Promozioni facili alle scuole medie

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di Marco Nobilio,  ItaliaOggi  22.11.2016

– La scommessa del Miur per la riforma In ballo l’attuazione della buona scuola. Bocciare non conviene

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«Le ricerche effettuate in questi anni dimostrano che la bocciatura nella scuola media non modifica i risultati, anzi peggiora la situazione del singolo studente ed prodromica per la dispersione scolastica». È quanto si legge in una scheda preparata dal ministero dell’istruzione in vista della riforma della valutazione degli studenti. Pertanto, secondo i tecnici di viale Trastevere, d’ora in avanti la promozione dovrà essere disposta «a maggioranza dal consiglio di classe anche in presenza di livelli di apprendimento parzialmente raggiunti o in via di prima acquisizione ».

In ballo c’è la stesura del decreto legislativo che darà attuazione alla delega sulla valutazione contenuta nella legge 107/2015, la Buona scuola. La delega riguarda la certificazione delle competenze nel primo ciclo di istruzione (scuola primaria e secondaria di I grado) e gli esami. Resterebbe fermo l’obbligo di frequenza di almeno tre quarti del monte ore annuale personalizzato, fatta salva l’applicazione di eventuali deroghe. Anche nella scuola primaria la promozione alla classe successiva dovrà essere prevista anche in presenza di livelli di apprendimento parzialmente raggiunti o in via di prima acquisizione. Conseguentemente, la non ammissione potrà essere disposta, in via residuale, soltanto per i casi in cui una frequenza non regolare delle attività didattiche non dovesse consentire la valutazione dell’alunno nelle singole discipline, in analogia a quanto già previsto per la scuola secondaria di primo e secondo grado.

Nella scuola primaria e secondaria di I grado la valutazione in decimi sarà sostituita con una scala pentenaria espressa in lettere da A ad E, in cui si farà riferimento a cinque diversi livelli decrescenti di apprendimento. La lettera E sarà utilizzata per indicare livelli di apprendimento in via di prima acquisizione, che oggi vengono indicati con i voti compresi dallo 0 al 4. Mentre la lettera D sarà utilizzata per indicare livelli di apprendimento parzialmente raggiunti e dovrebbe sostituire il 5. Per i livelli dal 6 al 10 si utilizzeranno le lettere C, B e A, che dovrebbero sostituire i voti dal 6 al 10, rifacendosi invece ai vecchi indicatori: sufficiente, buono, distinto e ottimo.

La valutazione alfabetica su 5 livelli non è nuova. Circa 30 anni fa, infatti, nelle pagelle si utilizzava già, perché venne introdotta in sostituzione dei giudizi di natura discorsiva che si usavano allora. Ma poi venne nuovamente sostituita reintroducendo i voti numerici, prima solo per le discipline e poi anche per il comportamento. Secondo il dicastero di viale Trastevere, introdurre le lettere: «significa rientrare nel solco delle scelte europee e soprattutto dare serietà a un sistema che attualmente non comunica nulla rispetto agli apprendimenti reali degli studenti. La valutazione» recita la scheda ministeriale « non è un’operazione da burocrate con la calcolatrice: se uno studente ha preso un 4 e poi un 8 non possiamo dire che ciò che sa è da 6!».

A proposito delle pagelle, l’amministrazione ha spiegato che le attuali certificazioni saranno sostituite da attestati. E’ previsto, infatti, il rilascio di «una attestazione delle competenze» si legge nella scheda ministeriale «e non di una certificazione, documento che, secondo la terminologia in uso a livello internazionale può essere redatto e rilasciato solo da un ente certificatore esterno all’istituzione scolastica.». Le modifiche al sistema di valutazione sono state ritenute necessarie per una serie di fattori.

In primo luogo perché, secondo il ministero dell’istruzione: «Attualmente la comunicazione agli studenti tramite i voti è davvero poco utile per il miglioramento dei loro risultati in termini di apprendimento. Ora l’importante non è quanto e cosa so, ma che voto ho preso. Spesso» recita la scheda ministeriale «ciò ha una ricaduta sulla mancata motivazione allo studio, con conseguenze soprattutto sui più deboli, ma anche sui più dotati, e con rapporti diretti sulla dispersione scolastica».

Anche il comportamento non sarà più valutato con i voti numerici «perché non si può valutare il comportamento con un voto» si legge nella scheda del ministero «e perché è necessario comunicare in modo chiaro agli studenti e alle loro famiglie lo sviluppo delle competenze personali, sociali e di cittadinanza». Per quanto riguarda la metodologia e la pratica didattica, dovrà essere superata la prevalenza ancora esagerata dell’insegnamento frontale, basato sul trasferimento di nozioni dai manuali scolastici, e per indurre modalità di lavoro che consentano agli studenti di essere protagonisti nell’utilizzo delle conoscenze apprese per lo sviluppo delle competenze.

E bisognerà rivedere anche la progettazione e il modo di realizzare il curricolo di scuola «che non può ridursi al ciclo spiegazione-studio/compiti a casa-interrogazione/compito in classe-voto».

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