Quando l’ex ministro piangeva per la riforma della scuola…

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Silvana La Porta,   La Tecnica della scuola  Martedì, 30 Giugno 2015.   

Riformare la scuola, in Italia, non è mai stata un’impresa facile. Lo sa bene l’ex titolare del dicastero di Viale Trastevere, Tullio De Mauro.

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Poteri dei ds e ruolo degli insegnanti. Intervistato dal ‘Giornale di Sicilia’, l’ex ministro dell’Istruzione Tullio De Mauro, riflette sulle incerte sorti della scuola italiana.

Innanzitutto ritiene eccessivi i super poteri ai dirigenti perché chi giudica deve possedere le competenze per farlo: non si possono, infatti, attribuire “poteri di indirizzo a giudizio praticamente insindacabile a persone che vengono attualmente scelte con criteri con non garantiscono la conoscenza approfondita delle stesse materie oggetto della valutazione”.

A De Mauro, infatti, pare difficile che il Ds abbia una competenza didattica “che gli consenta di spaziare con disinvoltura fra matematica, greco, inglese, eccetera, giudicando nel merito l’operato di chi quelle materie le studia e insegna, cioè i docenti”. Ciò vale anche per le competenze tecnico-manageriali “di una figura che è diventata, in pratica, quella di un plenipotenziario e capo azienda”.

Il discorso sulle competenze vale anche per i politici: Come può il sottosegretario Davide Faraone parlare di valutazione e merito non essendo docente, bensì un perito chimico?

Un ruolo importante dovrebbero svolgere anche gli ispettori tecnici “che sono fondamentali controllori esterni”, ma il loro numero è irrisorio.

Parole più benevole l’ex ministro dell’Istruzione pronuncia sui docenti, riconoscendo infine “l’immenso ruolo che il corpo docente ha avuto ed ha nello sviluppo del Paese, tirato fuori dall’analfabetismo grazie principalmente agli insegnanti. A partire da materna e primaria. A loro, per giunta mal pagati, non va alcun riconoscimento”

Certo è che riformare la scuola, in Italia, non è mai stata un’impresa facile. Lo sa bene lo stesso professore De Mauro che, nel lontano 2001, all’improvviso, davanti a centinaia di insegnanti, durante un convegno a Napoli, fece in tempo a dire la cosa alla quale teneva di più: “Questa riforma l’ avete voluta e l’avete chiesta per trent’anni”. Poi, vinto dallo stress, il ministro si sedette, coprendosi il viso con le mani, e pianse davanti al suo uditorio, davanti ai “maestri di strada” che avevano organizzato la manifestazione.

Dopo dieci anni nessuno piange più. Anzi. Oggi, dopo l’approvazione di una riforma che nessuno vuole, si invia un lapidario SMS con la scritta “Ce l’abbiamo fatta”. Come cambiano i tempi…

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