Questa scuola non è “buona”: i vincitori del concorso restano senza cattedra

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Lidia Baratta,  Linkiesta,   10.9.2016

  L’anno scolastico si prospetta tutt’altro che buono. Dopo la concessione della mobilità e il ritorno dei prof nelle regioni di residenza, i vincitori del concorso – soprattutto al Sud – sono rimasti con la corona e senza assunzione

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Da quest’anno, in teoria, si sarebbe dovuta tirare una riga, andare verso la“Buona scuola” e lasciarsi alle spalle quella “cattiva”. Con il concorsone per gli insegnanti e l’addio alla “supplentite” annunciato da presidente del Consiglio e ministra Giannini, sembrava che l’ordine potesse tornare nel caotico mondo della scuola italiana, fatto di fasce, graduatorie, punteggi, abilitazioni. Invece anche quest’anno tra docenti e studenti regnerà il caos. Con la beffa che molti vincitori del concorso resteranno con la corona e senza cattedra, vedendo sfumare – almeno per il momento – il sogno dell’assunzione. Perché, a quanto pare, qualcuno al ministero ha fatto male i conti. Così, con molta probabilità, promossi e bocciati torneranno ancora a fare i supplenti.

Precari nonostante il concorso

L’anno scolastico si prospetta tutt’altro che buono. La previsione è che il tanto atteso concorsone per 64mila cattedre, con circa il 50% dei candidati bocciati, non riuscirà a coprire tutti i posti messi a bando. Anche perché le prove per la selezione dei docenti non saranno concluse entro settembre come era stato annunciato. Secondo il contatore di TuttoScuola.com, a una settimana dal 15 settembre, termine ultimo per le nomine in ruolo, era stato approvato poco meno di un terzo di quelle previste. Quindi, con molta probabilità, la metà delle cattedre resterà vuota.

E anche i pochi che già sanno di aver superato il concorso non hanno affatto trovato la tanto attesa immissione in ruolo ad aspettarli. Anzi. «Ho vinto il concorso, ma non ho gioito neanche un attimo», racconta una giovane aspirante prof calabrese. Il perché si trova nei numeri: al momento non ci sono posti disponibili per assumere i docenti vincitori. O meglio, c’erano. Poi il ministero dell’Istruzione ha disposto la cosiddetta mobilità straordinaria, permettendo ai docenti fuori sede di avvicinarsi nella propria città o regione. Le domande di trasferimento sono state più di 200mila. E tanti hanno fatto richiesta di conciliazione contro l’algoritmo usato dal Miur per assegnare i posti di ruolo. Così tante cattedre sono state occupate, senza che i posti riservati al concorso venissero accantonati.

Il risultato è che i posti ci sono anche, ma si sono spostati in altre regioni. Ma sela mobilità è nazionale, il concorso invece è regionale. E soprattutto nelle regioni del Centro Sud, con il ritorno di molti insegnanti prima dislocati provvisoriamente al Nord, i posti disponibili si sono ridotti al lumicino.

Il 7 settembre è arrivata la comunicazione: il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini ha firmato il decreto che dà il via libera alle immissioni in ruolo. Al netto della mobilità, i posti disponibili sono 29.720, di cui 7.221 per il sostegno. Di questi, quasi 19mila posti andranno nelle regioni settentrionali, meno di tremila nel Mezzogiorno e il resto nel Centro Italia. Senza dimenticare che i posti disponibili, poi, vanno divisi con gli iscritti nelle Graduatorie a esaurimento (Gae), che il governo vuole far scomparire del tutto e che comprendono anche persone che non hanno mai svolto un giorno di supplenza.

«Ci sono classi di concorso in alcune regioni che hanno zero disponibilità. Allora perché bandire lo stesso il concorso?», si chiedono i vincitori. Prendiamo ad esempio la classe per matematica e scienze in Calabria: 101 posti messi a concorso, 52 persone hanno superato la selezione, ma i posti disponibili ora sono solo due. La classe di tecnologia per le medie, con 86 posti banditi e 28 vincitori, risulta con soli tre posti disponibili. Fino al paradosso per cui la classe di filosofia e storia rischia di non avere nessun posto disponibile in tutta Italia.

