Quel no alla ‘scuola di Renzi’

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TuttoscuolaNews, n. 786 del  17.10.2016 

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– Un interessante articolo del sociologo Ilvo Diamanti, intitolato ‘Cinque in pagella alla Buona Scuola. Ma gli italiani salvano gli insegnanti (Repubblica del 16 ottobre), si conclude con quella che l’autore definisce una sua “impressione”, una “idea”: “Che anche questa riforma, come il referendum costituzionale, sia irrimediabilmente personalizzata. Al di là del merito: è divenuta la Scuola di Renzi”.

Insomma, per una parte degli italiani Matteo Renzi sarebbe una specie di Re Mida al contrario: tutto quello che tocca perde valore e va rifiutato: conseguenza dell’estrema personalizzazione che egli ha posto nella sua azione politica. Si dovrebbe dedurne, stando all’esito del sondaggio ‘scolastico’, anche una previsione infausta per l’esito del referendum: prevarrebbe il no non in ragione di un giudizio negativo sul merito della riforma costituzionale, ma perché è la riforma ‘di Renzi’. Un destino non troppo diverso, a ben vedere, dalla riforma realizzata dal governo Berlusconi nel 2006, e poi bocciata nel successivo referendum non tanto per il merito delle novità introdotte (in buona misura riproposte dal testo sul quale si voterà il 4 dicembre) ma perché era la riforma ‘di Berlusconi’. Eppure colpisce che il 24% degli intervistati ritenga lo scarso collegamento con il mondo del lavoro il principale problema, e che quasi tutti siano d’accordo con la necessità dell’aggiorn amento professionale dei docenti e di premiare i docenti migliori. Tutte cose comunque previste  – per la prima volta in forma strutturale, anche se migliorabile – dalla L. 107/2015.

Sull’esito del referendum costituzionale ci sembra peraltro difficile avventurarsi in previsioni, data l’elevata percentuale degli incerti. Ma per quanto riguarda la Buona Scuola una prova di forza referendaria c’è già stata, ed è stata persa in partenza dai sostenitori del no, che non sono riusciti a raccogliere il mezzo milione di firme richieste malgrado lo spacchettamento della materia oggetto del referendum in quattro diversi quesiti, uno dei quali – quello sulla ‘chiamata’ dei docenti da parte dei presidi – assai popolare tra gli insegnanti.  Analoga sorte ha avuto la richiesta di referendum avanzata dagli avversari della riforma costituzionale che, a differenza di quella presentata dai suoi sostenitori, non ha raggiunto le 500.000 firme richieste (ai fini, peraltro, del solo rimborso delle spese per la campagna informativa).

Insomma, finora la variegata coalizione degli avversari delle riforme ‘di Renzi’ non ha registrato alcun successo. Per questo tutte le sue carte sono ora puntate sul voto del 4 dicembre. Se prevalessero i no anche il destino della Buona Scuola tornerebbe in gioco. Ma, c’è da temere, più guardando al passato che al futuro, come in un inesorabile gioco dell’oca.

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