Qualcuno mi ha dato del gufo, ma…

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di Maurizio Tiriticco, Educazione & Scuola, 7.10.2016

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– La cosiddetta Buona scuola e la legge 107 non solo non mi hanno mai convinto, ma mi hanno sollecitato più volte a por mano alla tastiera per denunciarne tutti i vizi formali e sostanziali nonché le ricadute negative che avrebbero provocato sulla scuola vera, quella del giorno dopo giorno. Ma l’estate della scuola italiana è lunga, per cui era facile darmi del gufo. Ma, ora che le scuole si sono riaperte, tutte le difficoltà provocate dall’infausta innovazione vengono a galla giorno dopo giorno.

Leggo dal web e copio testualmente: “Nella giornata mondiale degli insegnanti, istituita dall’Unesco, in Italia viene reso pubblico un sondaggio sulla legge ‘La buona scuola’, realizzato da Swg per conto del sindacato Gilda su 585 insegnanti sentiti al telefono. Il sondaggio dice che la frattura tra governo e corpo docente non solo non si è sanata dopo le marce conflittuali del 2015, ma è cresciuta. Questo è avvenuto quando la detestata Buona scuola, la legge 107 appunto, si è tramutata in amministrazione quotidiana in classe. Quattro insegnanti su cinque, si legge, bocciano la riforma: per il 77% degli ascoltati – tra il 14 e il 21 settembre, quindi ad anno scolastico avviato – la Buona scuola “non avrà effetti positivi per la professione docente”. L’81% ritiene che non avrà effetti positivi, o li avrà scarsi, anche sulla qualità dell’insegnamento.

Dall’indagine risulta che si rafforza il dirigente scolastico e si penalizza il ruolo docente e la stessa libertà di insegnamento. Il 64% dei docenti rileva un impianto conservatore rispetto a ciò che dovrebbe essere una scuola oggi, e non condivide che del Comitato di valutazione facciano parte studenti, genitori, soggetti esterni. “Tuttavia, metà degli insegnanti (il 48%) ammette che sulla valutazione i docenti sono stati coinvolti, anche se soltanto in parte, all’interno della propria scuola. Così, il 47% sostiene che il Piano di miglioramento abbia migliorato la qualità dell’offerta formativa, anche se solo in parte. I due terzi degli intervistati non condividono il bonus di merito assegnato dal dirigente scolastico: il 67% è contrario a questa forma di premio e solo un docente su cinque (19%) crede che migliorerà la scuola pubblica. Il 79% vede nel bonus uno strumento di conflitto e inutile competitività. Solo il 5% degli insegnanti interpellati è favorevole al meccanismo della chiamata diretta per l’assunzione da parte dei dirigenti scolastici. Riguardo l’assegnazione delle sedi ai docenti, per il 46% dovrebbe avvenire tramite graduatoria con regole nazionali, come avveniva prima dell’entrata in vigore della riforma”.

Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli insegnanti, dice: “Il sondaggio dimostra senza ombra di dubbio che la maggior parte dei docenti condanna i punti fondamentali della legge 107, ritenuti inutili e dannosi. Senza il consenso degli insegnanti italiani è impossibile attuare alcuna riforma. Se il Governo intende recuperare il rapporto di fiducia con il mondo della scuola, deve fare retromarcia su chiamata diretta, valutazione e bonus del cosiddetto merito”.
Giova anche ricordare che il sindacato Anief ha reso pubblico uno studio Eurostat che ricorda come l’Italia abbia i maestri delle scuole elementari e gli insegnanti delle superiori più vecchi d’Europa. Nella primaria il 53% ha superato i cinquant’anni, alle superiori si arriva al 58%. La media Ue è, rispettivamente, del 32,4% e del 38,1%. In Gran Bretagna solo un quarto dei docenti ha più di 50 anni e in nessun altro paese si supera il 50%.

Da parte governativa Davide Faraone, Francesca Puglisi e Marco Campione, portavoce della ministra, difendono la legge 107 a spada tratta. Affermano che sono stati stanziati 350 milioni di euro per la formazione in servizio dei docenti, 200 milioni per premiarne il merito, 500 euro a testa per i consumi culturali. Sostengono che c’è l’impegno a riaprire la discussione per il nuovo contratto (sono anni che gli insegnanti aspettano!) e per un nuovo sistema di formazione iniziale e di reclutamento. Per non dire che, con la legge di stabilità, potrebbero esserci novità per i precari tutt’oggi iscritti in seconda fascia, molti dei quali non hanno superato l’ultimo concorso a cattedre.

Che dire? Se son rose fioriranno! E i gufi allora diventeranno rondini festose, annunciatrici di una nuova primavera per la nostra scuola!

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