Perché è necessario ampliare e aggiornare le biblioteche scolastiche delle nostre scuole

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di  Orsetta Innocenti, Il Libraio, 6.10.2016

Quest’anno la campagna di promozione della lettura #ioleggoperché si concentra sulle biblioteche scolastiche. Su ilLibraio.it l’intervento di un’insegnante che con i suoi alunni prende parte al progetto: “Troppo spesso, la loro apertura è lasciata al volontariato di insegnanti appassionati, così come la loro crescita si basa su donazioni occasionali da parte di privati molto più che su un aggiornamento costante, in coerenza con la personalità, le esigenze, degli alunni e della singola scuola…”

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Le biblioteche scolastiche si presentano come un vero e proprio monstrum. Nate da un patrimonio librario originale che si è formato parecchi decenni fa, il loro statuto è spesso molto fluido, e la povertà endemica di risorse della scuola italianale ha condannate a essere, nel migliore dei casi, una specie di museo congelato del bel tempo che fu. Troppo spesso, la loro apertura è lasciata al volontariato di insegnanti appassionati, così come la loro crescita si basa su donazioni occasionali da parte di privati molto più che su un aggiornamento costante, in coerenza con la personalità, le esigenze, degli alunni e della singola scuola.

Ampliarle sarebbe essenziale: nuovi titoli, più libri e, soprattutto, la possibilità di offrire ai ragazzi un ampio repertorio di storie. Storie in cui identificarsi, storie cui appassionarsi, storie attraverso le quali (ri)scoprire il potere, da gioco di ruolo, della lettura.

Perché, quando parliamo di ragazzi e di lettura, parliamo di questo: della necessità, stringente, di far capire loro che il libro può diventare la porta davvero magica verso altri mondi e altri mari. In questo, riuscire a mettere la lettura stessa al di là del recinto del ‘programma’ assume un ruolo essenziale. Quando si riesce a portare il libro al di fuori dei confini della lezione più canonica, infatti, non è difficile appassionare gli alunni. Solo che la lettura deve diventare una avventura comune, un percorso di classe nel quale, attraverso i libri che si scelgono e si leggono insieme durante l’anno, piano piano, si costruiscono i mattoni di una epica condivisa, ci si lascia disponibili a farsi colonizzare il proprio immaginario.

In questo la mia esperienza di insegnante per molto tempo in una scuola tecnica ha portato a risultati entusiasmanti: pagina dopo pagina, insieme ai miei ragazzi abbiamo scoperto, a tratti fondato, universi nuovi, che si costruivano durante e dopo la lettura dei nostri libri di classe, lasciandoci sbalorditi per la ricchezza di quanto stavamo costruendo insieme. Così, leggendo, in una felice mescolanza, vecchio e nuovo, abbiamo sperimentato sulla nostra pelle la verità di quanto suggerito dalla canzone-simbolo di #ioleggoperché 2015: “le storie che non conosci non sono mai di seconda mano”: se letto insieme, ogni libro, anche quello in apparenza già noto, ridiventa nuovo; i personaggi scoperti tornano a visitare gli snodi del nostro viaggio scolastico, sono, come ricorda il giovane Holden, nostri compagni di scuola aggiuntivi.

Secondo me è fondamentale riuscire ad andare a stanare gli alunni, come individui, ma soprattutto come membri del gruppo, pescando nel “multicolore universo di storie” di calviniana memoria quelle che maggiormente possono aiutarci nel tracciare la rotta del nostro viaggio di classe. Con un gruppo di alunni dell’Itg “Brunelleschi” di Empoli (la scuola dove ho insegnato fino all’anno scorso), dei veri e propri ‘Esploratori’, partimmo, classicamente, insieme a Jim Hawkins, alla scoperta dell’Isola del tesoro; da lì, costruendo una rete di significati condivisi, procedemmo attraverso Il buio oltre la siepe o Stand By Me, coraggiosamente oltre la linea d’ombra dell’adolescenza, che percorrevamo tra i molti ostacoli e le inaspettate avventure che la scuola riserva ai ragazzi in questa età preziosa, per arrivare poi a libri assai più attuali (ma che di questi classici si nutrono consapevolmente), come Noi siamo infinito di Chbosky o Niente di Teller.

Ecco, io credo che in ogni classe ci sia una mappa di viaggio in potenza, della quale i libri condivisi costituiscano altrettante tappe: si tratta solo di saperli trovare, scegliere, e poi abitare insieme. È quello che ci apprestiamo a fare, adesso, con i miei nuovi alunni, dell’I.I.S.S. “Antonio Pesenti” di Cascina. E in questo percorso il ruolo di una Biblioteca attiva, costruita a immagine e somiglianza della scuola e della classe, non può che rivelarsi fondamentale.

L’autrice, che partecipa a #ioleggoperché 2016, insegna presso l’I.I.S.S. “Antonio Pesenti” di Cascina (Pisa)

 

 

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