Posti di sostegno a prof non titolati per evitare il trasferimento al Nord

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di Orsola Riva,  Il Corriere della Sera  27.8.2016 

– L’accordo raggiunto fra sindacati e uffici scolastici in Sicilia e Sardegna: per quest’anno potranno restare vicino a casa. Ma così si affida la parte più debole della scuola – i bambini con handicap – a docenti privi della necessaria preparazione

protesta-valigie1aSulla vertenza dei prof del Sud che avrebbero dovuto trasferirsi al Nordsindacati e uffici scolastici regionali hanno trovato un accordo. Più che una soluzione, una toppa. Ancora per quest’anno potranno prestare servizio vicino a casa. Ma non insegneranno la materia nella quale sono abilitati: saranno invece assegnati provvisoriamente alle scuole come insegnanti di sostegno per i posti in deroga, ovvero quelli che ogni anno ad agosto vengono assegnati dall’uffici scolastici in aggiunta al cosiddetto organico di diritto e che nel caso del sostegno sono tantissimi (25 mila su tutto il territorio nazionale). I requisiti richiesti per l’avvicinamento alla propria provincia sono quelli che valgono per tutte le assegnazioni provvisorie: ricongiungimento al coniuge, ai figli, ai genitori o gravi esigenze di salute.
Migliaia di cattedre in palio

Finora l’accordo per le assegnazioni provvisorie sul sostegno è stato raggiunto solo in due regioni, Sicilia e Sardegna, ma all’inizio della prossima settimana è previsto un incontro al Miur con le organizzazioni sindacali. Nel caso della Sicilia, secondo i primi calcoli, in palio ci sarebbero circa duemila cattedre, corrispondenti alla metà dei posti in deroga totali (4.606). Sono quelli rimasti scoperti dopo l’assegnazione ai precari in possesso della specializzazione sul sostegno, che naturalmente hanno la precedenza. In Sardegna le cattedre di sostegno rimaste libere per mancanza di candidati «titolati» dovrebbero aggirarsi invece attorno alle 160.

L’appello dei sindacati

L’accordo raggiunto offre una scialuppa di salvataggio a una parte dei circa 8.000 prof assunti nella cosiddetta «fase B» della Buona Scuola, quella in cui i posti comuni rimasti scoperti dopo le prime due fasi (in cui si veniva collocati all’interno della propria provincia) furono assegnati pescando da tutto il territorio nazionale: e – come si sa – mentre la maggior parte degli aspiranti prof viene dal Sud, le cattedre, per ragioni demografiche, sono concentrate soprattutto al Nord. In questo modo, però, non solo si lasciano scoperte delle cattedre al Nord che dovranno essere assegnate ancora una volta a dei supplenti ma, cosa assai più grave, si affida la parte più debole della popolazione scolastica (i bambini che necessitano appunto di un sostegno specifico) a docenti magari anche bravissimi a insegnare italiano o matematica ma del tutto impreparati a questo genere di responsabilità. Gli stessi sindacati, nonostante la soddisfazione per l’intesa raggiunta a livello locale, ne sono consapevoli. «Proprio per la delicatezza del compito che andranno a svolgere – è l’appello dei rappresentanti dei lavoratori – , si chiede a chi di competenza di avviare corsi formativi di aiuto a questi docenti che dovranno andare a occuparsi della parte più fragile della popolazione scolastica».

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