Presidi con meno poteri e supplenti Così si svuota la riforma della scuola

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Presentati duemila emendamenti. Riaperti i termini per richiedere nuove modifiche
Gli «idonei» Dubbi sui docenti che non hanno vinto il concorso 2012 ma sono risultati idonei

di Claudia Voltattorni,  Il Corriere della Sera 22.4.2015

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Forse alla fine avrà ragione la maestra Monica, insegnante precaria di matematica alle elementari, nelle Graduatorie a esaurimento, quindi prossima all’assunzione, ma molto dubbiosa: «La riforma della scuola è un tale caos che quasi vorrei che a settembre rimanesse tutto uguale, almeno non dovrei continuare a sperare di essere assunta per poi sottostare ad un preside tiranno». Ecco i due punti più controversi della Buona scuola: assunzioni dei precari e poteri dei dirigenti scolastici. Chi viene assunto dal primo settembre 2015? E davvero i presidi si trasformeranno in padri-padroni dal potere assoluto?
Le due questioni agitano moltissimo i prof, precari e non, preoccupano i sindacati che hanno proclamato uno sciopero unitario per il 5 maggio e i parlamentari da giorni ne discutono in commissione Cultura alla Camera dove sono stati presentati oltre 2 mila emendamenti al disegno di legge. E pure il premier Matteo Renzi non deve essere più così convinto della sua Buona Scuola visto che, dopo oltre 5 ore di discussione con i suoi compagni di partito, ha deciso di fare una retromarcia proprio su due tra i temi più contestati della riforma dando l’ok agli emendamenti del Pd.

Le assunzioni
Non cambia il numero: 100.701 i prof da stabilizzare dal primo settembre 2015. Ma Renzi aveva promesso: «Basta precari, stop alla supplentite». Non sarà così. Gli assunti provengono dalle Gae, ma lì mancano i prof di alcune classi di concorso (matematica ad esempio): il governo per coprire quei posti dovrà necessariamente rifare i contratti a tempo determinato a tutti quei supplenti annuali che da anni colmano la lacuna. Passo indietro dunque sull’articolo 12 della Buona scuola che vietava contratti a tempo determinato di durata complessiva superiore ai 36 mesi. Il Pd sta studiando una norma ponte per far continuare a lavorare quei prof non inclusi nelle stabilizzazioni anche il prossimo anno scolastico. «Poi – spiega Francesca Puglisi, responsabile scuola del partito – nel concorso nazionale del 2016 avranno una “quota riservata” con un punteggio per il servizio svolto». Restano fuori, per ora, gli idonei al concorso 2012: «Sono idonei, non vincitori», disse Renzi. Ma Forza Italia (oltre 200 emendamenti presentati) li vuole assumere («siamo certi di immettere dei professionisti», Elena Centemero) e Sel (200 emendamenti) pensa ad un piano assunzionale pluriennale «che cancelli tutto il precariato, non i precari» (Giancarlo Giordano). Il Movimento 5 Stelle (quasi 700 emendamenti) punta ad assumere 300 mila insegnanti in 4 anni: «Ma bisogna legare le assunzioni – dice Gianluca Vacca – al reale fabbisogno delle scuole: nella Buona Scuola di Renzi si assumono prof che non si sa cosa andranno a fare».

Il ruolo dei presidi
Altra questione sono i dirigenti scolastici. Da «sindaci» con superpoteri come li voleva Renzi tornano a essere più legati al consiglio d’istituto: il Pd ridimensiona il loro potere sottoponendone le decisioni al voto dei docenti e pensa a rafforzarne la valutazione, «troppo blanda» anche per Forza Italia. Il preside sarà affiancato da una squadra di 3 prof, scelti dal collegio docenti e non più dal dirigente. Tolta infine al governo la delega sulla riforma degli organi collegiali: verrà discussa e votata dal Parlamento.

Gli scioperi
Sorridono i sindacati. Ma le prime aperture non bastano: «Se Renzi si ostina a non voler ascoltare la scuola, gli rispediremo le sue lettere» dice Rino Di Meglio, Gilda. Anief e Cobas scioperano già il 24 aprile. Mentre allo sciopero del 5 maggio si aggiunge il Codacons: «I provvedimenti del governo rischiano di creare distorsioni abnormi a danno di studenti e insegnanti». Intanto il governo ha collegato il ddl al Def per accelerare i tempi già strettissimi e ieri sono stati riaperti i termini per la presentazione di nuovi emendamenti: tempo fino a 24 ore dopo l’approvazione del Def prevista giovedì. Ma il M5S parla di «ghigliottina» e «anomalia antidemocratica»: «Alla commissione Bilancio sono già all’opera per dichiarare inammissibili gli emendamenti che avrebbero richiesto risorse aggiuntive, la Giunta per il regolamento si esprima su questa procedura».

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