il tempo a interpretare i motivi reconditi dei propri errori, accumulandone, in tal modo, innumerevoli altri. Una significativa svolta si è avuta nel Novecento con Karl Raimund Popper, e la sua affermazione che ogni teoria scientifica è fallibile perché fondata su palafitte, e non su rocce, sicché c’è sempre da aspettarsi una smentita; e anche con Ludwig Wittgenstein, il quale ha scritto che, se gli uomini non facessero sciocchezze, non ci si dovrebbe aspettare mai qualcosa di intelligente.

Sembrerebbe che certezza pubblica e oggettiva la possieda solo la matematica; eppure si pensava che la geometria avrebbe potuto essere solo euclidea, invece esiste  anche quella non-euclidea, per non parlare dei  numeri immaginari (e questi io, davvero, non me li sarei mai immaginati!). L’oggettività, in ogni campo, è un autoinganno:  nessuno può uscir fuori da se stesso, neanche il più grande dei geni, perché la soggettività è ineliminabile. Per superare la difficoltà, e cercare di non sbagliare,  direbbe Goethe, ci si può appellare “alla ragione, all’intelletto, alla fantasia, alla fede, all’illusione e, se non bastano, alla follia”, il che, spesso accade.

Di sicuro  nessuno degli  alunni che mi ha ispirato La sorella di Schopenhauer era una escort ha mai sospettato che una balordaggine pronunciata in classe avesse un’origine così nobile (magari pensavano semplicemente di non aver studiato a sufficienza e di voler imbrogliare un po’ le acque nella speranza che il prof ci cascasse, divenendo, all’improvviso, sordo  o disconnesso).

In fin dei conti farsi assertori di una verità netta e (in apparenza) inattaccabile, non conviene affatto,  perché lo smascheratore, prima o poi, arriverà.

In attesa di chi, a sua volta, lo smascheri.

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L’AUTRICE * – Nel 2015 Simonetta Tassinari ha pubblicato La casa di tutte le guerre, romanzo ambientato in Romagna nell’estate 1967. Il 6 ottobre il suo ritorno in libreria, con La sorella di Schopenhauer era una escort(Corbaccio).

Sarà un libro per i genitori, per i ragazzi, per chi non è genitore e non è neanche un ragazzo, per i curiosi, per chi vuole sorridere, e leggere, della scuola italiana.  Un ritratto divertente della generazione smartphone-munita, che va alla radice del bisogno di fingersi più bravi di quel che si è.

L’autrice è nata a Cattolica ed è cresciuta tra la costa romagnola e Rocca San Casciano, sull’Appennino. Vive da molti anni a Campobasso, in Molise, dove insegna Storia e Filosofia in un liceo scientifico. Ha scritto sceneggiature radiofoniche, libri di saggistica storico- filosofica e romanzi storici.

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