Presidi meno sceriffi, più soldi alle scuole a rischio: ecco le modifiche proposte dal Pd

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Arrivano le proposte di emendamenti della maggioranza alla Buona Scuola: tutti assunti dalle graduatorie provinciali, maggior distribuzione dei finanziamenti, comitato di valutazione che assegna i premi insieme al preside

di Salvo Intravaia  la Repubblica, 8.5.2015

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Dopo lo sciopero generale e il confronto con le parti sociali, studenti e genitori, arrivano le prime modifiche al disegno di legge sulla Buona scuola. Si attenuano i poteri del preside-sceriffo, aumenta la quota perequativa di finanziamenti per evitare scuole di ricchi e scuole per poveri e saranno assunti tutti i precari delle graduatorie provinciali. Tutti, tranne 23mila inclusi nelle liste della scuola dell’infanzia che dovranno attendere l’approvazione della delega per il percorso zero-sei anni. Le deleghe, inoltre, scenderanno da 12 a 8. Ad illustrare le modifiche che il governo intende apportare al disegno di legge di riforma della scuola la senatrice, Francesca Puglisi, responsabile di scuole e istruzione del Pd. Ma ci sono anche i punti sui quali l’esecutivo è irremovibile: niente stralcio per le sole assunzioni e niente slittamenti temporali: il testo sarà approvato entro il 15 giugno. Anche se l’esponente della minoranza dem, Fassina, protesta: “E’ il governo che deve incontrare i sindacati, genitori e studenti. Non si può risolvere tutto nell’ambito del Pd”.

Per il vicesegretario del Partito democratico, Lorenzo Guerini, gli incontri al Nazareno con i rappresentanti del mondo della scuola sono stati sono stati utili e hanno anche compattato il partito in una logica di “forte condivisione da parte del Pd della riforma, che resta una riforma con un’ambizione strategica molto alta”. Sarà la relatrice del provvedimento alla Camera, Maria Coscia, a presentare gli emendamenti in questione. Ma andiamo con ordine. Non sarà più il preside-sindaco a dettare le modalità e i tempi dell’azione educativa nella scuola immaginata dalla coppia Renzi-Giannini. “Non vogliamo disegnare un preside manager o uno sceriffo ma un responsabile che sia in grado di rispondere degli esiti delle scuole”. Sarà il dirigente scolastico a fornire l’indirizzo del Piano dell’offerta formativa triennale, il collegio dei docenti si occuperà della fase elaborativa e ad approvare il documento interverrà il Consiglio d’istituto.

Per la gestione della quota  –  200 milioni  –  che servirà a premiare i docenti “migliori” il preside sarà affiancato da un Comitato di valutazione composto da docenti e genitori. Ma lo stesso dirigente scolastico sarà valutato ogni tre anni da un pool istituito presso l’ufficio scolastico regionale, che potrà avvalersi anche dei resoconti delle visite degli ispettori negli istituti scolastici. In questo modo, il capo d’istituto metterà in gioco la cosiddetta Quota di risultato. La Puglisi chiarisce anche la dinamica relativa all’assunzione da parte dei presidi dei 100mila neo immessi in ruolo a settembre: uno degli aspetti che aveva suscitato più perplessità e critiche da parte dei sindacati e dei precari. Un emendamento chiarirà che gli albi territoriali avranno dimensione sub-provinciale.

I docenti che ne faranno parte saranno tutti assunti a tempo indeterminato e potranno presentare il proprio curriculum alle singole scuole, se vorranno. I capi d’istituto potranno scegliere la collocazione nella loro scuola in base al curriculum pubblicato all’albo e coloro che non saranno richiesti da nessuno saranno collocati dall’ufficio scolastico provinciale. “Ci siamo resi conto che molte delle proteste di piazza erano dovute all’ambiguità del testo”, che adesso è più chiaro, spiega la Puglisi. Poi, partirà un concorso per 60mila abilitati e, precisa la parlamentare, e “sarà prevista la valorizzazione dei titoli e del servizio svolto: In più, il limite di 36 mesi di servizio, dopo i quali si viene “licenziati”, non saranno retroattivi.  Un altro aspetto su cui il Pd non vuole ambiguità riguarda il rischio che la riforma accentui le differenza tra scuole di serie A e di serie B.

Una critica avanzata dal leader della Fiom, Maurizio Landini. Per evitare diseguaglianze tra istituti, i presidi delle scuole che operano in contesti deprivati, potranno cercare di trattenere o convincere i docenti a prestare servizio presso la loro sede, usando il fondo da 200 milioni di euro gestito dai dirigenti scolastici e destinato alle premialità per i docenti. Inoltre, la quota perequativa derivante dal 5 per mille che i genitori potranno destinare alle scuole all’atto della presentazione della dichiarazione dei redditi sale dal 10 al 20 per cento. La Puglisi annuncia anche che gli scatti stipendiali di anzianità resteranno intatti. Ma, come hanno chiesto i sindacati, non ci sarà nessuno stralcio per assumere i 100mila precari delle graduatorie ad esaurimento. “Non era accettabile dividere il momento delle assunzioni dall’approvazione della riforma della scuola – spiega il presidente del Pd, Matteo Orfini – perché le due cose stanno insieme o non stanno”.

Ma i sindacati incalzano il governo. “Dopo tre giorni” dallo sciopero del 5 maggio, “è irresponsabile da parte del governo non aver convocato i sindacati. In assenza di adeguate risposte la mobilitazione continuerà fino a coinvolgere le attività di scrutinio finale”, affermano i segretari dei sindacati che hanno proclamato lo sciopero: Domenico Pantaleo (Flc Cgil), Francesco Scrima (Cisl scuola), Massimo Di Menna (Uil scuola), Marco Paolo Nigi (Snals) e Rino Di Meglio della Gilda. Una convocazione che, per rasserenare gli animi, potrebbe arrivare nelle prossime ore. Mentre saltano le deleghe sulla riforma degli Organi collegiali, “perché”  –  conclude la senatrice del Pd  –  “si avvierà un percorso di coinvolgimento per rimotivarli” e quelle sull’Autonomia scolastica, sulla Scuola digitale e sugli Its: gli istituti tecnici superiori.

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