Puglisi: alla fine è rimasta solo lei a difendere il DDL sulla Buona Scuola…intervento a Modena

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di Vincenzo Brancatisano, Orizzonte Scuola, 14.4.2015

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Francesca Puglisi, responsabile nazionale Scuola del Pd, non è riuscita a convincere nessuno tra i tantissimi accorsi ieri sera al Salone Corassori della Camera del Lavoro di Modena, straordinariamente affollato per l’evento.

Erano anni che non si vedeva tanta gente tutta insieme in una riunione serale: insegnanti, presidi, studenti, genitori, associazioni, finanche esponenti di quasi tutti i partiti. Il Pd di Renzi con il suo contestato Ddl sulla Buona scuola è davvero riuscito nel miracolo di riunire tutti.

Ha cercato di difendere tutti gli aspetti della normativa, Francesca Puglisi, ma non gliene hanno perdonata neppure una. Neppure, tanto per dire, una telefonata urgente alla figlia di 8 anni, nel bel mezzo dell’accesissimo dibattito.

Che bello, però, sentir parlare di scuola con passione e preoccupazione tanta gente che fino a pochi mesi orsono si faceva bellamente i cavoli propri. Fosse solo per quest’altro miracolo, la serata meritava di essere vissuta.

E’ pure riuscita a sorridere, anzi finalmente a ridere, Francesca Puglisi, quando il professor Carmine De Cristofaro, 50 anni, precario, ha ironizzato su un ipotetico incremento della mortalità dei dirigenti scolastici in Sicilia a seguito dell’accentramento dei poteri in capo ai presidi, scelta diretta dei prof compresa. Morti per mafia d’ultima generazione che si aggiungerebbero ai presidi legati ai partiti e che in altre regioni, stando alle previsioni di De Cristofaro, favorirebbero evidentemente il docente con analoga tessera.

E’ stato proprio questo il punto focale della discussione: lo straordinario accentramento di poteri attribuito ai dirigenti scolastici che non va giù alla Flc: “Non voglio credere che dalle consultazioni sia emersa la richiesta da parte dei docenti, degli studenti e delle famiglie di attribuire questi poteri al dirigente – ha esordito con fermezza Annamaria Santoro, responsabile nazionale della Flc – E allora vogliamo sapere tutta la verità. Vogliamo sapere dove vuol andare a parare il Pd con questa riforma. Ci troviamo di fronte a una stupidità assoluta”.

In effetti, la Flc ha già ribadito nella sua audizione in Parlamento di giudicare non convincente l’impianto del disegno di legge, anche perché essa, secondo la Camera del Lavoro, non innalza i livelli di istruzione, non favorisce il superamento delle disuguaglianze socioculturali e territoriali che condizionano pesantemente gli esiti scolastici, riduce la democrazia, i diritti e la libertà di insegnamento. Lo strumento Ddl, peraltro, sarebbe una scelta condivisibile per materie di sistema come gli ordinamenti, le discipline, gli organi collegiali, la semplificazione. Invece molte misure andrebbero espunte dal testo per essere trattate con strumenti adeguati e nelle sedi appropriate.

“Per le stabilizzazioni – lo hanno ribadito alla Puglisi – proponiamo un decreto urgente. Per materie relative al rapporto di lavoro come salario, professione, carriera, orario, mobilità periodo di prova, serve il contratto. Dunque tre strumenti diversi, a seconda dell’urgenza e della materia da trattare.

“La Flc ha già ammesso che ci sono aspetti positivi nel Ddl”, ha precisato Santoro. Il riferimento è soprattutto all’introduzione di un organico funzionale pluriennale finalizzato a potenziare l’offerta formativa”. Ma il sospetto, che gli applausi in platea vorrebbero come certezza , è che l’organico funzionale “serve soprattutto per ridurre le supplenze”.

Si pensi inoltre agli scatti di anzianità. Va bene il loro mantenimento e lo stanziamento di risorse aggiuntive per la valorizzazione del personale “che però sono attribuite in modo discrezionale e al di fuori di regole contrattuali”.

La formazione obbligatoria del personale per il miglioramento del servizio “noi la vogliamo”, tuttavia “non ha contropartite sul piano economico”.

Va benissimo anche destinare il 5 per mille alle scuole, “ma noi questa cosa non l’avevamo certo percepita come un contributo che una famiglia decide di dare alla scuola frequentata dal proprio figlio…”.

E poi sono troppe le materie sulle quali il Governo chiede al Parlamento una “delega in bianco”, comprese le materie oggi regolate per contratto.

