Preside manager, avanti tutta al Senato.

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Ddl Renzi-Giannini-Pd. Rottura Giannini-sindacati. Protestano M5S e Fassina: «Audizioni farsa», «Renzi fa finta di dialogare». Vendola (Sel): «Raccoglieremo le firme per abolire la riforma scuola con un referendum»

di Roberto Cecarelli, il manifesto 26.5.2015.  

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Lo scio­pero degli scru­tini è con­fer­mato. I sin­da­cati della scuola non esclu­dono altre azioni di pro­te­sta. È stato que­sto il risul­tato del quarto incon­tro fal­li­men­tare con la mini­stra dell’Istruzione Ste­fa­nia Gian­nini. Il governo con­ferma i super-poteri del pre­side sulla chia­mata diretta dei docenti. Que­sta figura deci­derà sull’erogazione di un mode­sto «bonus» da 200 milioni annui al 5% dei docenti, ovvero circa 14 mila euro ad isti­tuto. Gian­nini ha inol­tre aperto alla pos­si­bi­lità di modi­fi­care il sistema della valu­ta­zione, in par­ti­co­lare la com­po­si­zione della com­mis­sione for­mata da docenti, geni­tori e stu­denti che dovreb­bero dare un parere con­sul­tivo sulla valu­ta­zione del docente «meri­te­vole». La solu­zione appro­vata alla Camera dev’essere sem­brata tal­mente sur­reale da spin­gere il governo ad un’ipotesi di modi­fica per ren­derla più «ogget­tiva». Si pensa di vin­co­larla al col­le­gio docenti, ma sullo sfondo resta l’ombra onni­po­tente del preside.

Durato poco più di un’ora, l’incontro mini­ste­riale di ieri ha lasciato insod­di­sfatti Flc Cgil, Cisl e Uil Scuola, Snals e Gilda. «L’unilateralità intro­dotta con la figura del super-preside rispec­chia quella adot­tata da Renzi e dai mem­bri del suo governo» sostiene Marco Paolo Nigi (Snals). «Non c’è stata alcuna aper­tura sul pre­ca­riato e nep­pure sui pre­sidi – aggiunge Fran­ce­sco Scrima (Cisl Scuola) – unico spi­ra­glio sulla valu­ta­zione dei docenti. Resta con­fer­mato lo scio­pero degli scru­tini». «Va pre­vi­sto un piano plu­rien­nale di assun­zioni per i pre­cari con oltre tre anni di ser­vi­zio e abi­li­tati a coper­tura dei posti esi­stenti” ha detto Mas­simo Di Menna (Uil). «Non c’è la pos­si­bi­lità di una media­zione con il governo» con­ferma Rino Di Meglio (Gilda).
“Grande èla distanza tra le con­suete frasi di rito e la scuola reale che non accetta più di essere umi­liata – ha detto Dome­nico Pan­ta­leo (Flc-Cgil) — Ai sena­tori, a cui spetta l’esame del Ddl, chie­diamo un atto di respon­sa­bi­lità per un cam­bia­mento pro­fondo del testo impre­sen­ta­bile uscito dalla Camera». I Cobas, che hanno attac­cato Gian­nini per l’esclusione dall’incontro, «appog­ge­ranno le deci­sioni degli inse­gnanti in lotta, dal basso, dopo i due giorni di blocco già con­vo­cati». Gio­vedì 28 mag­gio, dalle 19, sono pre­vi­sti flash mob in tutto il paese, da piazza di Spa­gna a Roma a piazza Castello a Torino, da piazza Dante a Napoli all’Arco della Pace a Milano. Inse­gnanti e fami­glie sono stati invi­tati a vestirsi di rosso e a por­tare un libro in piazza. Con­fer­mate le fiac­co­late in tutte le città venerdì 5 giu­gno. Nello stesso giorno ci sarà un cor­teo regio­nale a Roma. Ven­dola (Sel) ha annun­ciato che rac­co­glierà le firme per abo­lire la riforma con un referendum.

Le com­mis­sioni in Senato ini­zie­ranno l’esame del Ddl . «Le audi­zioni saranno una farsa – sosten­gono i par­la­men­tari Cin­que Stelle — l’apertura del governo è solo di fac­ciata a uso e con­sumo elet­to­rale in vista delle Regio­nali». Renzi nel frat­tempo ripro­pone il con­sueto «sto­ry­tel­ling»: per lui chi pro­te­sta con i sin­da­cati viene cata­lo­gato come «con­ser­va­tore», chi tra­sforma la scuola pub­blica in un’azienda diretta da un mana­ger è un «inno­va­tore». In mezzo non c’è spa­zio per rico­no­scere le ragioni auto­nome della pro­te­sta. Il governo si dice dispo­sto a «dia­lo­gare» con le fami­glie e i docenti, ma non sugli argo­menti con­te­stati. Renzi riba­di­sce l’argomentazione sin­go­lare per cui, a dif­fe­renza dell’Italicum dove ha deciso di imporre la sua volontà, sulla scuola vuole ascol­tare tutti. E dun­que nes­suno. «Il governo fa finta di dia­lo­gare– con­ferma Fas­sina (Pd) — non può fun­zio­nare un inter­vento non con­di­viso dalla mag­gio­ranza di chi lo farà vivere quotidianamente».

In rispo­sta ad alcuni pre­cari che lo hanno con­te­stato ieri a la Spe­zia Renzi ha aggiunto un det­ta­glio alla sua stra­te­gia discor­siva: «Nes­suno può pen­sare che sia pos­si­bile assu­mere tutti. L’obiettivo della scuola non è assu­mere tutti quelli che spe­rano di entrare, ma quello di for­nire un ser­vi­zio ai cit­ta­dini». Quel «ser­vi­zio» chi è abi­li­tato e lavora da più di tre anni lo for­ni­sce da tempo. La riforma Renzi-Pd lo licen­zia, costrin­gen­dolo a fare un nuovo con­corso nel 2016. Chi non lo vince, resterà disoccupato.

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