Quella discrasia tra organico di fatto e organico di diritto difficile da superare

tuttoscuola_logo14Tuttoscuola,  25.10.2016 

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– Da anni diversi ministri che si sono succeduti a viale Trastevere hanno parlato di superamento della discrasia tra organico di fatto e organico di diritto per dare maggiore stabilità al sistema.

L’argomento è stato affrontato anche dal ministro Giannini in Senato che ha dichiarato: “Il tema fondamentale che non era stato ancora risolto e che in questa legge di stabilità avrà un’opportunità di essere risolto, perché è il convitato di pietra di tutti questi temi che abbiamo discusso è quello della discrasia tra un organico di fatto e uno di diritto. Questo è il vero tema della scuola ed è quello che nel corso degli anni ha creato le complessità di base nell’assegnazione dell’organico.

La discrasia di cui ha parlato il ministro riguarda circa 30 mila posti di sostegno in deroga che ogni anno vengono aggiunti ai posti fissi dell’organico di diritto del sostegno e a circa 35 mila posti costituiti da spezzoni di cattedra ricondotti a cattedra intera.

Ricordo che per la prima volta in questa legge di stabilità – ha precisato il ministro – nel Fondo unico che riguarda la pubblica amministrazione è stata destinata una somma precisa alla risoluzione di questo problema. Sarà quindi una grande opportunità, affinché questi fondi possano definitivamente essere assegnati alla trasformazione dell’organico di fatto in organico di diritto. Insieme alle assunzioni e al concorso in atto, questo sarà il vero motore di una stabilizzazione del personale docente”.

I posti a cui si riferisce il ministro sono 25 mila, di cui 5 mila per il sostegno. Proprio in questo settore l’aumento annuale dei posti in deroga rende sempre più ampia la forbice tra diritto e fatto: quei 5 mila posti stabilizzati saranno assorbiti già l’anno prossimo, confermando la discrasia in atto.

L’impegno è certamente lodevole, ma non basta. E nel settore della disabilità l’effettivo allineamento tra posti di diritto e posti di fatto può e deve rappresentare una tutela alla continuità didattica e al diritto allo studio di oltre 200 mila alunni disabili.

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