Per la Flc il progetto di legge “concentra improvvidamente i poteri in mano al solo preside accentuando le relazioni di comando. Tutto ciò è concettualmente e politicamente sbagliato”.

Francesca Puglisi, sotto attacco, ribatte punto su punto e con lucidità le contestazioni che arrivano anche dalla platea e ricorda che gli esiti della consultazione non sono segreti ma al contrario pubblicati sul sito del Miur.

E a chi le chiede il motivo per il quale non si fa un decreto urgente per la stabilizzazione dei precari, risponde che “se l’avessimo fatto ci avrebbero accusati di procedere per decreto”. Poi ammette: “Se ci sarà ostruzionismo in Parlamento allora faremo il decreto legge”.

Del resto non è mai servito un decreto legge per le immissioni in ruolo, è sempre bastato un Decreto ministeriale. Ma stavolta è diverso, si parla di un piano straordinario, “e con un Dm si possono coprire solo i posti vacanti e disponibili, non più di 50mila posti, non certo i centomila del piano straordinario”.

Ma perché solo centomila e non i centocinquantamila previsti inizialmente?

“La verità – spiega Puglisi – è che abbiamo fatto un censimento sulle Gae e abbiamo verificato che mancano gli insegnanti di alcune materie importanti come matematica…”.

A quel punto le urla dalla platea non si fanno attendere: “Eccoci, ci siamo, siamo qui”. Sono i precari dei Pas e dei Tfa che chiedono a gran voce di essere ricompresi nelle assunzioni.

Puglisi puntualizza che “molti insegnanti che servono sono nelle liste degli istituti. Per loro si prevede un concorso per 60.000 posti e non più per soli 40.000, “nel frattempo lavorerete sulle supplenze superiori a dieci giorni”.

Ma quali concorsi: “Siamo già stati valutati e siamo abilitati. Dovete finirla di gettare discredito sui precari quasi che vogliano il posto fisso e la pappa pronta. Ci avete già formati e abilitati, altrimenti restituiteciu i soldi delle abilitazioni”.

Poi c’è la restrizione improvvida dei 36 mesi prevista dall’art. 12 del Ddl, “che dobbiamo migliorare – ammette Puglisi – con una norma transitoria che consenta di svolgere un concorso che valorizzi il lavoro svolto con un punteggio aggiuntivo”.

L’idea di scuola che anima il Ddl di Renzi non è gradito neppure al deputato Giovanni Paglia di Sel, tra i relatori dell’accesissimo e costruttivo dibattito al quale sono intervenuti anche i rappresentanti delle associazioni dei genitori, degli studenti medi e di quelli universitari.

“Noi vogliamo liberare il Parlamento dal ricatto cui è stato costretto dal Governo”, taglia corto l’onorevole. “Avete fatto un pacchetto mettendoci dentro le assunzioni e un numero infinito di deleghe al governo fatte di meri titoli. Pretendiamo uno stralcio per procedere urgentemente con le assunzioni e pretendiamo di conoscere la verità circa il modello di scuola che non è certaente il nostro.

Non siamo d’accordo con un modello di società che punta al vertice, con i dirigenti che vanno a cercarsi i migliori professori, i migliori sponsor e che predisponde il Pof”. Manca “l’equilibrio tra i poteri”, interviene Adriana Querzé, già direttrice didattica e assessore all’Istruzione del Comune di Modena. “La verità è che l’organico funzionale serve a tappare le supplenze”. Non è vero! (Era la Puglisi).

Rincara la dose Bruno Moretto: “Il Ddl è un attacco gravissimo alla libertà di insegnamento”, punta l’indice il bolognese, membro di di Scuola e Costituzione e referente della Lip, la Legge di Iniziativa Popolare per la scuola della Repubblica che ora porta il n. 2630 con primo firmatario proprio Giovanni Paglia e abbinata al Ddl del governo n. 2994.

“E’ inutile girarci intorno – insiste il concittadino della Puglisi – Questo governo sta minando l’assetto costituzionale delal scuola”.

Infine i docenti immobilizzati. La referente Giovanna Todaro, autrice di una petizione che ha raccolto 60.000 firme, già inviata al presidente Mattarella, chiede che il Ddl tenga conto e preservi i le famiglie di docenti che vivono lontano dalla propria casa dove hanno lasciato coniugi, figli, alcuni con disabilità. Bene. “Domani sera”, annuncia Francesca Puglisi, “inizieremo con la discussione e con gli emendamenti”. E siamo a oggi.

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