Piano assunzioni scuola. Una roulette russa

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di Salvo Amato,  metro  29.7.2015.  

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Finalmente ci siamo. La macchina elle assunzioni è messa in moto e il caos ben architettato, forse ancora più di quanto non si potesse prevedere. Venerdì 31 luglio a Catania, presso la sede del CSA, inizieranno le operazioni delle fasi iniziali. Sono settimo nella graduatoria a esaurimento, ci sono quattro posti da assegnare adesso, sarò tra i primi esclusi e me lo aspettavo. Ma già qualche sorpresa arriva. Su quattro cattedre ben due spettano ai riservisti. Pazienza, non sarò tra i primi esclusi. Ho cominciato a riflettere se far domanda per le fasi successive. È possibile farlo da ieri.

A differenza delle prime due, dove si viene convocati nella propria provincia, le fasi successive B e C sono caratterizzate da una richiesta su scala nazionale. Di fatto dovrei far domanda in 110 province per chiedere di essere immesso in ruolo. Una cosa odiosa ma per il mio caso specifico sembra non esserci nulla di strano: inizierò a mettere Catania come prima provincia, tanto sono tra i primi, non dovrei aver problema.

Ci ho riflettuto  ancora una notte intera e ho mi è venuto un dubbio: la fase B sarà mica una roulette russa? La fase B è quella più odiosa. E’ caratterizzata dalle cattedre residuali delle fasi precedenti. Quali sono? Dove stanno? Pochi lo sanno, perché si saprà solo dopo che le precedenti fasi verranno espletate. Come fanno a residuare cattedre? Basta che in alcune province ci siano graduatorie esaurite quindi nessun docente in posizione utile ad essere assunto.

Controllo, faccio alcune ricerche e mi accorgo con stupore che in una decina di province rimarranno posti da attribuire nella fase B. Tutte oltre il Po. Tutte in Lombardia, Piemonte o Veneto. A 1400 km da casa mia, insomma. Devo gioire? Posso rinunciare in attesa di tempi migliori? No. Se faccio domanda devo accettare altrimenti fuori per sempre. Non ho 30 anni ma qualcuno oltre i 40, con tutto ciò che caratterizza questa fascia di età: famiglia con figli piccoli, moglie impegnata nel proprio lavoro.

Questa sarebbe l’occasione d’oro di questa grande riforma? Se avessi voluto andare a Milano, Bergamo, Torino, lo avrei fatto dieci anni fa. Non avrei avuto bisogno di una riforma che addirittura quasi me lo impone. Al danno si aggiunge la beffa: la fase C. Questa fase è caratterizzata da quello che il governo ha chiamato organico di potenziamento. Insegnando informatica sono anche convinto che di certo nella mia provincia qualche preside che vuole potenziare la propria scuola con questa nuova disciplina di sicuro ci sarà. Peccato che non potrò accedere alla fase C perché la riforma mi bloccherà nella fase B. Insomma sarò costretto ad accettare un incarico a 1400km da casa pur avendo decine di opportunità nella mia provincia e anche di fronte casa. Nel frattempo un collega lombardo magari verrà assunto nella fase C a Catania. Ovviamente c’è da dire che per la fase C tutti faranno domanda ma nessuno sa quali siano i posti. Si sa solo il totale tanto sbandierato: 55.000. Ma non si sa se servono matematici, docenti di lettere, informatici, filosofi. Non si sa praticamente nulla ma dobbiamo far domanda alla cieca.

È questa la riforma della “buona scuola” che rivoluzionerà il sistema scolastico del nostro Paese? Era proprio necessario costringere i docenti a una mobilità forzata pur essendoci posti e opportunità nel luogo in cui ritengono di avere il diritto di lavorare?

Di sicuro non sarà una buona scuola quella che spezza le famiglie, non sarà una buona scuola quella che crea un ambiente ostile dove non si crescerà, non sarà una buona scuola della continuità quella che piazza docenti ai quattro angoli del Paese pronti, ovviamente, a ricongiungersi con le loro famiglie. Peccato averlo chiamato “piano di stabilizzazione”. Qui di stabile sembra non esserci proprio nulla.

SALVO AMATO (Associazione Gessetti Rotti)

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