Quando una bocciatura fa bene

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di Cristina Lacava, Io donna, 6.5.2016

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– A cosa serve una bocciatura? Personalmente l’ho sempre ritenuta una prassi inutile e dannosa. Il sintomo di un fallimento, un possibile trauma per i ragazzi più fragili, la stortura di un sistema. Non a caso, nei Paesi del Nord che eccellono nei test scolastici, nessuno ripete l’anno. Ma non è sempre così. Una lettrice affezionata di questo blog ha scritto per raccontare l’esperienza di suo figlio. Tutto sommato, la bocciatura gli ha fatto bene. E ha dato respiro alla famiglia. Leggetela, fa riflettere.

Non un evento catastrofico ma una piazzola di sosta per riprender fiato e ripartire per continuare la salita: questa è, secondo me, una bocciatura.
I ragazzi non maturano tutti allo stesso modo e hanno tante e tali problematiche a quell’età che la scuola  non è  la priorità. A dire il vero lo sappiamo bene, perché era così anche per noi, solo che la patente di genitore pare dia una specie di immunità, una lavanda gastrica sulla vita, scolastica e non, che ci rende puliti, perfetti, onniscienti e  onnipresenti.
Mio figlio è un diciottenne normalmente vivace, normalmente intelligente e interessato alla vita scolastica perché ci sono gli amici, in primis.
Dopo una scuola media che con queste caratteristiche si supera con discreta facilità, si iscrive al liceo classico, semplicemente credo perché in famiglia sarebbe stato l’unico a non farlo. Io non solo non lo scoraggio ma anzi lo sostengo, certa che a scuola ci vai per prendere e apprendere, non per dare una prestazione o far vedere che conosci già italiano matematica latino o fisica che sia.
Sopporto così le risatine sotto i baffi di chi sa benissimo che mio figlio scolasticamente non è un fenomeno e al classico vanno solo quelli con l’ottimo (!) e con una determinazione sopra ogni cosa.
Poco importa: ritengo che fare delle scelte dando per persa una partita prima di aver cominciato a giocare sia un atteggiamento arrogante e disarmante. Si comunica al figlio che già tu non lo ritieni capace, figurati il prof.
Arriviamo così all’iscrizione al Manzoni, uno dei licei classici milanesi più longevi.
Primo anno due materie, secondo anno tre materie, terzo anno bocciatura a giugno.
Dire che ho stappato champagne con mio marito no! Dire che mi sono battuta il petto che se lo avessi mandato in una scuola di minor livello non sarebbe stato bocciato men che meno. Quindi?
Quindi dopo avergli detto che se l’è cercata e che già cinque anni non sono pochi, sei sono di più, l’ho lasciato partire per il suo campeggio ( felice di non vederlo per una settimana, lo ammetto ) e da lì niente lezioni , niente restrizioni ma niente premi, logicamente. Mi sono fatta un discorso utilitaristico: se io ora , dopo un anno comunque pesante: inverno, studio anche se improduttivo, tensioni amorose e amicali varie, continui diverbi in famiglia, mi metto a fare delle azioni punitive che sono pare prassi quasi obbligatoria ( ma che castigo gli darai? ) cosa otterrò?
Un risultato sicuro sarà di arrivare a settembre, all’inizio del nuovo anno ,tutti con il fiato grosso, noi genitori e lui, senza aver avuto uno stacco vero ormai da anni, considerati gli esami di riparazione.
Come ci prepariamo  ad affrontare ancora un anno in salita?
No! Le scale lunghe dopo un tot di gradini devono avere una piazzola di sosta per smorzare la ripidità della salita e ripartire con un po’ di fiato in più.
Allora ho deciso che io, prima di tutto , mi sarei presa una vacanza dalla scuola dei miei figli, del bocciato in particolare.
Poi ho pensato che, senza carezzarlo sulla testa della serie “poverino, con quei cattivoni di professori”,  anche lui avesse diritto ad una pausa,  non meritata ma necessaria a ricaricare le pile.
Io ho passato un’estate serena, e mi sono riposata. Lui non lo so, ma certo non sono stata io ad impedirglielo.
Risultato: pagella del primo quadrimestre senza insufficienze e ho ” paura” che non avrà neanche un esame a settembre. Dovrò farmene una ragione: un barlume di lucidità e consapevolezza deve essere entrato in lui.
Aggiungo le domande delle amiche alla notizia della bocciatura: lo cambi di scuola? lo cambi di sezione? Niente,  resta dov’è ,perché se c’è una cosa da cambiare è in lui non fuori di lui.
Il mio adolescente semirinsavito è rimasto dov’era, i professori sono in parte cambiati e lui ha affrontato questo anno con una consapevolezza più matura. Il disagio dei primi giorni con compagni più giovani lo ha trasformato nel piacere di essere quello più “avanti” e viviamo momenti di grande affiatamento e serenità in famiglia.
Lo so che tutte le ciambelle non riescono col buco e stati fortunati con la nuova classe ma il mio atteggiamento nei confronti della bocciatura è stato questo che vi ho descritto, prima di sapere che la scala sarebbe stata in discesa invece che ancora in salita.
Volevo insomma, tramite questa seguita e specializzata rubrica dare un punto di vista positivo su un evento che non avrei scelto di certo, ma ,una volta accaduto, abbiamo scelto di giocarcelo come meglio abbiamo potuto.
Poi diciamo la verità: cosa sarà mai un anno rispetto a una vita? Quando si avranno dai 25 anni o giù di lì, anche prima forse, ma chi se la ricorda più la bocciatura? Meglio non rovinare i rapporti familiari da dentro. Da fuori ci pensano già in troppi, e ripartire quando si arranca già è meglio che aggiungere affanno ad affanno.

Quando una bocciatura fa bene ultima modifica: 2016-05-17T04:57:00+00:00 da Gilda Venezia

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