Se la mobilità è nazionale, il concorso invece è regionale. E soprattutto nelle regioni del Centro Sud, con il ritorno di molti insegnanti prima dislocati provvisoriamente al Nord, i posti disponibili si sono ridotti al lumicino

Per la scuola giovane e digitale possiamo aspettare

«Renzi e la Giannini sostenevano di voler svecchiare la scuola assumendo giovani insegnanti con grandi competenze digitali e linguistiche», racconta una delle vincitrici del concorsone, che ha alle spalle anche un dottorato negli Stati Uniti. «Questa cosa almeno per quest’anno non avverrà e forse solo per pochissimi di noi succederà nei prossimi anni, visto che gli assunti con le Graduatorie a esaurimento e quelli che hanno goduto della mobilità sono soprattutto insegnanti ultra50enni o che non hanno mai insegnato». La sentenza della Corte di giustizia europea del 2014 diceva che hanno diritto all’assunzione i precari italiani della scuola con almeno 36 mesi di servizio. «Non tutti quelli delle Gae!», sottolineano gli aspiranti prof. «Noi vincitori del concorso abbiamo già fatto tra l’altro un concorso pubblico, quello del Tfa, passando una selezione, pagando 2.500 euro per l’iscrizione, seguendo corsi e facendo esami. E alla fine l’insegnamento è che più fai e peggio è».

È vero che la graduatoria del concorso ha una durata di tre anni, e che i vincitori potrebbero venire assunti nei prossimi anni. Ma il rischio è che i posti in alcune regioni non torneranno più, facendo sfumare l’assunzione. Ecco perché molti, al Sud, stanno chiedendo di sapere almeno quanti andranno in pensione quest’anno per fare due calcoli e capire quante cattedre si libereranno. Il punto è che nel momento in cui verrà stilata la graduatoria del prossimo concorso a cattedra del 2019, le attuali graduatorie decadranno. E addio concorsone.

Senza dimenticare che, passi per l’estate trascorsa a studiare, molti aspiranti prof per partecipare alle prove del concorso hanno rinunciato ad altre occasioni o posti di lavoro. «Lavoravo in una scuola in Piemonte e mi sono licenziata per studiare e partecipare al concorso, continuando a sostenere le spese d’affitto», racconta una ragazza. «Ho partecipato e vinto in cinque classi di concorso, ma al momento non ci sono posti disponibili».

Renzi e la Giannini sostenevano di voler svecchiare la scuola assumendo giovani insegnanti con grandi competenze digitali e linguistiche. Questa cosa almeno per quest’anno non avverrà e forse solo per pochissimi di noi succederà nei prossimi anni, visto che gli assunti con le Graduatorie a esaurimento e quelli che hanno goduto della mobilità sono soprattutto insegnanti ultra50enni o che non hanno mai insegnato

Il gioco delle tre carte

Mentre al Sud – dove in tanti vogliono fare l’insegnante anche perché altri lavori non ce ne sono – le cattedre sono scomparse, in molte regioni del Nord ora c’è invece un surplus di cattedre libere perché molti insegnanti durante l’estate si sono spostati. Il sindacato Anief ha già annunciato che impugnerà al Tar il decreto del ministero sulle immissioni in ruolo con le disponibilità ridotte. Chiedendo, come extrema ratio, la possibilità di assunzione anche al di fuori della regione in cui il concorso è stato vinto.

E con i posti vuoti, liberati dai docenti in mobilità, l’avvio regolare della scuola al Nord sembra un miraggio. Vanno assegnate ancora migliaia di cattedre, mentre in molte regioni settentrionali si torna in classe il 12 settembre. Ed entro il 15 tutti gli studenti italiani saranno seduti ai banchi.

Una volta suonata la campanella quindi, riprenderà il valzer delle supplenze. Che sono tutt’altro che scomparse. Dopo l’approvazione della riforma della “Buona scuola” a luglio 2015, delle 103mila assunzioni annunciate, per l’anno 2015/2016 il Miur è riuscito a piazzarne soltanto 87mila e 600. In tanti si sono rifiutati di spostarsi fuori dalla regione di residenza e i posti sono rimasti vacanti. E «anche quest’anno, secondo le nostre previsioni, le supplenze saranno più di 80mila», spiega Corrado Colangelo, della Flc Cgil. «Rispetto all’anno scorso, la famosa “supplentite” diminuirà sì e no di uno zero virgola qualcosa, non di più».

E così pure i tanti bocciati del concorsone, spalmati nelle fasce di aspiranti prof,serviranno ancora a mandare ancora avanti la macchina della scuola. «Resto in seconda fascia. Intanto aspetto che mi chiamino di nuovo per una supplenza», racconta uno dei bocciati. «Difficile che mi chiameranno per la mia classe di concorso. Potrei essere chiamato per il potenziamento, o più probabilmente andrò a fare di nuovo l’insegnante di sostegno». Perché, tra parentesi, il numero di specializzati per il sostegno resta ancora insufficiente. La “Buona scuola”, anche per quest’anno, può aspettare.

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