Prof, ancora poche ore per dire sì alle assunzioni della «Buona scuola»

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di Valentina Santarpia,  Il Corriere della Sera  11.9.2015.  

Entro la mezzanotte gli insegnanti neo assunti per la fase B
devono accettare la cattedra: finora ha risposto positivamente il 93,4% dei prof

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Ancora poche ore a disposizione, poi anche la fase B del piano straordinario di assunzione previsto dalla «Buona scuola» sarà completata. I docenti precari che hanno ricevuto una proposta di assunzione in questa fase dovranno comunicare la loro decisione entro oggi, venerdì 11 settembre, alle 23.59. Finora, su 8.776 proposte inviate dal Ministero dell’Istruzione, oltre circa 8200 sono state accettate (pari al 93,4%). Solo in 16 hanno detto no. Un passaggio delicato, la fase B, che in queste ultime settimane ha sollevato diverse polemiche da parte di docenti precari e sigle sindacali. A partire dai numeri: perché sulle 16 mila proposte di assunzione previste, ne sono arrivate poco meno di 9 mila. Le altre cattedre rimaste scoperte – che sono poco più di 7 mila- per ora saranno destinate a supplenze annuali, e poi l’anno prossimo saranno assegnate ai vincitori del prossimo concorso.

La «deportazione» di massa

Al centro delle proteste l’obbligo, da parte del candidato, di elencare, in ordine di preferenza, tutte le provincie italiane come possibile destinazione lavorativa. L’obiettivo era quello di collocare gli insegnanti nella sede più vicina possibile alla propria residenza, ma non è andata così: il cervellone elettronico del Miur, che ha incrociato preferenze degli insegnanti e esigenze delle scuole, ha finito per dislocare la maggior parte dei prof neo assunti. Nella fase B sono infatti circa 7 mila i candidati a cui è stato proposto un lavoro «lontano da casa»: chi accetta per un po’ dovrà abbandonare figli e famiglie e trasferirsi. Il grosso degli spostamenti avverrà dal Sud-Isole a Centro-Nord. Nonostante le rassicurazioni del ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, che ha dimostrato anche come la mobilità per quest’anno scolastico fosse inferiore a quella dell’anno passato – «Sarà spostato solo un insegnante su dieci» – si è parlato di «deportazione» degli insegnanti.

L’incognita sindacati

Intanto il nuovo anno scolastico sta ripartendo. Dopo le campanelle suonate in questi giorni a Bolzano, in Molise e a Trento, tra lunedì, martedì e mercoledì tutta Italia sarà di nuovo sui banchi. Con il rischio che le assemblee dei sindacati- che oggi si riuniscono al teatro Quirino a Roma per fare il punto – facciano saltare proprio le lezioni del primo giorni: la città più a rischio è Firenze, la città del premier, dove addirittura le sigle sindacali hanno indetto 4 ore di riunione. Ma il nuovo anno inizia con diverse incognite, tra il caos supplenti – anche i presidi sono in allarme – e le nuove immissioni in ruolo. Dopo la fase B, infatti, è attesa anche una fase C, quella destinata al potenziamento. Oltre 55 mila i posti a disposizione, dopo i 38 mila individuati nel corso delle prime tre fasi.

I ricorsi alla Consulta

Ma, stabilizzazioni a parte, la «Buona scuola» è ancora al centro della polemica. Il Movimento 5 stelle oggi si è appellato nuovamente ai presidenti di Regione i cui consigli hanno approvato una mozione che impegna la giunta a ricorrere alla Corte Costituzionale contro la legge 107. C’è tempo, ricordano i pentastellati, fino al 13 settembre. Il governatore del Veneto, Luca Zaia, ha già avanzato il suo ricorso e oggi i 5 stelle si sono mobilitati su Twitter e con un presidio a Bari per chiedere a Michele Emiliano di fare lo stesso. Domani sera, infatti, dopo la cerimonia di inaugurazione della Fiera del Levante con il premier Matteo Renzi, la giunta regionale pugliese dovrà decidere se impugnare, dinanzi alla Consulta, il decreto sulla `Buona scuola´: secondo l’avvocatura esisterebbe, rispetto ad alcune norme della riforma, una lesione delle attribuzioni della Regione Puglia. I termini scadono il 13 settembre e la giunta si riunirà domani in Fiera alle 18.30. Anche l’Anief ribadisce l’incostituzionalità del provvedimento: «Ad alto rischio» di una bocciatura da parte della Consulta sono – secondo il sindacato – in particolare «la chiamata diretta dei docenti, la nuova figura del preside-sceriffo, il blocco degli stipendi e il piano straordinario di immissioni in ruolo che lascia vivo il precariato e costringe migliaia di precari ad essere assunti fuori regione oppure a non presentare domanda per non rischiare l’epurazione».

GILDA VENEZIA - Associazione Professionale GILDA degli INSEGNANTI - Federazione Gilda Unams

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