Quella via crucis delle supplenze

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di Giulio Iraci,  metro news  3.11.2015.  

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Le supplenze sono la via crucis della scuola italiana. Lo sanno bene le migliaia di docenti che ogni anno, croce in spalla, si recano negli istituti per mendicare un contratto a tempo determinato. Vanno alle convocazioni, cerimonie ministeriali con prèsuli, chierichetti, fedeli, stipati nella sagrestia scolastica a recitare la litanìa delle supplenze: al 31 agosto, al 30 giugno, alla fine delle lezioni, fino all’avente diritto, al rientro del titolare, di pochi giorni, e via supplicando. Molti incarichi provengono dall’Ufficio Scolastico Regionale, che i docenti, forse affidandosi allo Spirito Santo, continuano a chiamare Provveditorato.

E gli alunni? Nella liturgia delle supplenze c’è un rito pure per loro. Stanno in classe, messalino sul banco, aspettando che qualcuno li interroghi, e li assolva. Imparano la discontinuità, e in attesa del messìa, vengono spostati da un’aula all’altra come lumini sui candelieri. Se qualche fiammella si spegne anzitempo, amen: le vie del Ministero, si sa, sono infinite. Anche quest’anno, insomma, molti docenti sono entrati in classe a fine ottobre, e molti lo faranno a novembre, a dicembre. E dire che Stefania Giannini aveva garantito urbi et orbi che le cattedre sarebbero state coperte entro l’avvio delle lezioni. Anatema? No, peccato venial: 2 ave Maria(stella) e la Ministra, a fine anno, potrà dire ad alunni e docenti: la supplenza è finita, andate in pace.

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