Politica scolastica Riforma, l’ala contraria del Pd lancia l’idea del referendum tra gli iscritti

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 Alessandro Giuliani   La Tecnica della scuola   Mercoledì, 10 Giugno 2015.   

Il sondaggio sul ddl tra i tesserati, uno strumento previsto dallo Statuto del Pd ma finora mai utilizzato, non è però bene accetta dalla maggioranza Pd. Anche perché se i no al testo dovessero prevalere, le conseguenze per DdL e partito stavolta potrebbero essere devastanti. Non solo per la scuola.

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L’attesa direzione del Pd non ha fatto altro che estremizzare le posizioni. Il premier, al di là della volontà di incentivare il dialogo, ha fatto intendere che la riforma si porterà a casa. In un modo o nell’altro. La minoranza dem, dal canto suo, insiste nel chiedere forti mutazione in quel contestatissimo testo di riforma.

Tra le ultimissime richieste, per convincere l’ala giovane e prevalente del Partito Democratico, sono spuntate anche idee nuove. Come quella di istituire un referendum tra gli iscritti del Pd sul ddl scuola: la proposta è stata lanciata il 9 giugno, nel corso di un incontro, con la presenza sia di senatori che di deputati.

La minoranza dem ha già fatto la conta dei senatori impegnati in una valutazione approfondita del ddl scuola, che in settimana dovrebbe essere votato dalla Commissione Cultura di Palazzo Madama. “Sono importanti le aperture di Renzi sul tema della scuola e sul tema delle riforme costituzionali – ha ammesso Speranza – ma vedremo cosa accadrà nel passaggio parlamentare da qui a pochi giorni”.

L’idea di proporre un referendum tra i tesserati, uno strumento previsto dallo Statuto del Pd ma finora mai utilizzato, non è però bene accetta dalla maggioranza Pd: “E’ insopportabile – spiega Stella Bianchi, veltroniana che sostiene Renzi – che i colleghi della minoranza ritengano di essere gli unici a pensare al bene del Paese, mentre noi ci limiteremmo ad appoggiare supinamente tutto quello che dice Renzi”.

Forse, però, l’idea del referendum potrebbe essere la giusta soluzione alla spaccatura interna al partito. In caso di vittoria dei no al disegno di legge di riforma, infatti, tutte le convinzioni del premier e del Governo potrebbero venire meno.

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